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Ha ragione, Antonio Padellaro, quando sul Fatto scrive che l’intervista di mons. Georg Gänswein, segretario di Benedetto XVI e prefetto della Casa Pontificia, è stata “accolta stranamente senza particolare attenzione”. Perché ciò che Gänswein dice è tale da far tremare le vecchie mura vaticane. L’arcivescovo tedesco, “ponte tra i due papi” (così si è autodefinito più volte) ha parlato alla Schwaebische Zeitung, a metà luglio. Gänswein affronta parecchie questioni, molte delle quali relative alla disastrata situazione della Chiesa tedesca, con sempre meno fedeli. Ma è su Papa Francesco che le frasi del segretario di Ratzinger meritano sottolineatura.

“UN LINGUAGGIO NON CRISTALLINO”

“Quando un Papa vuole cambiare qualcosa nella dottrina, allora deve dirlo con chiarezza, in modo che sia vincolante”, dice subito Gänswein (nella traduzione della Bussola Quotidiana) riferendosi all’esortazione “Amoris laetitia” sul sinodo tenuto tra il 2014 e il 2015. “Importanti concetti dottrinali non possono essere cambiati da mezze frasi o da qualche nota a piè di pagina formulata in modo generico. La metodologia teologica ha criteri chiari a riguardo. Una legge che non è chiara in se stessa, non può obbligare. Lo stesso vale per la teologia. Le dichiarazioni magistrali devono essere chiare, affinché siano vincolanti. Dichiarazioni che aprono a diverse interpretazioni sono rischiose. Alcuni vescovi hanno davvero la preoccupazione che l’edificio della dottrina possa subire delle perdite a motivo di un linguaggio non cristallino”.

L’EFFETTO FRANCESCO CHE NON C’È

Ma il clou deve ancora venire. Dice mons. Gänswein che “un vescovo, pochi mesi dopo l’elezione di Papa Francesco, ha parlato di ‘effetto Francesco’ e, tutto impettito, ha aggiunto che adesso era di nuovo bello essere cattolici. Si poteva percepire di nuovo pubblicamente uno slancio nella fede e nella Chiesa. Ma questo accade davvero? Non dovrebbe esserci una vita cattolica più viva, le messe più frequentate, le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiose aumentate, e un maggior ritorno degli uomini che hanno lasciato la Chiesa? Cosa significa – si domanda l’arcivescovo – ‘effetto Francesco’ concretamente per la vita della fede nella nostra patria, la Germania? Dall’esterno non si percepisce un nuovo inizio. La mia impressione, è che papa Francesco goda di grande simpatia come uomo più di tutti gli altri leader del mondo. Ma riguardo alla vita e all’identità della fede, però, questa sua simpatia non sembra avere grande influenza. I dati statistici, se non mentono, mi danno purtroppo ragione”.

LUPI CONTRO AGNELLI?

Padellaro, nel dar conto dell’intervista, dice che “tutto fa brodo per raccontare di un Papa incamminato verso un rapido declino e se, inciampa sulle scale del palco nel santuario di Czestochowa, questo sarà certamente il segno che neppure più si regge sulle gambe”.
Probabilmente la verità sta nel mezzo: da una parte c’è il fronte agguerrito che vede (e prevede e forse spera) in un rapido declino del pontificato corrente, dall’altro c’è chi ritiene che il caos stia regnando sovrano e che parole chiare vadano dette. Francesco è di certo a conoscenza di tutto ciò. C’è chi dice, tra chi gli è vicino, che avrebbe dovuto davvero rivoluzionare tutto appena eletto. Uomini da allontanare, sistema da cambiare, governance da rifare. Per ora, a tre anni dall’elezione, poco è stato fatto su questo piano. E forse anche il Pontefice inizia a pensare che uno scossone al palazzo avrebbe dovuto darlo subito.

Dov'è l'effetto Papa Francesco sulla Chiesa? Le domande e i dubbi di Georg Gänswein

Ha ragione, Antonio Padellaro, quando sul Fatto scrive che l’intervista di mons. Georg Gänswein, segretario di Benedetto XVI e prefetto della Casa Pontificia, è stata “accolta stranamente senza particolare attenzione”. Perché ciò che Gänswein dice è tale da far tremare le vecchie mura vaticane. L’arcivescovo tedesco, “ponte tra i due papi” (così si è autodefinito più volte) ha parlato alla…

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