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Oxfam, l’organizzazione internazionale che si occupa di progetti umanitari e di sviluppo, aggiorna i dati dei soldi custoditi al riparo degli occhi indiscreti del Fisco: Stanno parcheggiati offshore 7.600 miliardi di dollari. “Di 68 società che hanno avuto fondi dal Fmi, 51 usano paradisi fiscali”, ha affermato Winnie Byanyima, il direttore esecutivo di Oxfam, intervenendo a un incontro sui sistemi fiscali con il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde.

Ci risiamo. Tassazione, evasione ed elusione, tornano alla ribalta con lo scandalo dei Panama Papers che ha travolto alcuni dei potenti del mondo.
L’attenzione sul problema, proprio a valle delle nuove rivelazioni dell’Icij, resta elevata. La Commissione Ue ha recentemente proposto una stretta fiscale che obbligherebbe le multinazionali a dare conto della loro presenza e delle tasse che pagano nei vari Paesi. Verrà lanciata a giorni una nuova piattaforma sulla tassazione che metterà insieme Fmi, Banca Mondiale, Ocse e Onu. La Lagarde, durante il Fiscal Forum 2016, ha spiegato: “E’ fondamentale avere tutti intorno al tavolo”, rappresentando pertanto “anche i Paesi a basso reddito”. La contraddizione, secondo il numero uno dell’Fmi, è che “operiamo in un sistema globale ma le tassazioni sono su base nazionale”. La task force “non avrà alcun orientamento politico – ha assicurato la Lagarde – le società faranno parte della consultazione ma le istituzioni devono lavorare autonomamente”.

Bene, mentre i Policy Maker si danno un gran da fare, per far pagare la tasse a quelli che ci marciano, vediamo di guardare di traverso i fatti.

7.600 mld di dollari fuori fisco, una quantità pari al 10% del Pil del mondo.

Una montagna di risorse economiche che, sottratte alla crescita, la depauperano.

Questa sembra essere la faccia in ombra di quella disparità degli 1% che hanno molto, contro quel 99 che ha poco.

Già, disparità tra quelli che stanno in purgatorio, in paradiso e all’inferno:

– di quelli che con il poco spendono meno, limitando il proprio contributo alla crescita;

– di quelli che hanno più di quanto possano ragionevolmente spendere, riducendo ancor più la crescita potenziale e che, a fronte di questa riduzione, tengono i soldi nei paradisi fiscali invece di fare spesa in conto capitale;

– di quelli dei “fischi” nazionali, immiseriti da non poter fare l’altra spesa, quella pubblica.

Moralmente riprovevole tutto questo? Oltre la morale, più semplicemente stupido!

Stupido ritenere che si possa allocare la ricchezza prodotta dalla crescita in tal modo improvvido da minare le capacità di contributo degli agenti economici, conditio sine qua non, per rifare la stessa crescita, anzi di più.

Occorre, chiudento i pertugi e senza indugi o sconti a chicchessia, ri-allocare il mal allocato, così che nessuno possa sottrarsi dall’esercitare il ruolo che gli tocca nel sistema economico; fare tutti insieme appassionatamente la spesa, quella aggregata appunto, per tornare a fare questa benedetta crescita.

Mauro Artibani

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UN MONDO ECONOMICAMENTE STUPIDO

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