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La comparsa sul mercato di DeepSeek, il Large Language Model cinese disponibile in open source —cioè senza rivendicazioni proprietarie in termini di diritto d’autore e brevetti— ha sconvolto il settore dell’AI mettendo in discussione alcuni dogmi che si sono diffusi nel settore.

DeepSeek e la narrativa dell’AI

Il primo dogma riguarda i costi e i tempi necessari a generare un LLM. Se è vero che lo sviluppo di DeepSeek non ha goduto del sostegno di Pechino in termini di accesso privilegiato al hardware e all’energia necessarie a raggiungere il risultato, allora non è più vero che per competere nel mercato siano necessari investimenti miliardari. Questo significherebbe rendere possibile l’aumento del numero dei potenziali soggetti operanti nel settore e la creazione di un reale regime di concorrenza a livello internazionale.

La seconda convinzione messa in crisi da DeepSeek è che il comparto Ai sia saldamente nelle mani degli Usa che controllano sia le tecnologie software, sia quelle hardware, dalle schede grafiche alle tecnologie necessarie per costruire chip sempre più sottili e processori sempre più potenti. Al netto delle questioni legate all’aggiramento del divieto di esportazione verso la Cina di GPU e macchinari per la realizzazione di semiconduttori, il bando tecnologico imposto da Washington ha spinto la Cina a sviluppare approcci alternativi nella ricerca teorica e nella realizzazione di hardware dedicato all’AI, come quello prodotto da Huawei.

L’impatto sul mercato borsistico

La disponibilità pubblica di DeepSeek sotto forma di app da scaricare sugli smartphone e di piattaforma ha avuto un impatto sul mercato finanziario che hanno danneggiato il valore di mercato di nVIDIA, il quasi monopolista produttore di GPU e ambienti di sviluppo software per l’AI. La fluttuazione è durata poco, tanto che il titolo nVIDIA ha iniziato a riprendersi quasi subito, ma ha rappresentato un segnale chiaro di quello che potrebbe accadere in un settore, quello borsistico, nel quale la volatilità del valore è fortemente influenzata dalla diffusione di informazioni o, meglio, dal modo in cui gli investitori percepiscono le informazioni diffuse.

L’impatto sul comparto industriale dell’AI

Se la notizia sulla maggiore economicità di DeepSeek ha colpito il mercato borsistico, la scelta della startup cinese di rilasciare il modello in “open source”, cioè consentendone l’utilizzo a chiunque senza rivendicare il pagamento di diritti o royalty aggredisce il mercato reale. Perplexity, una delle aziende statunitensi più attive nel settore dell’AI, ha recentemente annunciato di utilizzare DeepSeek per l’erogazione di alcuni servizi. È vero che tutto “gira” su sistemi americani, nessun dato viene inviato in Cina e nessuno, tranne Perplexity, ha accesso al modello. Questo tuttavia non cambia il fatto che un’azienda ha potuto potenziare i propri servizi senza dover pagare i costi di licenza ai concorrenti che sviluppano modelli analoghi. Se altre aziende seguiranno la strada di Perplexity, inevitabilmente le Big Tech del settore si troveranno di fronte a una concorrenza domestica capace di sottrarre fette di mercato e sconvolgere la programmazione del rilascio pubblico di nuove tecnologie.

DeepSeek è il nuovo TikTok?

Presa in sé, la diffusione di DeepSeek in Occidente potrebbe essere inquadrata in una “normale” dialettica concorrenziale fra aziende di settore; ma vista la natura strategica dell’AI è chiaro che questa lettura sarebbe molto riduttiva. Se, infatti, dopo le prime prove tecniche il meccanismo di diffusione dei LLM cinesi dovesse entrare a regime, ci troveremmo di fronte —volenti o nolenti— a qualcosa che somiglia molto a un atto di guerra economica e tecnologica.

Tuttavia, l’annunciata presentazione di una legge per bandire l’uso di DeepSeek dai device governativi non è basata su queste preoccupazioni ma sulla paura che l’app installata su smartphone e tablet possa fornire informazioni sugli utenti al governo cinese.

Anche se le due vicende non sono del tutto sovrapponibili, è abbastanza evidente che la richiesta di bandire l’uso dell’applicazione è basata sugli stessi presupposti che hanno condotto a imporre la vendita coatta di TikTok.

La differenza sostanziale fra i due casi, tuttavia, sta nel fatto che nel caso di DeepSeek la necessità di proteggere la sicurezza nazionale è dichiarata in modo sostanzialmente preventivo. Dove, in altri termini, contro TikTok gli Usa sono intervenuti quando l’applicazione era già in opera da anni, nei confronti di DeepSeek sembra volersi applicare un principio di precauzione imponendo il divieto di uso prima ancora che si possa manifestare una criticità. In proposito, va anche detto che, come hanno chiaramente affermato le sentenze delle corti che si sono occupate del caso, le ragioni della vendita coatta di TikTok sono state fondate su dichiarazioni governative che i giudici non hanno ritenuto di contestare, mentre nel caso di DeepSeek non risultano posizioni analoghe.

Il nuovo paradigma della sicurezza nazionale

Ad oggi non è ancora possibile sapere se e con quale estensione verrà disposto il bando di DeepSeek; ma anche il solo fatto di ventilare l’ipotesi si inserisce nel solco delle analoghe scelte già adottate dalle amministrazioni Usa nei confronti di Huawei, DJI e TikTok.

Tutte queste decisioni, infatti, sono accomunate dalla tendenza a considerare il controllo su una tecnologia da parte di uno Stato straniero come possibile minaccia per la sopravvivenza domestica a prescindere dal materiale impiego di un prodotto o un servizio che quella tecnologia utilizza.

L’insanabile contrasto fra tutela della sicurezza e sviluppo tecno-economico globale

Se nel contesto della sicurezza nazionale vale il principio better safe than sorry (meglio essere sicuri che avere rimpianti), applicare misure preventive basate su ipotesi di rischio invece che su evidenze verificabili solleva interrogativi non solo sul piano del diritto internazionale e della concorrenza, ma anche sul futuro della governance tecnologica globale.

Se il principio di precauzione diventa lo strumento per escludere sistematicamente le innovazioni provenienti da determinati Paesi, il rischio è quello di una frammentazione sempre più marcata del settore tecnologico, con la creazione di ecosistemi digitali separati e incompatibili tra loro. Un simile scenario non solo ostacolerebbe il progresso scientifico e la cooperazione internazionale, ma potrebbe rivelarsi controproducente anche per le stesse aziende statunitensi, che perderebbero accesso a modelli e soluzioni innovative sviluppate al di fuori dei propri confini.

Dopo Huawei e TikTok, è DeepSeek la nuova minaccia per la sicurezza nazionale Usa?

La comparsa sul mercato di DeepSeek, il large language model cinese disponibile in open source, ha spinto due parlamentari Usa a proporre una legge che lo bandisca per tutelare la sicurezza nazionale. L’analisi di Andrea Monti, docente di Cybersecurity, identità digitale e privacy all’Università di Roma-Sapienza

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