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Diciamo la verità: l’Europa è da tempo un progetto delle élite multiculturali e tecnocratiche convinte di poter disciplinare le popolazioni europee senza bisogno di vera legittimazione democratica.

L’Europa ha svolto una funzione positiva per vari decenni, promuovendo la libertà di commercio, la libertà di movimento dei cittadini europei, la libertà di investimento. Per Paesi scassati come l’Italia, l’UE è spesso stata una fonte di modernizzazione.

Ma la vera follia tecnocratica è stata l’unione monetaria: introdurre una moneta unica tra Paesi diversi senza avviare l’unione fiscale e di bilancio, senza pensare a un vero passaggio democratico di legittimazione della casa comune europea.

In questi anni si è allargata la divaricazione tra la gente comune (che non è globalizzata, che non parla le lingue straniere, che ragiona in chiave locale) e le élite globalizzate, tecnocratiche.

Le politiche europee, l’austerity, l’assenza di una politica comune sull’immigrazione, sulla crescita, sulla scuola provocano un rigetto da parte di vaste fette della popolazione europea.

I populismi (Ukip, Le Pen, M5S, etc) vendono scorciatoie: fuori dalla Ue, ritorno alle politiche nazionali. Ma si dimentica che i margini per le politiche nazionali sono ridottissimi. Fuori dalla Ue l’Italia cosa farebbe? Più debito pubblico, svalutazioni… crisi finanziaria stile Argentina 1999-2000.

Va comunque rifondata l’Europa su basi democratiche.

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