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Giovedì è uscita un’intervista che Donald Trump ha concesso a Lester Holt della NBC: i contenuti sono in cima alle news dei media di mezzo mondo perché il presidente ha pubblicamente smentito se stesso, l’amministrazione che dirige e pure il suo vice.

CHE COSA HA DETTO DT

Trump ha parlato della decisione di rimuovere il capo dell’Fbi James Comey – scelta inattesa e molto discussa – sostenendo che lo ha fatto perché aveva perso la fiducia in lui, e andando contro alla ricostruzione riportata nella lettera di licenziamento inviata a Comey – firmata da Trump stesso, e pubblicamente diffusa –, sostenuta dai portavoce e dal vice presidente Mike Pence pubblicamente. Versione ufficiale: il presidente ha deciso di togliere l’incarico al capo del Bureau su indicazione e raccomandazione di un memorandum curato dal vice del segretario alla Giustizia Jeff Sessions, Rod Rosenstein (i due sono i capi del dipartimento che ha giurisdizione sull’Fbi). Versione alla NBC: lo avrei licenziato comunque, perché avevo perso fiducia in lui, era uno “showboat“, un “grandstander“, due termini per descrive un personaggio pubblico che ama mettersi in mostra.

TRUMP CONTRO LA STRATEGIA CHE AVREBBE DOVUTO DIFENDERLO

La spiegazione del presidente sembra passare sopra a una strategia probabilmente adottata per rendere la decisione della Casa Bianca un po’ più distante da Trump. Perché si era reso necessario questo distacco? Perché il licenziamento del capo dell’Fbi si porta dietro un’enorme polemica che parla di abusi di potere e conflitti di interesse, dato che Comey era alla guida di una grande indagine (la chiamano “Russiagate”) sulle interferenze russe durante la campagna Trump e su possibili collusioni con gli uomini del comitato elettorale. Commento di Jay Rosen, esperto di comunicazione della New York University, su tutta la vicenda: “Non esiste una Casa Bianca. Esiste solo Trump, e persone che lavorano nell’edificio”. Trump nell’intervista con Holt (considerato tra i migliori intervistatori che fin qui hanno sentito il presidente) ha anche detto che mentre stava pensando di licenziare Comey ha pensato alle “Russia-things“, intendendo il Russiagate (che secondo il Prez è stato tutta una costruzione “perché i democratici non hanno accettato la sconfitta”), ed è un’altra contraddizione con linea tenuta finora dalla Casa Bianca.

LA DIFESA

Secondo Politico lo staff di Trump lo aveva sconsigliato di andare in Tv “off-the-cuff“, senza prepararsi (ma “Nessuno salverà Trump da se stesso”, è il calzante titolo di un fondo di Gloria Borger sulla CNN). Difendere la smentita è toccato a Sarah Huckabee Sanders, che in questi giorni cura le conferenze stampa quotidiane al posto del suo capo, il Press Secretary Sean Spicer – che è di nuovo in odore di cacciata, anche se venerdì dovrebbe essere lui a tenere il briefing stampa. Sanders ha spiegato che le sue dichiarazioni precedenti all’intervista di Trump (quelle della linea ufficiale, per capirci) erano dovute a una cosa “piuttosto semplice”, non aveva avuto modo di parlare direttamente con il presidente. E ha detto anche che non bisogna concentrarsi sui dettagli, ma che il punto centrale è che Comey non faceva più bene il suo lavoro e aveva perso fiducia: nelle stesse ore il direttore ad interim dei Federali, l’ex vice di Comey, Andrew McCabe, diceva in audizione al Senato che il direttore aveva “la piena fiducia del suo staff”, e che il Russiagate resterà in cima alle inchieste che il Bureau sta portando avanti.

LE CONTINUE FUGHE DI NOTIZIE

Intanto le fughe di notizia continuano, e per molti sono proprio una vendetta contro la Casa Bianca degli agenti fedeli a Comey. Il New York Times ha informazioni su una cena di gennaio a cui Trump invitò il capo dell’Fbi: durante la serata – si racconta da tempo che il presidente accolse il direttore tra gli allori – Trump “per due volte” avrebbe chiesto a Comey “fedeltà”, ma il direttore gli avrebbe risposto di poter garantire di certo “onestà”. Il Wall Street Journal ha raccolto il commento di alcuni agenti di alto livello, i quali hanno definito “un non senso” il passaggio della lettera di licenziamento in cui il presidente diceva di essere stato rassicurato per tre volte da Comey sul fatto che lui non fosse sotto inchiesta (sottinteso, per il Russiagate). Jime Sciutto della CNN dice che comunque si tratta di una menzogna, perché nonostante il presidente non sia sotto inchiesta, lo sono i suoi collaboratori (anche tra i più stretti) e l’indagine gira tutta intorno a lui. Olivia Nuzzi di New York Times Magazine scrive su Twitter che così facendo la Casa Bianca sta costruendo un clima di sfiducia, tale che “i media non hanno più ragione di crederle”.

(Foto: NBC, la copertina non cui è stata presentata l’intervista)

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