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Banche, fisco e debito pubblico. Ora tocca alle imprese. Terza e ultima puntata del viaggio di Formiche.net nei meandri dell’economia a Cinque stelle. Stavolta la sponda è quella industriale, su cui i grillini hanno lanciato in questi ultimi mesi una serie di proposte con cui tentare di risollevare l’economia reale dalle macerie della crisi.

UN FONDO NAZIONALE PER IL MICROCREDITO

Parlare di imprese vuol dire parlare anche di credito. Tra le prime proposte in materia, la grillonomics mette la costituzione di un fondo nazionale per il microcredito. Un piccolo pozzo da cui attingere quelle risorse necessarie alle aziende e alle startup per rinnovare il proprio parco macchinari o più semplicemente sbloccare gli investimenti congelati a causa della stretta creditizia. “Grazie alle restituzioni delle eccedenze sugli stipendi dei parlamentari M5S, è finalmente nato il fondo per il microcredito che fa capo al ministero dello Sviluppo”, spiegano dal Movimento. Il nuovo strumento consentirà ad aspiranti imprenditori e a giovani imprese di ottenere un finanziamento fino a 25mila euro (35mila se si accetta il frazionamento del credito e si è in regola con le ultime sei scadenze di restituzione) a tassi agevolati e senza la necessità di garanzie reali. In tal proposito i grillini fanno notare come il Mise abbia stanziato “30 milioni che si aggiungono ai circa 15 milioni degli emolumenti dei portavoce del Movimento”.

STOP AI MUTUI PER FAMIGLIA E IMPRESE

Per rimanere sempre nel campo del credito, un’altra delle “vittorie” grilline, finita direttamente nell’ultima manovra, è la facoltà, per famiglie e imprenditori, di recarsi in banca e chiedere la sospensione della quota capitale del proprio mutuo o prestito per il periodo 2015-2017. “La banca”, spiegano le stesse fonti, “non può negare questa facoltà e l’unico obbligo per il cliente è quello di continuare a versare gli interessi al tasso pattuito. La misura consente ai nuclei e alle aziende di trattenere quella liquidità che stenta a circolare nel sistema dell’economia reale, nonostante gli interventi della Bce”.

DIFENDERE (E TRATTENERE) IL MADE IN ITALY

Anche il made in Italy si è ritagliato un ruolo di rilievo nella grillonomics. Due le misure firmate dallo staff economico del Movimento di Beppe Grillo. La prima riguarda una vera e propria “punizione” per gli imprenditori che delocalizzano, cioè portano impianti e produzione in altri Paesi. “In legge di Stabilità il M5S”, spiegano dal Movimento, “si è preso anche cura del vero made in Italy: abbiamo infatti ottenuto una norma che prevede la restituzione dei fondi pubblici intascati dalle imprese che poi delocalizzano almeno il 50% della forza lavoro prima di tre anni da quando hanno ottenuto l’incentivo stesso”.

ABBATTERE IL DUMPING

Un’altra idea, stavolta più una proposta che una norma nero su bianco, riguarda “l’italianità dei prodotti”. Il M5S “ha combattuto contro il dumping (‘esportazione di merci a prezzi molto più bassi di quelli praticati sul mercato interno o su un altro mercato, ndr) delle multinazionali. Abbiamo chiesto, infatti, un giro di vite penale sul reato di fallace indicazione che oggi è punito solo a livello amministrativo. Insomma, si tratta di dare lo stop al falso made in Italy dei prodotti che, magari, vengono ideati e commercializzati in Italia ma, nel mezzo, hanno una filiera di produzione che li porta in Paesi nei quali i costi di produzione (e spesso anche la qualità) sono molto più bassi”.

Beppe Grillo, M5S

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