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(Seconda parte dell’analisi di Guido Salerno Aletta; la prima parte pubblicata ieri si può leggere qui)

Nel caso dell’Italia occorre intervenire in modo sistemico, in via preventiva, per la patrimonializzazione delle banche e per la pulizia dei loro bilanci: in questi termini, a questi fini, e fintanto che l’operazione non viene conclusa, la operatività del bail-in deve essere sospesa.

Occorre procedere innanzitutto a una massiccia e generalizzata ricapitalizzazione del sistema bancario italiano, per un importo di circa 40 miliardi di euro. L’operazione va effettuata attingendo direttamente ad una quota delle sue riserve dalla Banca d’Italia, che ad aprile scorso erano pari ad oltre 136 miliardi di euro, considerano oro, valute e diritti.

La Banca d’Italia è stata privatizzata, è partecipata da istituzioni bancarie italiane, e deve mettere a disposizione queste risorse per restituire la fiducia del mercato nel sistema. Così come è previsto nella Direttiva BRRD per gli interventi pubblici nell’ambito della disciplina del bail-in (art. 57), e così come è accaduto per le ricapitalizzazioni bancarie effettuate negli Usa attraverso il Tarp (Troubled Asset Relief Program), si tratta di un intervento temporaneo nel capitale, che sarà “ceduto al settore privato non appena le condizioni commerciali e finanziarie lo consentano”, ricavandone un utile: come Lender of last resort, Banca d’Italia darà corso ad una anticipazione di capitale. Ove ritenesse di non poter svolgere tale attività direttamente, per evitare una sovrapposizione con le attività di vigilanza e di Autorità di risoluzione, il Tesoro potrebbe incaricarsene come agente fermo restando che utili e rischi dell’operazione permarrebbero sempre in capo alla prima.

C’è poi la questione della pulizia dei bilanci bancari, affrontata più volte intervenendo sulle normativa che disciplina le procedure fallimentari, sul sistema delle esecuzioni immobiliari e sulle garanzie pubbliche sulle sofferenze bancarie cartolarizzate (Gacs). Nessuna iniziativa è stata rivolta alla questione del valore delle garanzie e della loro effettiva liquidabilità a prezzi non predatori, che si risolvono in un danno sia per la banca creditrice che per il privato debitore.

Come è stato dichiarato dallo stesso Governatore Ignazio Visco, a dicembre scorso le sofferenze lorde ammontavano a circa 200 miliardi di euro: questo era l’ammontare dei crediti bancari nei confronti di soggetti de jure o de facto insolventi, a fronte di collaterali immobiliari a garanzia per circa 160 miliardi. Scomputando le perdite già assorbite, le sofferenze nette ammontavano a circa 87 miliardi, che sarebbero ampiamente coperti da collaterali immobiliari per 85 miliardi e da garanzie personali per 37 miliardi di euro. Il fatto è che si tratta di valori di garanzia solo teorici, perché il mercato immobiliare è fermo, per diverse ragioni: saturazione della domanda, rallentamento economico, dinamica demografica sfavorevole, occupazione giovanile stagnante.

Per il sistema bancario, c’è soprattutto un problema di liquidità delle garanzie, non di solvibilità. C’è una quota estremamente rilevante di sofferenze bancarie nei confronti del settore edilizio e di quello immobiliare: una svalutazione dei crediti pari a circa il 50% dei valori del 2007 è già sufficiente per cedere le garanzie reali senza imporre alle banche ulteriori perdite, e senza accelerare su esecuzioni penalizzanti per tutti. E’ qui che bisogna agire, cartolarizzando le garanzie e ponendo gli immobili come sottostante, anche se sono vuoti o non producono reddito, con una restituzione del capitale a vent’anni. Questa operazione sarebbe analoga a quella compiuta dalla Fed con l’acquisto delle MBS’s, i titoli emessi dalle Agenzie federali cartolarizzando i mutui immobiliari concessi dalle banche.

Anche in questo caso, l’operazione di cartolarizzazione delle proprietà e dei mutui immobiliari sarebbe prodromica all’acquisto dei titoli nell’ambito del Qe, riducendo contestualmente la quota dei titoli di Stato acquistata mensilmente. Nel 2015, la Banca d’Italia ha acquistato dal sistema bancario circa 73 miliardi di titoli pubblici, erogando liquidità che non è andata al credito per carenza di capitale disponibile. Con ogni probabilità, visto che solo i titoli pubblici non consumano capitale bancario, sono stati effettuati acquisti di titoli di altri Stati.

Destinando un ammontare di risorse paragonabile a quello utilizzato nel 2015 per gli acquisti dei titoli di Stato, in un anno si prosciugherebbe abbondantemente il lago delle garanzie immobiliari riferite alle sofferenze bancarie: la Cassa Depositi e Prestiti, senza attingere neanche per un euro al risparmio postale, potrebbe organizzare questa operazione, che si tradurrebbe in una partita di giro visto che trasferisce immediatamente la proprietà dei titoli. Effettuerebbe le operazioni, per un ammontare fino a 5 miliardi di euro mensili, che di volta in volta verserebbe alle banche ricevendoli attraverso il Qe dalla Banca d’Italia. Le banche italiane cederebbero le garanzie immobiliari ricevendo liquidità, con questa sanerebbero le sofferenze e libererebbero così il capitale impegnato, rendendolo disponibile per erogare nuovo credito.

Il governo italiano ha appena ottenuto dalla Commissione europea il via libera per offrire garanzie statali alle banche, fino all’importo massimo di 150 miliardi di euro per l’anno in corso, al fine di facilitarne l’accesso alla liquidità sul mercato. C’è un persistente deflusso di risorse verso l’estero: fra aprile scorso e lo stesso mese del 2015, il saldo italiano nell’ambito della piattaforma Target 2 è peggiorato di 83 miliardi di euro, raggiungendo quota -264 miliardi, a ben poca distanza dal record negativo di -285 miliardi toccato all’apice della crisi, nell’agosto 2012.  E’ un ulteriore segnale di quanto la situazione sia delicata e della necessità di intervenire in modo risolutivo. C’è una crisi di fiducia che va immediatamente arginata.

Le risorse ci sono, e gli strumenti pure, per restituire solidità al sistema bancario. Primo: ricapitalizzarlo, utilizzando a tempo una quota delle riserve della Banca d’Italia. Secondo: nettarne i bilanci, cedendo le garanzie immobiliari da utilizzare come sottostanti di titoli da utilizzare nell’ambito del Qe.

Dopo aver troppo atteso soluzioni salvifiche di mercato, è ora di agire. Piuttosto che stare ancora sulla difensiva, aspettando gli eventi.

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