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Nessuno è perfetto, e così nemmeno la riforma costituzionale approvata il 12 aprile alla Camera e oggetto del referendum che si terrà in autunno, ma il cambiamento proposto non solo è positivo per l’Italia: è stato voluto dal Parlamento con due anni di dibattiti, emendamenti e nottate in aule. Perché non rispettare ora tutto il lavoro fatto?

Questo il succo dell‘incontro che si è tenuto a Roma all’Hotel Nazionale per presentare l’ultimo numero della rivista Strade dal titolo “Perché sì” alla presenza del ministro per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, del sottosegretario agli Affari Esteri Benedetto Della Vedova, di Carmelo Palma (direttore responsabile della rivista Strade) e di Piercamillo Falasca (direttore editoriale della rivista Strade).

(TUTTE LE FOTO DI UMBERTO PIZZI ALL’EVENTO CON DELLA VEDOVA)

NON FACCIAMO COME BERTOLDO

“Questa riforma, rispetto alla Costituzione e all’assetto istituzionale attuale, crea un gap positivo: si fa un passo avanti”, ha garantito Della Vedova. Insomma, tra ciò che si toglie e ciò che si mette, il risultato netto è un guadagno. No all’immobilismo: Della Vedova invita l’Italia a non fare come Bertoldo che chiese al re di poter scegliere l’albero su cui impiccarsi e, ovviamente, non lo trovava. “Molti colleghi parlamentari e analisti politici si comportano come Bertoldo: non c’è mai la costituzione giusta e perfetta, si può sempre bocciare ogni avanzamento, ma gli errori che ci sono si correggono e le imperfezioni si risolvono, mentre i ritardi non si recuperano”.

La riforma assicurerà all’Italia un risparmio di 500 milioni di euro ogni anno, come indica la Ragioneria dello Stato, e come chiedono tutti quelli che finora hanno invocato a gran voce il taglio dei costi della politica e ora sono pronti a dire no a una riforma che riduce questi costi. Le istituzioni democratiche saranno più snelle, in modo da garantire iter legislativi più veloci e stabilità per i governi; potremo arginare il debito pubblico e dare una spinta alla crescita economica, secondo la maggioranza che ha votato la riforma.

(MARIA ELENA BOSCHI VISTA DA UMBERTO PIZZI. LE FOTO)

IL PARLAMENTO HA GIA’ DETTO SI’

Niente riferimenti alla data del referendum da parte del ministro Boschi, che però ha ribadito: “Sono la prima a riconoscere che non è una riforma perfetta, dato che tutte le riforme e le leggi sono migliorabili. Ma è facile trovarsi d’accordo a dire no, dire sì è più difficile perché ci costringe a mediare e rinunciare a parte delle idee che abbiamo sulla perfezione della Costituzione”.

Non solo modificare la costituzione è previsto dall’art. 138, ma il Parlamento ad aprile ha votato sì alle modifiche: Boschi lo ha sottolineato ricordando che “non abbiamo scelto strade alternative, gruppi ristretti o assemblee costituenti, ma la via più difficile, l’iter parlamentare indicato dall’art. 138, che è risultato in due anni di lavoro, emendamenti, opposizioni e nottate in aula, con oltre 120 modifiche del testo presentato inizialmente”. E alla fine “sei votazioni con maggioranze che hanno sfiorato il 60% e un dibattito vero” che ha portato all’approvazione del Parlamento. Dimenticare questo vuol dire misconoscere il lavoro del nostro massimo organo legislativo, proprio da parte di chi ora grida allo stravolgimento degli organi costituzionali: “Chi propone di votare No butta via due anni di lavoro per ricominciare da capo, senza rispettare il lavoro fatto”,ha aggiunto il ministro.

E’ un messaggio ai parlamentari e ai politici che prima hanno detto sì e ora fanno marcia indietro, non ai cittadini: “I cittadini possono liberamente decidere se dire sì o no alla scelta fatta dal Parlamento”. Ma il Parlamento ha già scelto. “Uno degli elementi fondamentali è la consapevolezza del contenuto della riforma costituzionale e, quindi, la consapevolezza per i cittadini della scelta che dovranno compiere“, ha indicato la Boschi. “A prescindere dalla simpatia o dall’antipatia che si può avere per questo governo”.

LA STRUMENTALIZZAZIONE DEL NO

“Non succederà, ma se dovesse prevalere l’uso politico del No, nelle piazze o in tv, il giorno dopo non ci si stupisca se sale lo spread”, ha ribadito Della Vedova. L’uso strumentale del voto, contro o pro Renzi, ci esporrebbe a un rischio tipo Brexit; è il merito della riforma su cui si deve riflettere e votare, non se ci piace o no il primo ministro. Il premier ha ammesso di aver sbagliato a personalizzare il referendum, ma dovrà guardarsi anche dai nemici “interni”: quando Della Vedova (già in Scelta civica, ora nel gruppo Misto) ha assicurato che, coerentemente, voterà Sì al referendum perché ha votato sì in Parlamento, la Boschi ha commentato: “Non è un’associazione scontata”. Il sottosegretario ha replicato: “Mi hai tolto le parole di bocca: ascoltavo prima un dibattito radiofonico di tuoi colleghi del PD e rendeva esattamente l’idea”.

Moniti e frecciate di Boschi e Della Vedova sul referendum costituzionale

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