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Questa volta gli stress test non saranno un toccasana. Nel 2014 gli analisti di Kepler Cheuvreux erano rimasti molto colpiti dal processo conosciuto come “Comprehensive Assessment”. Il processo era chiaro e approfondito, “pass e fail” erano segni inequivocabili e il meccanismo di vigilanza unico (SSM) è stato un buon punto di partenza.

Due anni dopo l’Europa come entità politica sta affrontando la più grande crisi dalla sua creazione nel 1957, l’Italia resta la principale fonte di preoccupazione degli investitori e l’esito dello stress test non sembra comportare nessuna revisione obbligatoria. I risultati verranno pubblicati venerdì 29 luglio alle 21.00. Per gli esperti di Kepler Cheuvreux è probabile che saranno fonte di confusione e che i risultati di Mps saranno i più deboli tra le banche da loro coperte.

Rispetto al 2014 quest’anno non c’è un’asset quality review, non c’è la soglia pass/fail (5,5% il Cet1 ratio transitional) e alcune assunzioni macroeconomiche non sono così severe come lo erano due anni fa. Allo stesso tempo, però, la gestione/rischio operativo sono testati per la prima volta, “il che è positivo a nostro avviso, ma crediamo che lo stress test 2016 sia un passo indietro rispetto a quello molto credibile del 2014”.

IL REPORT

Per gli analisti di Kepler Cheuvreux è probabile che verrà applicata la soglia particolare del 5,5% ai risultati di quest’anno per valutare dove i problemi di capitale siano più evidenti. E per quanto riguarda le banche italiane gli analisti di Kepler Cheuvreux hanno notato che nel caso di Intesa Sanpaolo alcune delle misure sul capitale realizzate nel 2014, come ad esempio la rivalutazione della quota di Banca d’Italia pari a circa 60bps in più di capitale, non erano state contabilizzate nel Cet1 di partenza del 2014.

BPM E BP

Per quanto riguarda poi il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano da allora hanno aumentato il loro capitale per 2,5 miliardi di euro e 0,5 miliardi, rispettivamente, e hanno deciso di fondersi quest’anno (assemblee a novembre).

UNICREDIT

Mentre Unicredit dovrebbe essere supportata da un più elevato Cet1 di partenza a fine 2015 (10,7% contro il 9,6% dopo l’asset quality review di fine 2013) e dalla recente vendita di attività (il 10% di Fineco e il 10% di Bank Pekao) che ha generato 20bps di capitale Cet1 extra, dismissioni che saranno incluse nella conclusione dello stress test.

UBI BANCA

“Intesa andrà bene e così Ubi Banca alla luce del recente piano di ristrutturazione annunciato che presuppone un Cet1 del 12,8% entro il 2020. Notiamo anche che Mediobanca, molto vicina al “pass” nel 2014, con un Cet1 phased-in del 12,4% a fine 2015, questa volta dovrebbe ottenere un più ampio “pass”.

MPS

In questo quadro piuttosto costruttivo per il sistema bancario italiano, Banca Monte dei Paschi sarà al centro dei risultati. Gli analisti di Kepler Cheuvreux si chiedono se sarà in grado di firmare un accordo vincolante per cedere gran parte dei suoi non performing loan, riducendo al minimo le perdite, e poi trovare capitale fresco sul mercato o, in caso di un fallimento, ottenere un supporto pubblico, utilizzando la flessibilità delle norme Ue in caso di emergenza.

LE INDISCREZIONI

In effetti, stando alle ultime indiscrezioni, 4 banche italiane su 5 dovrebbero superare senza problemi gli stress test, ancorché non siano previste soglie minime o promozioni/bocciature. In particolare, Intesa Sanpaolo dovrebbe riportare un Cet1 dell’11% nello scenario avverso rispetto al 13% iniziale. Se confermato, questo risultato per gli analisti di Equita comporterebbe un impatto di 200bps contro 340bps nel 2014.

LO SCENARIO

Il Banco Popolare e Ubi Banca dovrebbero riportare un Cet1 nella fascia elevata della media che secondo gli analisti di Equita potrebbe implicare un Cet1 del 9-10%, partendo dal 12,4% e dall’11,6%. Ipotizzando, sulla base delle indiscrezioni, un Cet1 finale del 9,5%, il Banco Popolare subirebbe un impatto di 290bps (320bps nel 2014) e Ubi di 210bps (360bps nel 2014).

I NUMERI

Da segnalare che il Banco ha già comunicato che un esercizio interno effettuato utilizzando parametri e metodologia simile a quella applicata dall’Eba ha confermato la resilienza del business model, il che lascerebbe pensare a un risultato simile se non migliorativo rispetto a quello del 2014. Infine Mps riporterebbe un Cet1 sotto il 5,5% rispetto al 12% di fine 2015.

Se confermato questo risultato, comporterebbe un impatto di 700bps rispetto ai 710bps del 2014. Per fare fronte a questa situazione, l’ipotesi di base sarebbe un aumento di capitale da oltre 3 miliardi di euro sul mercato garantito da alcune banche d’affari. Sembra escluso l’intervento del governo anche sotto forma di sottoscrizione dell’eventuale inoptato.

Pubblicato su MF/Milano Finanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

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