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Un grande vincitore: il Movimento 5 Stelle. E due sconfitti, seppur con sfumature diverse: il Partito Democratico e il centrodestra. E’ un autentico terremoto politico quello sancito dai ballottaggi di ieri in cui si votava per scegliere il sindaco in 126 comuni italiani tra cui i capoluoghi di regione Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna e Trieste. Il dato più clamoroso è l’exploit del partito di Beppe Grillo che espugna Roma e Torino con Virginia Raggi e Chiara Appendino, in entrambi i casi ai danni del partito di Matteo Renzi. Nel complesso il M5S vince in 19 dei 20 comuni in cui era al ballottaggio: resiste solo Alpignano in provina di Torino.

IL TRIONFO DI RAGGI

Scontato nell’esito ma clamoroso nelle sue dimensioni il risultato di Roma dove la trentasettenne Raggi – avvocato e consigliere comunale uscente – ha travolto il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti. La pentastellata diventa il primo sindaco donna nella storia della capitale d’Italia con la percentuale bulgara del 67% dei consensi. Un trionfo che la grillina ha commentato in conferenza stampa di fronte alle telecamere e ai giornalisti poco dopo l’una di notte. “Hanno vinto i cittadini di Roma. E’ un momento storico che segna una svolta. Tutto ciò lo dobbiamo a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio che hanno avuto la forza di portare avanti un progetto importante“. Poi qualche brevissima anticipazione sul modo con cui cercherà di assolvere il suo compito di primo cittadino della città eterna: “Sarò il sindaco di tutti. Lavoreremo per riportare la legalità e la trasparenza nelle istituzioni dopo vent’anni di malgoverno e Mafia Capitale“.  Infine un appello agli sconfitti a collaborare: “Mi auguro che le forze politiche abbiano il buon senso di aprire un dialogo onesto e di rimettere al centro l’interesse dei romani. I problemi sono tanti. Io sono pronta a governare“. Toni ancora ruvidi però nei confronti del Pd dopo le polemiche degli ultimi giorni: “Dalle altre forze politiche ho ricevuto attacchi vili“. Giachetti dal canto suo ha atteso pochissimo per commentare l’esito del voto. Una piena assunzione di responsabilità la sua: “E’ una sconfitta che mi appartiene, avevo chiesto al partito di avere le mani libere e le ho ottenute. In politica le sconfitte esistono. Adesso faremo una battaglia di opposizione non preconcetta, costruttiva ma molto determinata“.

LA SORPRESA APPENDINO

La più sorprendente delle notizie arriva da Torino: l’uscente Piero Fassino è stato sconfitto dalla grillina Appendino che è riuscita anche a ribaltare l’esito del primo turno di due domeniche fa, quando il candidato del centrosinistra aveva ottenuto un vantaggio di oltre dieci punti. La trentunenne – negli ultimi 5 anni all’opposizione di Fassino nel consiglio comunale di Torino – ha staccato l’ex segretario dei Ds di quasi 10 punti: “E’ finalmente giunto il nostro tempo. E’ stato un lungo cammino, pieno di difficoltà nel quale però siamo andati avanti senza mai perdere il sorriso. Ora abbiamo il dovere di ricurire una città che è fortemente lacerata. Ringrazio Fassino e la sua squadra per aver servito la città negli ultimi cinque anni. Sarò il sindaco di tutti“. Una vittoria – quella di Appendino – che mette fine all’ininterrotto dominio del centrosinistra a Torino, iniziato nel 1993 con Valentino Castellani e proseguito poi con Sergio Chiamparino e con il primo mandato di Fassino. A pesare sull’esito della consultazione elettorale le scelte degli elettori di centrodestra che hanno scelto in massa di schierarsi con la candidata grillina, come ha riconosciuto lo sconfitto: “È evidente dal voto che il centrodestra ha scelto in blocco la candidata del M5S, ha fatto convergenza. Noi confermiamo i nostri voti, il dato artimetico è netto“.

