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La Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure per accelerare la transizione verso la riduzione delle emissioni di CO2 in Europa in tutti i settori dell’economia, con una serie di principi guida e quote vincolanti per tutti gli Stati Ue e un capitolo specifico dedicato alla mobilità sostenibile. La grande novità è il giro di vite sui mezzi pesanti, apprezzata anche dai Verdi: ci saranno nuovi standard sull’efficienza dei combustibili e controlli sulle emissioni per camion e pullman. Le case automobilistiche, invece, sono già sul piede di guerra.

QUANTO INQUINANO I TRASPORTI

Con la sua strategia la Commissione intende porre “le basi per lo sviluppo di misure a livello Ue per veicoli con emissioni ridotte o nulle e per combustibili alternativi a basse emissioni”. I trasporti in Europa dipendono ancora dal petrolio per il 94% del loro fabbisogno energetico e costituiscono un quarto delle emissioni di gas serra dell’Europa; sono la causa principale dell’inquinamento atmosferico.

“La transizione verso una mobilità a basse emissioni è fondamentale per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’Ue in materia di clima ed è un’opportunità per modernizzare l’economia dell’Ue e mantenere la competitività dell’industria europea”, ha indicato Violeta Bulc, Commissaria Ue per i Trasporti.

GLI OBIETTIVI

Obiettivo della Commissione è potenziare l’uso dei carburanti alternativi più puliti perché arrivino a soddisfare circa il 15-17% della domanda di energia del settore trasporti entro il 2030. Bruxelles non solo sta lavorando su nuovi standard sulle emissioni per i veicoli privati da applicarsi dopo il 2020, ma per la prima volta intende imporre misure specifiche per autobus, pullman e camion, che rappresentano circa un quarto delle emissioni di CO2 legate al trasporto su strada. I camion e i pullman in Europa inquinano più di navi e aerei, sostiene la Commissione. Solo lo 0,7% di questi veicoli oggi è a zero o basse emissioni; nel 2030 si potrebbe arrivare al 7% ma non basta: i nuovi standard cercheranno di portare la quota al 19% nel 2030, mentre nel 2050 la maggior parte di tutte le automobili dovrà essere a emissioni zero.

LA STRATEGIA

La strategia sulla mobilità a basse emissioni ha quattro principi-cardine: aumentare l’efficienza del sistema di trasporto sfruttando al massimo le tecnologie digitali, lo smart pricing e modalità di trasporto a basse emissioni; accelerare sull’utilizzo di fonti di energia alternative come biocombustibili avanzati, elettricità, idrogeno, carburanti sintetici rinnovabili; aumentare il numero di veicoli a zero emissioni circolanti (auto ibride, 100% elettriche, a celle a combustibile); valorizzare il ruolo chiave di città e autorità locali nell’attuazione della strategia (con incentivi per energie e veicoli alternativi, incoraggiando soluzioni di spostamento multimodali e di mobilità condivisa, ecc.).

GIRO DI VITE SUI MEZZI PESANTI

Elemento chiave sarà rendere più sostenibili i mezzi pesanti. Il vicepresidente responsabile dell’Unione dell’energia, Maroš Šefčovič non fa sconti: “Già in questo mandato l’Europa presenterà una proposta per gli standard sulla CO2 per camion e bus; mi aspetto delle critiche ma il cartello formato dai produttori di autocarri dimostra che il mercato non sta risolvendo i problemi. Usa, Cina e Giappone hanno già introdotto degli standard che, se attuati subito, renderanno entro il 2020 i loro camion più efficienti e puliti dei nostri. Aziende come Ikea e Tesco hanno detto che vogliono che le loro merci siano trasportate su mezzi green: se non li sviluppiamo noi, ci penserà qualcun altro”.

(Riguardo al citato “cartello”: il 20 luglio la Commissione europea ha imposto una multa record di 2,93 miliardi di euro ai produttori di mezzi pesanti Daimler, Iveco, Volvo/Renault e DAF ritenendole colpevoli di aver formato un cartello per accordarsi sui prezzi e coordinarsi sull’introduzione di nuove tecnologie anti-emissioni).

RILANCIARE L’INDUSTRIA UE DELL’AUTO

L’idea non è di colpire l’industria automobilistica, ovviamente, ma di rilanciarla in chiave green: “Vogliamo essere sicuri che l’Europa resti il numero uno anche nelle auto verdi e nelle flotte moderne. Abbiamo il più alto numero di brevetti nei motori a combustione interna ma, per quanto riguarda i combustibili alternativi, altre regioni ci superano. Siccome il settore evolve molto rapidamente, dobbiamo muoverci anche noi subito o perderemo competitività”, dice Šefčovič.

Insomma, Usa, Cina e Giappone ci stanno superando per brevetti e sviluppo di tecnologie e auto a basse emissioni. L’Ue deve progredire più in fretta ed ecco dunque gli obiettivi al 2030. Il pacchetto introdurrà nei prossimi mesi “incentivi per i produttori d’auto e nuovi standard per veicoli a basse emissioni”, annuncia Šefčovič. E aggiunge: “La maxi multa per i comportamenti monopolisti dei produttori di camion in Europa dimostra che abbiamo un problema nella nostra industria automobilistica“. E poi lo scandalo Volkswagen sui test delle emissioni: “Ha sempre a che fare con i produttori d’auto, mostra che dobbiamo cambiare registro e che il futuro di questa industria è nella mobilità a basse emissioni. L’Olanda ha già deciso che dopo il 2025 userà solo autobus elettrici. Chi produrrà questi autobus, aziende europee o estere?”.

LA REAZIONE DELL’AUTOMOTIVE

La strategia europea non soddisfa però la European Automobile Manufacturers Association (Acea), che rappresenta 15 produttori d’auto e mezzi pesanti del nostro continente. Acea non gradisce l’imposizione di più regole; vorrebbe invece poter usare camion di dimensioni maggiori, anche con i combustibili verdi, ma per i questi vuole incentivi fiscali. L’associazione si è già incontrata con i produttori e presenterà la propria strategia per il taglio delle emissioni in autunno; tra le misure che sostiene ci sono migliorie sulla pavimentazione stradale e corsi per i conducenti dei mezzi pesanti per una guida che limita l’inquinamento.

“L’industria dell’automobile è decisa a impegnarsi a ridurre le emissioni di CO2 su tutti i suoi segmenti, dalle auto ai camion”, ha fatto sapere il Segretario generale di Acea Erik Jonnaert. “Ma la strategia Ue mette tutto il peso sul trasporto su strada, mentre Acea chiede un approccio più equilibrato che affronti tutte le modalità di trasporto, anche aereo, marittimo e ferroviario”.

Anche se la strategia europea parla di mobilità digitale, prezzi e fonti di energia, Acea pensa che la maggior parte delle misure vincolanti proposte riguardino solo la tecnologia per i veicoli nuovi e non presti sufficiente attenzione “ad altri fattori importanti che influenzano le emissioni durante l’utilizzo dei veicolo, come il carburante, il rinnovo della flotta, l’infrastruttura, il comportamento del conducente, e il potenziale dei veicoli connessi e a guida automatica che andrebbe sfruttato di più”.

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