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Più o meno dal 2012, tutti  i grandi gruppi bancari italiani si sono progressivamente dotati, sotto le pressioni della Vigilanza, di sistemi di rating avanzati al fine di erogare il credito alle aziende su basi più oggettive. Oltretutto, la Vigilanza ha preteso che questi rating interni, una volta adottati, non intervenissero solo nella concessione del credito, ma incidessero anche su altri gangli vitali dell’operatività bancaria quali i poteri di delibera, il monitoraggio del credito e le politiche di pricing. Di conseguenza, poiché è ormai chiaro che da questo processo non si torna indietro, diventa fondamentale che l’imprenditore comprenda a pieno i meccanismi che regolano la formazione del rating.

Potrà così evitare tutti quei comportamenti che“eccitano” questo indicatore sintetico di rischio: “If you can’t beat him, join him” dicono gli americani!. In quest’ottica, il primo punto da evidenziare è che il rating, osservando una PMI, guarda sicuramente i bilanci e la Centrale Rischi dell’azienda sotto esame, ma concentra in particolare la sua attenzione sull’area dell’ “Andamentale Interno”. In buona sostanza il rating, esaminando quest’area, cerca di capire cosa accade all’interno del rapporto “quotidiano” che intercorre tra la banca e l’azienda. Qui, ad esempio, il nostro indicatore va subito a controllare il rapporto tra assegni insoluti ed il totale degli assegni emessi nel semestre. Ma verifica anche il corretto utilizzo delle linee di credito per cassa, con particolare attenzione sia alla presenza di sconfinamenti, sia al persistente utilizzo “a tappo” dei fidi concessi.

Ovviamente, il rating verifica poi l’esistenza di eventuali rate impagate su finanziamenti a scadenza e leasing. Infine, finiscono sotto la lente anche le linee autoliquidanti dell’azienda, ossia quelle linee dotate di una fonte di rimborso già predeterminata quali l’anticipo su fatture e ricevute bancarie (RIBA). E non c’è dubbio che la presenza di autoliquidante scaduto e non pagato correttamente provochi nel rating una forte apprensione. Tra l’altro, questo ultimo aspetto merita forse qualche approfondimento in quanto gli imprenditori tendono spesso a sottovalutare le conseguenze sul rating di una non corretta gestione delle linee autoliquidanti.

Il primo punto da evidenziare è che il nostro indicatore non è attento solo ad eventuali difficoltà nell’effettuazione dei pagamenti dovuti, ma registra anche le difficoltà dell’azienda esaminata ad incassare i crediti vantati. Infatti, in quest’ ultimo caso il rating registrerà che l’impresa, pur senza specifiche colpe, non ha un buon portafoglio clienti. Ad esempio, il nostro imprenditore potrebbe chiedere alla propria banca un anticipo a fronte di ricevute bancarie pur sapendo che, verosimilmente, i suoi clienti non saranno in grado di onorare nei tempi previsti il loro debito.

Ebbene, in questo caso, l’imprenditore dovrà comunque metter in conto che il rating della propria azienda, registrando una RIBA non pagata o pagata in ritardo, potrebbe peggiorare. Analogamente, il nostro imprenditore potrebbe farsi anticipare una ricevuta bancaria dalla propria banca, ma poi concordare con il suo debitore un pagamento sotto altra forma “dimenticandosi” della RIBA presentata. In questo caso, dal punto di vista aziendale non ci sono problemi, ma il rating si allarmerà in quanto, registrando una linea autoliquidante non chiusa correttamente, presupporrà una difficoltà del nostro imprenditore ad incassare.

Dunque, probabilmente, le situazioni più insidiose sono proprio quelle che sfuggono all’attenzione dell’imprenditore in quanto non generano un problema sostanziale immediato a livello di azienda. Il punto è che queste situazioni poi impattano  sul rating con tutte le conseguenze in termini di futuro accesso al credito, di pricing etc. E allora, poiché l’area dell’ “Andamentale Interno” di una PMI  incide fino al 70% sulla formazione dell’indicatore in esame, risulta evidente che la vera minaccia per il rating delle nostre piccole imprese (dando per scontato un bilancio accoglibile), è costituita proprio dall’acronimo I.S.I.S. (Insoluti, Sconfinamenti, Impagati, Scaduto).

E non bisogna mai scordare che il miglior modo per disinnescare questa minaccia passa per la creazione di un fluido rapporto di conoscenza tra banca ed impresa imperniato su quello che potremmo definire il “protocollo dei 3 doveri fondamentali”. Secondo questo il gestore della Banca: 1) deve conoscere a fondo le “proprie” aziende 2) deve far capire all’imprenditore le evoluzioni del credito 3) deve essere proattivo nella soluzione dei problemi. L’imprenditore : 1) deve convincersi che dai sistemi di rating non si torna indietro, 2) deve aver voglia di ascoltare il gestore 3) deve essere anche lui proattivo. Anche perché  tentare di incidere efficacemente sul rating di una PMI al di fuori di un rapporto così concepito potrebbe rivelarsi, al dunque, più inutile del “Meteo Polline” che ci propinano ogni sera in televisione.

Andrea Ferretti, docente al Corso di Gestione delle Imprese Familiari – Università di Verona

È  I.S.I.S. la vera minaccia per il rating delle pmi italiane

Più o meno dal 2012, tutti  i grandi gruppi bancari italiani si sono progressivamente dotati, sotto le pressioni della Vigilanza, di sistemi di rating avanzati al fine di erogare il credito alle aziende su basi più oggettive. Oltretutto, la Vigilanza ha preteso che questi rating interni, una volta adottati, non intervenissero solo nella concessione del credito, ma incidessero anche su…

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