SALA SALVA RENZI

A salvare Renzi e il Partito democratico ci ha pensato Beppe Sala, che è riuscito a mantenere il distacco del primo turno e ad imporsi sul rivale Stefano Parisi, la cui candidatura era sostenuta da un centrodestra vecchia maniera che andava da Maurizo Lupi e il Nuovo Centrodestra fino a Matteo Salvini. Il risultato finale vede Sala arrivare al 51,7% e Parisi fermarsi al 48,3%. “E’ stata una grande vittoria, ora realizziamo il programma“, ha commentato Mr Expo che poi ha aggiunto: “In questa avventura ho scoperto quanto conta il gruppo, abbiamo vinto tutti insieme“. Un po’ sulla falsariga di quanto avvenuto nel corso della campagna elettorale, i commenti del post-voto da parte di Parisi sono stati all’insegna del fair play: “La nostra opposizione non sarà ostruzionistica. Contribuiremo a costruire il futuro di Milano. Oggi chiedo a tutti voi di continuare a lavorare in mezzo alla gente“. Poi una frase sui suoi futuri impegni, che alcuni vorrebbero alla guida del centrodestra nazionale: “Per Milano ci sarò sempre. Farò il consigliere comunale ma è innegabile l’importanza di quanto è avvenuto nel capoluogo lombardo. Qui il centrodestra ha ottenuto di gran lunga il suo miglior risultato tra quelli delle grandi metropoli“.

DE MAGISTRIS BISSA A NAPOLI

Conferma con un quasi plebiscito per Luigi De Magistris che ha staccato il suo avversario di centrodestra Gianni Lettieri di oltre trenta punti. Il sindaco uscente ha ottenuto oltre il 66% dei voti mentre lo sfidante – che già ci aveva provato nel 2011 – si è fermato a poco più del 33%. Nel capoluogo campano a far discutere è però anche il dato dell’affluenza alle urne che si è fermata al 37%, ben tredici punti percentuali in meno della media nazionale del 50%. “Abbiamo vinto contro il candidato ufficiale governativo del partito democratico, contro lo schieramento governativo, contro il M5s, contro Lettieri, Berlusconi e Forza Italia e contro l’informazione che si è schierata contro” , ha gioito il vincitore. Nessun commento, invece, da parte dello sconfitto che parlerà in mattinata in conferenza stampa.

LA CONFERMA DI MEROLA

Riconfermato a Bologna Virginio Merola che ha staccato l’avversaria – la leghista Lucia Borgonzoni – di dieci punti percentuali. “La sinistra Pd che vince“,  hanno commentato subito gli osservatori nel corso delle varie maratone elettorali della notte e lui il diretto interessato ha in qualche modo confermato l’interpretazione. Ad esempio – intervenendo a La7 da Enrico Mentana – si è fatto portavoce della richiesta di un cambio di passo nella gestione del partito che arriva da un bel pezzo della sinistra Dem: “Renzi sta governando molto bene ma è necessario riorganizzare il partito. Il nostro segretario deve prendere sul serio questo tema. Non si può governare dall’alto, i dati sono evidenti: perdiamo voti tra i ceti popolari. Questo per un partito di sinistra non va bene“.

IL CENTRODESTRA CHE VINCE

Parziale consolazione per il centrodestra il risultato di Trieste, l’unico capoluogo di regione nel quale sia riuscito ad imporsi. A spuntarla Roberto Dipiazza – sostenuto da una coalizione formata da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – che ha totalizzato il 52,6% dei voti. Sfuma dunque la rielezione per il sindaco uscente Roberto Cosolini che era sostenuto da Partito Democratico e Sel. Per Dipiazza si tratta di un ritorno alla guida di Trieste che ha già amministrato per due mandati dal 2001 al 2011.

LA SCONFITTA SECONDO RENZI

Nessuno dubbio che per il Pd si tratti di un’insuccesso destinato a far discutere. Del resto lo ha ammesso lo stesso partito del premieri che in una nota diramata dopo mezzanotte definisce “nette e senza attenuanti le sconfitte di Roma e Torino“. A tenerlo a galla , però, le “vittorie chiare e forti di Milano e Bologna“.  Risultati di cui si discuterà nella prossima riunione della Direzione Nazionale del partito, in programma venerdì pomeriggio.

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