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La prima della Federal Reserve ai tempi di Donald Trump. Il successore di Joe Biden a Davos, la scorsa settimana, aveva detto che chiederà tassi più bassi alla Banca centrale americana. Nulla di nuovo sotto il sole, dal momento che Trump fin dagli albori del suo primo mandato, aveva cominciato a martellare Jerome Powell affinché tagliasse il costo del denaro, rischiando più volte la collisione tra Casa Bianca e Banca centrale. Ora, nella riunione del Fomc, il braccio monetario della Fed, in programma mercoledì, non ci sarà con ogni probabilità nessun taglio. La Federal Reserve, dunque, lascerà i tassi federali tra il 4,25 e il 4,50%.

Non si può dire lo stesso per quanto riguarda la Bce. La quale, nel board di 24 ore dopo, giovedì, abbasserà ulteriormente i tassi di 25 punti base e inanellando, almeno queste le previsioni degli economisti, una serie di quattro tagli nel corso del 2025. E questo per un motivo molto semplice: la situazione economica europea è più debole di quella americana e l’inflazione è più bassa.

Insomma, nella prima riunione del 2025, Christine Lagarde dovrebbe tagliare i tassi di 25 punti base (stessa entità dell’ultima sforbiciata annunciata a dicembre), portandoli dal 3% al 2,75%, nonostante l’inflazione sia risultata più resistente del previsto (a dicembre l’indice dei prezzi al consumo ha accelerato al 2,4%, con un Cpi core stabile al 2,7%). Nel corso della conferenza stampa, che seguirà come di consueto l’annuncio di politica monetaria, è probabile che Lagarde ribadisca ancora una volta un approccio dipendente dai dati, così come fatto anche settimana scors

Attenzione però. Sul consiglio direttivo dell’Eurotower incombe proprio l’incognita Trump. Gli investitori hanno avuto a malapena il tempo di digerire il lancio del modello di Intelligenza Artificiale della cinese DeepSeek, che è arrivata la notizia diffusa dal Financial Times, secondo cui il neo segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, sarebbe favorevole a dazi universali (quindi anche sulle importazioni dell’Europa) inizialmente al 2,5%, con un aumento graduale mese dopo mese che li porterebbe al 20%.

Trump ha respinto l’idea affermando di volere dazi ben superiori e ha minacciato tariffe specifiche, al momento dirette soprattutto verso Canada e Messico. Ma la partita è aperta. Ma è certo che un’eventuale escalation delle tensioni commerciali potrebbe costringere la Bce a operare tagli più rapidi e profondi rispetto a quanto attualmente previsto.

La Fed tira il freno, la Bce accelera. Due mosse, aspettando i dazi

Dopo aver ridotto il costo del denaro a dicembre, andando incontro ai desiderata dell’allora presidente eletto, ora la Banca centrale americana è pronta a lasciare i tassi fermi, evitando colpi di mano poco graditi alla Casa Bianca. Lagarde invece farà tutt’altro, dazi permettendo

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Di Elio Cadelo

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