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L’assemblea degli azionisti delle Generali, che si è tenuta a Trieste il 28 aprile, ha fornito l’occasione ai nuovi vertici di alzare il velo sulle strategie e i piani futuri. Del resto, per l’amministratore delegato Philippe Donnet non deve essere semplice sostituire Mario Greco, indiscusso capo azienda che a gennaio ha deciso di lasciare per approdare in Zurich. Proprio per questo cambio al vertice del Leone, per certi aspetti inatteso, è interessante analizzare e cercare di capire in che direzione si vuole muovere Donnet, in questa avventura affiancato dal direttore finanziario Alberto Minali.
L’IDENTIKIT DEL GRUPPO
Ecco l’identikit della compagnia assicurativa che Donnet ha tracciato in occasione dell’assemblea: “Un gruppo più semplice, più veloce e più connesso, focalizzato sulle esigenze dei clienti e degli agenti”, con un “rapporto di fiducia e trasparenza con cda e azionisti, perché continuino a credere in noi, anche attraverso una giusta remunerazione del capitale investito”. Il management ha invece escluso categoricamente la possibilità di nuove acquisizioni. Un tema, quest’ultimo, che assume tanta più rilevanza quanto più si decida di credere alle voci secondo cui la tumultuosa uscita di Greco sarebbe stata decisa anche sull’onda di una rilevante operazione straordinaria che il manager avrebbe voluto fare.
LE AZIONI IN BORSA
Tornando alle parole di Donnet, proprio sulla questione della remunerazione del capitale arrivano le dolenti note, perché le azioni delle Generali non si può certo dire che negli ultimi tempi siano andate bene in Borsa. Dall’annuncio dell’uscita di Greco, le azioni hanno corretto pesantemente al ribasso, fino ad arrivare a toccare un minimo dei 12 mesi appena sotto quota 11 euro, intorno a metà febbraio, quando comunque in generale sui mercati finanziari sono fioccate le vendite. Da lì è partito un piccolo recupero, che a metà marzo ha portato i prezzi appena sotto quota 14 euro, obiettivo che al 29 aprile (quando le azioni viaggiano intorno ai 13,5 euro) non risulta ancora superato. “Non siamo contenti della performance del titolo – ha detto Minali – e pensiamo stia sottoperformando rispetto agli altri assicuratori e all’indice. Unica consolazione è vedere che coloro i quali emettono raccomandazioni di vendita sono pochi, in un rapporto di uno a tre rispetto a quelli che consigliano l’acquisto”. Minali ha ricordato che il prezzo obiettivo medio assegnato dagli analisti è 16,5 euro, con un potenziale incremento quindi di circa il 20% rispetto al valore attuale.
CONSOLAZIONE DIVIDENDI
Ed è probabilmente proprio perché la performance dell’azione in Borsa lascia ancora a desiderare che il management del gruppo triestino ha trovato un altro modo per remunerare il capitale e allettare gli azionisti, già esistenti e potenziali. “Confido di poter distribuire un ammontare significativo di dividendi nei prossimi anni”, ha detto il cfo Minali, che ha aggiunto che per la cedola si prevede “una traiettoria di crescita sostenibile e i 72 centesimi approvati oggi (ossia il 28 aprile, giorno dell’assemblea, ndr) sono il primo passo in quella direzione”.
NUOVO CDA
L’assemblea degli azionisti del Leone ha dato l’ok al bilancio del 2015, chiuso in utile per 2 miliardi, ma soprattutto ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2016-2018. La novità, a riguardo, è che una parte dei fondi esteri soci delle Generali, corrispondente al 5% circa del capitale presente all’assemblea, ha votato a favore della lista di Mediobanca (prima socia del Leone col 13,2%), che ha ottenuto il 67,41% dei voti, mentre la lista di Assogestioni, associazione italiana del risparmio gestito, è stata scelta dal 32,15% degli investitori. I fondi istituzionali esteri erano presenti in assemblea con una quota di capitale complessiva del 19,9% a fronte di una presenza totale di capitale all’assemblea pari al 47,9 per cento.
Il cda delle Generali è così composto da 13 membri, di cui 11 della lista presentata da Mediobanca (Gabriele Galateri, Francesco Gaetano Caltagirone, Clemente Rebecchini, Philippe Donnet, Lorenzo Pellicioli, Ornella Barra, Alberta Figari, Sabrina Pucci, Romolo Bardin, Paolo Di Benedetto, Diva Moriani) e due dalla lista Assogestioni (Roberto Perotti e Paola Sapienza). Il cda che si è riunito subito dopo l’assemblea ha confermato Gabriele Galateri come presidente e Donnet come ceo.
INCIDENTE POPOLARE VICENZA
Dall’assemblea delle Generali è emerso anche quanto il Leone ha perso dall’investimento nella Banca Popolare di Vicenza (Bpvi), istituto alle prese con un complesso aumento di capitale da 1,5 miliardi che viaggia in contemporanea con la quotazione in Borsa. Il gruppo triestino, in particolare, è stato costretto a svalutare il suo 0,38% in Bpvi per 40 milioni di euro, come annunciato dal cfo Minali, che ha definito l’investimento “non molto interessante”. Il manager ha poi spiegato che Generali si è astenuta in occasione della votazione sull’azione di responsabilità contro ex amministratori e sindaci nell’ultima assemblea della Popolare di Vicenza perché la politica di voto della compagnia non prevede che si possa esprimere una preferenza in assenza di informazioni preventive sul tema trattato.
Gabriele Galatieri Di Genola e Philippe Donnet

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