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Fra una scossa e l’altra delle 60 e più che in dodici ore hanno fatto tremare l’Italia, da Roma a Bolzano, per una nuova faglia che si è creata in Val Nerina dopo il terremoto devastante del 24 agosto scorso, c’è stato chi ha trovato il tempo e la voglia di imbastire l’ennesima polemica contro Giorgio Napolitano per avere osato confermare il suo “pacato sì” referendario alla riforma costituzionale.

Il presidente emerito, o ex presidente della Repubblica, come preferite, perché anche su questo si riesce a litigare nel nostro Paese sbrindellato, si è fatto sentire con un messaggio inviato ai promotori di un convegno milanese intitolato proprio al “pacato sì” alla riforma sotto procedura referendaria. Un pacato sì che avrebbe dovuto misurarsi – ha osservato Napolitano – con un altrettanto pacato no, motivato da legittimi dissensi dal contenuto delle modifiche apportate dal Parlamento con una maggioranza inferiore ai due terzi dei voti dei componenti di ciascuna delle due Camere, per cui l’ultima parola spetta agli elettori.

Del no referendario tutto si può francamente dire ma non che sia pacato. Basta vedere gli occhi, il volto, le vene del collo del capogruppo forzista della Camera Renato Brunetta, affrettatosi naturalmente a protestare anche contro quest’ultimo intervento di Napolitano, per rendersene conto, senza bisogno di arrivare agli occhi e alle vene dei vari Beppe Grillo, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Massimo D’Alema e dell’ex pacioso Pier Luigi Bersani.

Può darsi che anche il sì non sia stato sempre pacato, avendo Matteo Renzi compiuto l’imprudenza, poi riconosciuta proprio di fronte alle critiche di Napolitano, di sfidare l’elettorato a mandarlo “a casa” bocciando la riforma, e quindi intestandosela interamente. E facendone uno spartiacque politico e persino personale che si è ritorto contro di lui, viste la fatiche che gli stanno costando i tentativi di invertire le tendenze elettorali registrate a lungo dai sondaggi a favore del no.

Adesso comunque il fronte referendario del sì, salvo poche stecche, è diventato obiettivamente meno agitato, oltre che più omogeneo, del fronte del no, dove si trova veramente di tutto, da destra a sinistra, accomunato solo dalla voglia di detronizzare Renzi, o di fargli abbassare la cresta, come va dicendo in particolare D’Alema in tutta Italia, concedendosi un po’ di distrazione dagli impegni internazionali di dirigente del Partito Socialista Europeo. Che peraltro gli ha anche fatto la cattiva sorpresa di schierarsi a favore del sì alla riforma costituzionale approvata dal Parlamento italiano.

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Ma cosa ha scritto di così sconvolgente e provocatorio Napolitano, secondo i suoi critici, ai promotori del convegno milanese? Egli si è limitato a “ricordare le assicurazioni ricevute in qualità di presidente della Repubblica, dalle più diverse forze politiche, di disponibilità a collaborare per riforme considerate necessarie, ma poi rimaste lettera morta o bruscamente ritrattate”. Parole quest’ultime, che debbono aver fatto saltare i nervi in particolare a Brunetta, perché riguardanti – sia pure in tempi differiti – proprio il suo partito, sfilatosi dal cosiddetto Patto del Nazareno dopo la decisione presa da Renzi nel 2015 di sostenere per la successione di Napolitano al Quirinale, riapertasi per la stanchezza del presidente, la candidatura di Sergio Mattarella anziché quelle di Giuliano Amato e persino di Pier Luigi Bersani, su cui Silvio Berlusconi era disposto a ripiegare. Diciamolo francamente, una volta per tutte: questo fu il nocciolo dello scontro consumatosi fra il presidente di Forza Italia e il presidente del Consiglio nel bel mezzo del percorso parlamentare della riforma costituzionale, già approvata nei primi passaggi dai forzisti. Ogni altra versione di quegli avvenimenti – credete a me – è truffaldina.

Napolitano, che da marzo del 2013 aveva già cominciato a imballare le sue cose per la scadenza del mandato presidenziale e per un ritorno a casa particolarmente sospirato dalla moglie, accettò in aprile la proposta di Berlusconi e di altri di una rielezione proprio in forza della dichiarata disponibilità dei partiti alle riforme. E nel messaggio letto alle Camere nella cerimonia del giuramento, il pomeriggio del 22 aprile di quell’anno, dopo avere lamentato l’ancora mancata riforma della legge elettorale nota come Porcellum, per quanto destinata ad essere bocciata dopo otto mesi dalla Corte Costituzionale, disse testualmente: “Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate e, peraltro, mai giunte e infrangere il tabù del bicameralismo paritario”. Seguirono gli applausi scroscianti dei parlamentari e delegati regionali, dimenticati ora con la solita disinvoltura dai militanti del fronte referendario del no alla riforma finalmente fatta poi dalle Camere nella direzione auspicata dall’allora capo dello Stato uscente e rientrante.

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Per darvi un’idea di quale sia ormai il clima di tanta parte del Paese, insufflata da destra e da sinistra in una rincorsa suicida verso la dissoluzione del sistema, vi riporto alcune chicche fra le reazioni dei soliti webeti all’ultima sortita di Napolitano riprese sul sito dell’Huffington Post.

Tale Armando Mancinelli, da Ancona, ha scritto. “Con l’età le amnesie galoppano”. Sarei curioso di conoscere la sua, di età, visto che non mi pare che si possano cogliere contraddizioni fra le parole di Napolitano del 2013 e di questo 2016.

Tale Renato Vianello ha scritto che “in questo caso Napolitano è proprio un emerito…….”, lasciandoci immaginare la parolaccia che ha avuto la cortesia di risparmiarci.

Marco Giusti ha rinfacciato invece all’ex presidente della Repubblica “60 anni di politica, inamovibile e praticamente imbullonato allo scranno”.

Frattau Sgracchiu, di Alghero, ha scritto che Napolitano “è con un piede nella fossa, l’altro nella Croce Rossa, ma ancora vuole comandare”, anziché “tornare nel suo sarcofago”.

Nicolò Piro, estimatore dichiarato della Repubblica sociale di Salò, ha dato a Napolitano del “buffone, traditore e bottegoscurista” intimandogli di “chiudere il becco”.

Vorrei segnalare ai vari Berlusconi, Parisi, e non solo Brunetta, ma anche a Bersani, D’Alema e compagni in quale compagnia abbiano deciso di trovarsi sul fronte del no referendario.

Renato Brunetta

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