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Perché, come ha scritto il Corriere della Sera, il Tesoro è sorpreso negativamente per la portata della offerta di Intesa Sanpaolo su Popolare di Vicenza e Veneto Banca? Non per il valore simbolico (1 euro) con cui Intesa vuole comprare gli istituti di credito, ma perché il gruppo guidato dall’amministratore delegato Carlo Messina è disposto a spendere un euro per avere la parte buona delle due ex popolari del Veneto, perché la parte cattiva (crediti deteriorati eccetera) finiranno in una bad bank frutto della liquidazione che sarà disposta da un decreto del governo.

E proprio quel tipo di decreto ė una delle condizioni indicate da Intesa per rilevare gli asset migliori delle banche venete. Il gruppo chiede anche altro per evitare grane su attività passate delle due banche. Non solo: a differenza dell’acquisizione in Spagna del Banco Popular da parte del Banco Santander, Intesa non è disposta a fare alcun aumento di capitale per le banche e l’operazione sulle venete non deve cambiare i parametri patrimoniali di Intesa nė modificare la politica dei dividendi.

Tutti aspetti che costituiscono un metaforico ceffone al Tesoro, protagonista di “tanto rumore per nulla”. La girandola di opzioni auspicate, caldeggiate o sussurrate (e perennemente spernacchiate da Bruxelles e Francoforte) ha condotto a un nulla di fatto. La regia del ministero dell’Economia non ė riuscita a mandare in porto neppure l’operazione sistemica della ricapitalizzazione precauzionale per Popolare di Vicenza e Veneto Banca (1,2 miliardi da parte delle maggiori banche chiesti da Bruxelles da affiancare alle risorse statali messe in campo dal Tesoro).

Alla fine, con il costo della liquidazione delle venete per svariati miliardi a carico dello Stato (fino a 9 miliardi secondo la Stampa, fino a 12 miliardi secondo Repubblica), si arriva a dire – come fa il Sole 24 Ore – che “se governo e Autorità fossero intervenuti un anno fa, quasi certamente il salvataggio di Popolare di Vicenza e Veneto Banca sarebbe stato meno oneroso per lo Stato”. Sarà. Ma nel frattempo i capitali che il governo aveva stanziato per la ricapitalizzazione precauzionale verranno stornati a favore dell’intervento di Intesa. Anche se alla fine l’intervento pubblico per le due banche venete sarà meno costoso del loro fallimento, ma probabilmente varrà più di quanto il Tesoro aveva preventivato con il piano A, la «ricapitalizzazione precauzionale» che puntava a salvare l’integrità delle due ex popolari.

Il risultato finale è che le istituzioni hanno fatto una figura barbina e Intesa Sanpaolo ha messo di fatto all’angolo il governo.

Pier Carlo Padoan

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