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La memoria è un pezzo fondamentale del nostro vivere. Ci ricorda la nostra identità, ci supporta nelle attività lavorative e ci aiuta a superare momenti di difficoltà grazie all’esperienza che è racchiusa in sé. Chi è affetto da patologie che colpiscono la memoria, o chi più semplicemente ha difficoltà nel tenere a mente attività a breve termine, potrebbe avere presto a disposizione un sistema che è attualmente in via di sperimentazione e che si chiama ViTA (Virtual Training for Aging). Il progetto è portato avanti dalla Fondazione IBM Italia e dall’ospedale IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza.

Secondo l’ultimo Rapporto mondiale Alzheimer redatto da ricercatori del King’s College London e dalla London School of Economics, entro il 2050 questa patologia colpirà oltre 131 milioni di persone – oggi sono 47 milioni circa. Si tratta di una patologia in cui l’assistenza – familiare e specialistica – gioca un ruolo-chiave, purtroppo spesse volte ostacolata da una vita frenetica e da un uso inefficiente delle risorse pubbliche disponibili. Il Rapporto, infatti, sottolinea che l’assistenza alle persone con demenza, soprattutto da parte di medici specialistici, costituisce una barriera fondamentale al progresso. Il coinvolgimento di personale non specializzato ridurrebbe il costo individuale fino al 40%. Ma c’è bisogno di un mutamento nell’organizzazione e gestione dell’assistenza. “Chi si occupa dell’assistenza è chiamato a mantenere contatti regolari, a monitorare e revisionare i piani di cura – si legge nel Rapporto –. L’assistenza deve essere continua, olistica e centrata sulla persona, avendo cura dei valori e delle preferenze degli assistiti in quanto elementi strettamente legati alla malattia stessa”.

L’obiettivo del progetto ViTA è proprio quello di supportare le persone colpite da demenza senile mettendo a disposizione un sistema virtuale in grado di stimolare la memoria e, al contempo, mettere a sistema l’operato dei soggetti che forniscono assistenza all’individuo colpito da Alzheimer: dal familiare al medico specialistico, dalla badante all’infermiere. Come raccontato da Pietro Leo, chief scientist di IBM Italia, a latere della presentazione del progetto presso la Casa Sollievo della Sofferenza: “Con ViTA utilizziamo la tecnologia per far parlare meglio le persone tra di loro – in questo caso chi è affetto da demenza senile e chi gli sta intorno. L’elemento di base è cercare di fotografare i ricordi di una persona attraverso il dialogo e ripercorrerli per ridurre l’isolamento”.

Il sistema è stato realizzato con tecnologie a bassissimo costo, collegate ai sistemi Watson di IBM. Come ricorda Leo: “Ogni oggetto – televisore, lampada o altro oggetto di uso quotidiano – può essere usato per accedere alla memoria”. Si tratta in pratica di un sistema disponibile su computer, tablet e smartphone, con il quale si interagisce attraverso una tastiera o comandi vocali per inserire i propri ricordi (fotografie, racconti, musica, video) e avere delle interazioni continue basate anche su elementi esperienziali inseriti nel sistema da esperti medici. Il materiale inserito viene organizzato in una mappa logica fatta di percorsi destinati a produrre uno stimolo cognitivo in grado di riportare alla mente ricordi, emozioni, esperienze e stati d’animo. Attraverso ViTA si può ad esempio chiedere di mostrare una foto del passato o si può notificare uno stato di malessere al quale il sistema risponde con consigli o, in casi limite, con un contatto al proprio medico. Uno strumento della realtà aumentata che potenzia le nostre risorse e che è espressione diretta di come la tecnologia possa essere messa a servizio dello sviluppo umano e sociale.

Monsignor Vincenzo Paglia presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha sottolineato: “La tecnica oggi rischia di diventare la cultura, per cui anche l’uomo diventa una macchina. E questo è ovviamente pericolosissimo. Non basta essere connessi se non ci si vuol bene; anche la tecnica, se risponde alla legge fondamentale di voler bene ed esser voluti bene, diventa un fattore di crescita e sviluppo della nostra società”.

Nei prossimi dieci mesi ViTA sarà utilizzato in via sperimentale da un gruppo di anziani affetti da primi sintomi di demenza e assistiti dal reparto di geriatria del’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza. L’obiettivo è quello di comprendere l’impatto di stimoli cognitivi sullo stato di salute e benessere mentale dei soggetti affetti.

ViTA potrebbe avere un ruolo anche nell’organizzazione quotidiana della vita professionale e personale di chi non è affetto da patologie senili. Il sistema, infatti, può essere visto come una specie di agenda a 360° in grado di ricordare appuntamenti, segnalare dei reminder attraverso oggetti d’uso quotidiano, come una lampada che si accende nel momento opportuno, o dare consigli su alimentazione e attività fisica in base alle proprie esigenze e caratteristiche peculiari. Facendo un passo oltre, la raccolta di memorie che ViTA offre potrebbe avere un ruolo centrale anche nella ricostruzione di storie collettive e culturali che in molti casi tendono all’oblio. I recenti terremoti che hanno colpito il centro-Italia ci hanno fatto capire quanto facile sia perdere in pochi secondi la storia di interi paesi. La raccolta di racconti, fotografie e video è un patrimonio umano davvero prezioso.

Come si stimola la memoria col progetto ViTA della Fondazione IBM Italia

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