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Sono i temi più attuali, spesso controversi, del mondo della tecnologia il filo che lega le interviste di alto profilo raccolte da Philip Larrey della Pontificia Università Lateranense nel suo nuovo libro Connected World, edito da Penguin e presentato presso la Fondazione IES Abroad Italy di Roma. A confronto ci sono personaggi come Eric Schmidt, Martin Sorrell e Maurice Levy e Carlo D’Asaro Biondo, guidati dalle domande di Larrey, professore di filosofia della conoscenza con una passione per i temi dell’economia e della società digitale. Perché un prete cattolico si dovrebbe interessare di hitech? La risposta è semplice: “Tutti dovrebbero interessarsene”, dice Larrey.

CHI C’ERA ALLA PRESENTAZIONE

Luca Ascani, Marina Brogi, Mario Calabresi (nella foto), Carlo D’Asaro Biondo, Guglielmo Fransoni, Anna Matteo, Giovanna Melandri, Mons. Carlo M. Polvani, Gianni Ponti: questo il panel che ha presentato e discusso i temi principali di Connected World presso la Fondazione IES Abroad Italy di Roma, ente che svolge e gestisce corsi educativi a livello superiore e post-laurea rivolti a studenti di cittadinanza non italiana con lo scopo di immergerli nella nostra cultura e vita locale.

BIG DATA E PRIVACY

Big data e design, mondo militare e social media, cyber sicurezza e giornalismo, sistemi industriali automatizzati e filosofia: in Connected World si spazia tra settori disparati. Ma c’è un tema che viene citato in quasi tutte le interviste di padre Larrey: la sicurezza. “Un mondo online sicuro: tutti lo indicano come priorità”, ci svela Larrey, anche se Dave Aitel, il super-esperto intervistato su questo tema, sostiene che pochi la perseguono seriamente.

Sicurezza e privacy sono temi strettamente collegati a quello dei Big data. E’ una questione, come si suol dire, interdisciplinare; per esempio, chi lavora nei media si chiede come valorizzare i dati degli utenti per rendere il proprio business sostenibile nell’era dell’informazione online, fidelizzando il lettore e portandogli il prodotto in linea con le sue esigenze, ma senza diventare invasivi. “Ogni business sarà digitale per forza se vuole conquistare il futuro”, ha detto Anna Matteo, General Manager, Digital Business and Technology, del gruppo 24 Ore.

QUALE TRADE-OFF?

“Sir Martin Sorrell nel libro afferma di essere disposto a rinunciare a parte della propria privacy se in cambio si può ottenere più sicurezza sia online che nel mondo reale”,  ci racconta Larrey. “Si può obiettare però che la privacy è un diritto inalienabile, senza compromessi. Vale anche per i cosiddetti servizi gratis che troviamo su Internet: non sono veramente gratis, sono ottenuti in cambio dei nostri dati. Ne ricaviamo qualcosa di utile, ma siamo anche monitorati: dove è il trade-off?”.

I dati sono la nuova moneta di scambio e il tema è economico e etico al tempo stesso, come ha sottolineato il ‎giurista Guglielmo Fransoni: “Oggi i dati modificano i rapporti di forza, i Big data sono la nuova ricchezza”. Alcuni intervistati più “ottimisti” affermano nel libro che le tecnologie sono sempre un progresso e vanno lasciate “libere” di svilupparsi; eventualmente le regole si creano dopo, per normare l’utilizzo; altri, più cauti, hanno detto che le regole andrebbero fissate prima che lo sviluppo delle tecnologie avvenga senza alcun controllo. “Comunque sia la sfida è creare regole a prova di futuro, con senso di responsabilità”, ha concluso Fransoni.

SOCIAL MEDIA E FAKE NEWS

L’intervistata del capitolo sui social media è non a caso Breanna Fulton, 14enne al momento della stesura dell’intervista. Chi meglio di una giovane adolescente, vera digital native, può parlare di che cosa significa comunicare sui social? Chi meglio di una ragazza può permettere ai media tradizionali di capire in che direzione cambiare per restare rilevanti, visto che persino Facebook è definito “vecchio” dai teenager? Instagram, Tumblr, Tinder, YouTubers: questo è il mondo di cui discutono e da cui traggono “notizie” e dove tessono molte delle loro relazioni sociali i ragazzi di oggi.

Ma come risolvere il grande dilemma di distinguere tra fonti autorevoli e altre che non lo sono affatto? L’attuale “rivolta contro le elite”, la denigrazione degli esperti, l’equiparazione della scienza a un’opinione come tutte le altre, la frammentazione esasperata dell’informazine dei social e la tendenza a circondarsi di “amici” allineati al nostro modo di pensare, a scapito del senso critico, tutto questo pone innumerevoli spunti di riflessione per il giornalista, chiamato a recuperare la fiducia del pubblico. “Il giornalista è il professionista capace di raccogliere la notizia, inserirla nel contesto, fornire gli strumenti per confrontare e andare oltre”, ha affermato Mario Calabresi, direttore di Repubblica.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

C’è un tema che nelle interviste viene accennato ma direttamente affrontato solo da pochi (come Eric Schmidt): l’intelligenza artificiale. “Dalle auto senza conducente alle transazioni finanziarie automatizzate, dai motori di ricerca alle applicazioni per la medicina, l’argomento è così vasto da meritare un libro a parte”, ci dice Larrey. Sarà un libro che chi apprezza le interviste del professore attenderà con piacere, perché al dibattito svoltosi a Roma l’intelligenza artificiale è stato uno dei temi più citati: Mons. Carlo M. Polvani ha sottolineato come intelligenza artificiale e intelligenza umana siano sempre più interconnesse – non esisterebbe del resto l’intelligenza delle macchine senza quella dell’uomo – mentre Giovanna Melandri, oggi presidente del MAXXI, ha ricordato come la riflessione sull’intelligenza artificiale si lega necessariamente a quella sull’intelligenza emozionale e sulla spiritualità. Ma è una visione ottimistica quella che ha consegnato la Melandri: la tecnologia non necessariamente sostituisce o annulla le persone, piuttosto offre alle persone nuove capacità e migliori opportunità.

Connected World, cosa dicono Schmidt e Sorrell nel nuovo libro di Philip Larrey

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