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RIFUGIATI E MIGRANTI ECONOMICI

Molta acqua è passata sotto i ponti da quando Angela Merkel annunciò la disponibilità a ospitare 500mila migranti l’anno, una cifra iperbolica che infatti mandò il tilt il sistema in diverse zone della Germania. Successivamente la stessa cancelliera disse che “non possiamo accogliere tutti”, riferendosi anche all’Europa nel suo insieme. In Italia la questione è ideologica: c’è chi, nella sinistra più estrema, accoglierebbe chiunque per un innato senso di solidarietà e chi a destra, ma anche nella sinistra moderata, la pensa al contrario per evitare eccessive “contaminazioni culturali” o più prosaicamente perché è impossibile accogliere, assistere, gestire e dare un lavoro a tutti. La conclusione è che solo il 40 per cento di chi presenta richiesta di asilo la ottiene e certo chi presenta domanda non è la totalità di chi arriva. Il bubbone è rappresentato proprio da tutti gli altri che dovrebbero essere rimpatriati.

CHE COSA DICE LA LEGGE

Nel 2016 i richiedenti asilo furono 123.600, ma furono esaminate solo 91.102 pratiche e il 60 per cento venne respinto. Degli altri richiedenti, il 5 per cento ottenne l’asilo politico, il 14 per cento la protezione sussidiaria e il 21 per cento quella umanitaria. L’art.10 comma 3 della Costituzione stabilisce: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”, norma alla quale si aggiunge la Convenzione di Ginevra secondo cui lo status di rifugiato è riconosciuto a chi è “perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche”. La protezione sussidiaria, invece, è concessa al “cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto rifugiato, ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel paese di origine, o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno”. Questi due permessi durano 5 anni. La protezione umanitaria invece è concessa per 2 anni a chi non ha ottenuto lo status di rifugiato, ma ricorrano “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano”.

I NUMERI UFFICIALI

Già lo scorso anno si registrò un boom di richieste di asilo (123.600 rispetto alle 83.970 domande del 2015). Nei primi cinque mesi di quest’anno sono state presentate 59.579 domande e la media di quelle respinte varia dal 57 al 60 per cento a seconda dei mesi. Per esempio, a maggio sono state presentate 12.123 richieste di asilo, ne sono state esaminate 7.526 e il 60 per cento è stato respinto. I numeri indicano che, da un lato, in un mese non si smaltiscono tutte le pratiche presentate in quel periodo, dall’altro però a maggio il numero delle pratiche evase è raddoppiato rispetto ad aprile, probabilmente come primo effetto delle nuove normative decise dal governo. La maggior parte delle richieste di asilo arriva dai nigeriani, seguiti dai bengalesi; più distanziati Costa d’Avorio, Pakistan, Senegal e Gambia.

LO SCONTRO POLITICO

Nei prossimi vertici europei si discuterà della ricollocazione e naturalmente della necessità che le navi delle Ong sbarchino i migranti nei porti di altre nazioni (fino al 30 giugno in Italia ne sono arrivati 83.360, il 18,7 per cento in più dell’anno scorso). Al 23 giugno scorso erano stati ricollocati solo 7.281 migranti, altre 471 richieste approvate erano in attesa di transfer e 1.033 richieste erano in attesa di approvazione da parte dello Stato membro individuato. Numeri bassissimi. La posizione di Macron, unita a quella rigida di alcuni paesi dell’Est Europa, garantisce che la discussione sarà “franca e cordiale”, come si dice in gergo diplomatico, cioè voleranno parole grosse. Sembra molto difficile che si possa allargare la platea dei ricollocati anche a chi non è un rifugiato politico, ma sarebbe già un enorme risultato ottenere che navi cariche di migranti sbarcassero altrove: l’emergenza in Italia diventerebbe più gestibile e il problema dei rimpatri di chi non ha diritto a rimanere riguarderebbe anche altri Stati. Si sa che l’Italia non ha accordi con diverse nazioni di provenienza dei migranti e ciò rende impossibile rimpatriarli: i tempi per risolvere questo problema sono imprevedibili.

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