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Il caos a 5 stelle della giunta Raggi a Roma potrà tornare utile ai grillini. È salutare, infatti, la rottamazione implicita di qualche feticcio pentastellato che si sta compiendo in queste ore: l’altezzosità moralistica potrà lasciare spazio a un modo di governare meno improvvisato e dilettantistico. Sarà così? Chissà. Comunque un bel po’ di miti pentastellati stanno ruzzolando.

Come quello della Trasparenza. Ma la trasparenza del post di Virginia Raggi su Facebook è stata molto opaca: ha scritto, ma non ha detto; ha spiegato, ma non ha convinto. Un post stile Sarchiapone. Per capirne di più, i militanti grillini hanno dovuto attingere alla tanto vituperata stampa. Così si scopre che lo stipendio da 193mila euro per il capo di gabinetto del sindaco Raggi, Carla Raineri, era illegittimo perché per raggiungere quell’importo il capo di gabinetto doveva essere scelto con un bando e non per chiamata diretta. L’ha fatto notare l’Autorità Anticorruzione (Anac) sollecitata dalla stessa Raggi. Ma il magistrato preparatissimo Raineri come ha fatto a incasinarsi con le norme del testo unico degli enti locali? E l’avvocatura comunale non aveva dato il via libera? Qui le ricostruzioni divergono: alcuni giornali dicono che l’avvocatura comunale aveva dato l’ok, altri asseriscono che erano stati rilasciati pareri discordanti. Sta di fatto che il sindaco, con una lettera-domanda scritta dal vice capo di gabinetto, Raffaele Marra, ha chiesto lumi all’Anac di Raffaele Cantone. In maniera tale che la risposta non potesse che essere negativa, critica Sergio Rizzo del Corriere della Sera in un articolo prontamente condiviso su Facebook stamattina da Marcello Minenna, che evidentemente ha apprezzato il commento di Rizzo.

Ma c’è un altro mito grillesco che sta cadendo rovinosamente: quello della Collegialità. Ricordate? “Uno vale uno”, si decide tutto con tutta la base nella concordia tipica dei 5 stelle. La realtà, ovviamente, è diversa dalla propaganda. Le dimissioni di Minenna e Raineri indicano come e quanto le divisioni solcassero fin dall’inizio l’amministrazione pentastellata. Divisioni che sono andate oltre il livello fisiologico: da una parte Minenna e Raineri, dall’altra il vice capo gabinetto Raffaele Marra (già vicino a Gianni Alemanno e Renata Polverini, come ricostruito da Andrea Picardi per Formiche.net) e il dipendente del Campidoglio promosso a capo della segreteria politica Salvatore Romeo. La contesa, a base anche di stipendi fissati e contestati, è finita con le dimissioni di Minenna e Raineri, due tecnici molto apprezzati da Luigi Di Maio (meno da Alessandro Di Battista). La lettera di Raggi all’Anac, come ha rimarcato Gianfranco Polillo su Formiche.net, è stata vissuta dal magistrato e dal funzionario Consob come un colpo basso, prologo di un progressivo siluramento. Scrive Annalisa Cuzzocrea di Repubblica: “Carla Raineri non si fidava del suo vice Raffaele Marra. E aveva cercato di contrastare lui e Romeo proprio con l’aiuto dell’assessore Minenna”. Per questo una volta uscita Raineri (con la revoca del mandato da parte del sindaco, con le dimissioni secondo la versione del magistrato), anche Minenna ha deciso di lasciare la giunta.

C’è un altro feticcio grillino andato al macero in queste ore: il Programma. È scritto tutto nel programma, applicheremo il programma votato dai cittadini e via programmando, era il refrain preferito in campagna elettorale da Raggi. Che il programma dettagliato – ammesso che ci sia mai stato – non fosse molto chiaro si evince da un altro motivo di contrapposizione nella giunta. Scrive Andrea Malagò del Fatto Quotidiano: “Minenna lavorava ad un piano per la razionalizzazione delle aziende municipalizzate, che rendesse definitiva la scelta di farle guidare da un amministratore unico, già sperimentata negli ultimi anni in Campidoglio. La delibera era pronta ma è slittata per diverse sedute di giunta visto che il nuovo modello di governance non avrebbe trovato ampia condivisione tra gli uomini più vicini alla sindaca”, ovvero Frongia, Marra e Romeo. Jacopo Iacoboni del quotidiano La Stampa aggiunge altri particolari: “La Raggi ha promesso soldi ai 15 municipi, Minenna voleva invece centralizzare tutta la gestione delle risorse sul Campidoglio. Minenna voleva tagliare gli stipendi (tetto a 76 mila euro, Raineri a parte), ma i fedelissimi di Raggi (Marra in testa) non lo aiutavano. Minenna ritiene le Olimpiadi un volano, Olimpiadi che invece la giunta ha deciso di non fare”.

Resta ancora intatto il Dogma dei dogmi grillini: l’Onestà (consiglio la lettura del Bloc Notes di Michele Magno che ricorda Benedetto Croce e la potenziale inettitudine degli onesti rispetto ai capaci). Ma anche in questo caso qualche incrinatura inizia ad essere evidente. La divisione tra decisioni politiche e scelte manageriali non è forse molto chiara a qualche amministratore grillino, se si legge quanto ha detto il direttore generale dimissionario di Atac, Marco Rettighieri, che al quotidiano Il Messaggero ha parlato di “vere e proprie intromissioni” da parte della giunta. Il riferimento alla ‘visione preventiva’ degli spostamenti dei dirigenti: “Ma questa cosa è impensabile, anche dal punto di vista legale, oltre che del buonsenso”. “Pensi anche ai fondi per la metropolitana – aggiunge -, che non sono mai arrivati sul nostro conto corrente. I lavori dovevano partire a giugno, poi entro Ferragosto”.

Su un punto, però, i grillini non si smuovono. Nella capacità di delineare complotti e vittimismi, come ha notato l’editorialista di Formiche.net, Francesco Damato, nei suoi Graffi quotidiani. Infatti, mentre la giunta Raggi si squassava e si dilaniava, il candidato premier in pectore dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, descriveva un altro film: “Chi pensava che governare Roma sarebbe stata una passeggiata – ha detto ieri il vicepresidente della Camera – si sbagliava. Ci siamo fatti tanti nemici, il sistema dell’acqua, dei rifiuti, il No alle olimpiadi, rendiamoci conto che verremo combattuti da tutte le parti”. Infine la frase clou: “Noi avremo tutti contro, in due mesi ci siamo messi contro le lobby”.

Ah be’ certo, tutta colpa delle lobby. Auguri.

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