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Erogazioni in crescita di 6 milioni per il 2017, tregua con la sindaca Chiara Appendino, pronti a scendere in Intesa Sanpaolo, non appena si presenteranno le condizioni di mercato. La Compagnia di Sanpaolo, con Francesco Profumo (nella foto) al timone, sembra veleggiare in acque sicure e si prepara tuttavia al suo interno a una piccola rivoluzione. Il cantiere aperto è quello del Piano strategico 2017-2020. Il documento verrà presentato al Consiglio generale il 28 novembre, con l’obiettivo di giungere all’approvazione all’inizio del 2017, in tempo per il 25 gennaio, data in cui cade l’anniversario della Compagnia. Intanto è stato approvato il documento di Programmazione annuale, che prevede 152 milioni di erogazioni, 6 milioni in più rispetto al 2016 che andranno a rafforzare le politiche sociali.

A fare il punto a Torino è lo stesso Profumo che ripete come un mantra: “Il 2017 sarà un anno di transizione, perché comincia un nuovo corso”. Profumo parla di “trasformazione in atto della compagnia, come hub di competenze e conoscenze”. Tradotto: “la fondazione non sarà  solo un ente che eroga risorse” ma farà sentire la propria voce “in modo proattivo, inserendosi all’interno dei progetti, attraverso processi di accompagnamento, di guida. Non ci sarà più solo una leva finanziaria a fondo perduto”. Profumo immagina “una Compagnia al centro di un sistema di relazioni” anche con le altre fondazioni, ma soprattutto con le università, naturalmente con gli enti locali. Un ente anche in grado di trasferire il proprio know how su politiche sociali e cultura.  Ci sarà spazio anche per le idee dal basso: Profumo intende avviare un “social engagement dei cittadini, un progetto simile ad una `calls for ideas’. Ascolteremo, capiremo e poi faremo una nostra sintesi”.

“La finanza pubblica è quella che è, la domanda verso la Compagnia cresce in un modo molto importante, le risorse crescono ma in modo inferiore rispetto alla domanda. Il tema che ci siamo posti è: a perimetro costante in termini di risorse, come possiamo diventare più efficaci?”. Questa la scommessa, con più la vocazione a non essere solo un salvadanaio del territorio, ma “buoni attivatori di think tank”.

“Per poter intervenire, è necessario trovare  modalità per misurare impatti e rischi dei nostri investimenti. Se noi recuperiamo un 10% di efficacia su 150 milioni non ci cambia l’orizzonte, ma è un bel risultato” spiega con tono professorale. Cita big data, bandi internazionali, università. Si percepisce, che l’ex ministro dell’era Monti vorrebbe schiacciare di più sull’acceleratore alla voce ricerca, ma questo non è il core business della  Compagnia, che in tempi di crisi non può prescindere dal suo focus sulle politiche sociali.

A maggio quando si era insediato aveva ipotizzato di investire una quota del fondo di stabilizzazione per favorire investimenti nel settore della sanità e della ricerca. Un proposito che pare sia stato osteggiato dall’interno. Profumo puntualizza: “Non intendevo il  fondo di stabilizzazione, ma il fondo di progettualità, un tesoretto da 40 milioni”. Mentre il fondo di stabilizzazione non solo non verrà toccato, ma salirà da 300 a 340 milioni.

E poi spiega: “C’è la  necessità che i nostri organi condividano questo approccio e ne riparleremo nel Piano 2017-2010. Certamente faremo investimenti di tipo strategico che non fanno parte delle erogazioni tradizionali. Questi progetti strategici non andranno ad erodere i 152 milioni, ma saranno aggiuntivi, con logiche diverse”.

Progetti su cui regna il massimo riserbo, così come sul prossimo incontro già in agenda con la sindaca Chiara Appendino.  La vera notizia è che i due si sono già incontrati più volte, da quando lei a giugno ne aveva chiesto la testa.

La sindaca non aveva gradito l’indicazione di Profumo al vertice della Compagnia di Sanpaolo, da parte dell’ex sindaco Fassino, verso la fine del suo mandato e per questo aveva chiesto un passo indietro a Profumo, il quale non ha mai preso in considerazione la richiesta, ribattendo che era stato nominato dal Consiglio della fondazione. Ora invece “Non abbiamo alcun tipo di problema” sottolinea con pacatezza il numero uno della Compagnia.

L’iter per la riduzione della quota detenuta da Compagnia di San Paolo in Intesa Sanpaolo e’ stato avviato. “Siamo diligenti e abbiamo fatto le nostre operazioni che sarebbero necessarie per” limare la quota “ma ci vogliono le condizioni di mercato” ha messo in chiaro Profumo.

“Abbiamo un prezzo di carico della partecipazione a 2,27 euro e ora il valore si attesta a 2,11. Quando si potrà, vedremo” taglia corto e punta l’attenzione sull’ accurata gestione del patrimonio, grazie alla quale “persino con Brexit abbiamo guadagnato”.  Merito fa capire Profumo della Sgr Fondaco, di cui Compagnia è socia assieme ad altre fondazioni e ad Ersel. “Gestisce circa la metà del nostro patrimonio e quello di altre 7 fondazioni. Sta diventando un riferimento e noi su Fondaco vogliamo investire. Siamo particolarmente attenti. A differenza di altre fondazioni che hanno dissipato, noi simo molto molto parsimoniosi” assicura.

Intesa Sanpaolo, cosa succede alla Compagnia di Profumo dopo l'onda Appendino

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