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Il pomeriggio di mercoledì il parlamentare di Misurata Mohamed Raied (o Raith o al Ra’id), membro dell’HoR (cioè Tobruk) è stato rapito mentre si recava in aeroporto per prendere un volo per Tripoli. Raied, dirigente e fondatore della ditta alimentare Al Nasseem (yogurt e gelati), aveva da parlamentare boicottato l’HoR ma si era recato a Tobruk lunedì per votare favorevolmente all’accordo Onu. Non si sa chi sia stato a prenderlo, da Tobruk sostengono che non ci siano legami con il processo politico (il delegato Onu Martin Kobler in un tweet è stato un po’ più scettico), forse milizie avversarie, forse si è trattato di un episodio di criminalità collegato a un gruppo in affari nel mondo della droga, che voleva in cambio il rilascio di alcuni elementi arrestati a Misurata.

La Libia è questo, un posto senza regole dove le fazioni in guerra reciproca sono soltanto una parte della componente a terra che un eventuale intervento militare occidentale si troverebbe davanti. La criminalità dei traffici di contrabbando è una realtà altrettanto potente e spesso eteropica con gli altri attori sul campo, rinforzata dalle armi sottratte dallo svuotamento degli arsenali gaddafiani, e tenuta in vita dalla rotte meridionali, dove il Fezzan, la provincia a sud, perde i suoi confini con Niger e Ciad, altre terre di contrabbandieri. Lo stesso giorno del rapimento di Raied è stato rilasciato un altro parlamentare di Tobruk, rapito il 30 novembre 2015, Nabil Saad Aoun: chi siano stati gli esecutori e quale fosse il motivo del rapimento per ora non è chiaro.

Un panorama talmente complesso in cui perfino lo Stato islamico ha paura di muoversi. Il gruppo ha un rapporto paranoico con la sicurezza, e forse è per questo che il capo dello Stato islamico in Libia è stato scovato dal drone americano che lo ha ucciso ancora nelle aree intorno a Derna (il primo territorio preso  dall’Isis) e non nella capitale Sirte. Abu Nabil al Anbari, questo il nome del fu leader, potrebbe aver scelto di non muoversi verso Sirte perché percorrere 860 chilometri di costa, attraversando l’area di Bengasi, poteva rappresentare un viaggio troppo rischioso. In mezzo ci sarebbero potute essere le milizie tripolitane che non amano il Califfato, le forze dello pseudo esercito guidato dal generale libico Khalifa Haftar (Tobruk), o criminali che non si sarebbero fatti scrupoli a rapirlo per ottenere in cambio soldi o favori. Si parla da tempo della possibile convergenza tra lo Stato islamico e questi gruppi di contrabbandieri, una mutua sopportazione per mantenere interessi comuni, ma va detto che parallelamente ci sono ricostruzioni sulla possibilità che le due realtà siano in competizione, dato che lo Stato islamico potrebbe voler amministrare con le norme sharitiche fette di territorio su cui i criminali hanno l’abitudine di muoversi senza regole.

IL NUOVO GOVERNO

La questione “sicurezza” è prioritaria per chi decide di mettere piede in Libia, ovunque, anche nelle aree più urbanizzate e “sotto controllo” come Tripoli. In un’analisi Reuters scrive che «garantire la capitale libica non è uno small task (compito facile. ndr). In passato, le milizie [cittadine] hanno preso d’assalto gli edifici governativi, il parlamento è stato attaccato e un primo ministro è stato rapito per un breve periodo». Mercoledì la Tripoli Revolutionary Brigade guidata da Haitham Tagiouri ha sfilato per le strade della città dichiarando che il governo voluto dall’Onu sarebbe stato considerato come un invasore (la milizia ha un riferimento politico nel presidente del GNC di Tripoli Abu Sahmein).

Per questo mix di milizie imprevedibili e criminalità diffusa (e confusa con le milizie) il premier designato Fayez Serray dalla Tunisia ha già già deciso di sostituire la squadra che si occupa della sicurezza del Consiglio presidenziale (l’organismo creato dall’Onu per costruire il governo di concordia), affidando lo stesso compito alle milizie comandante dai generali Hamed Abud e Abdurrahman Attawil. Quest’ultimo è stato nominato capo della sicurezza del Consiglio. Attawil è uno degli ufficiali più rispettati a Tripoli tra le milizie che fanno base politica nella Fratellanza Musulmana: è un feroce oppositore di Haftar.

La sua scelta è un dettaglio che cela una chiara una volontà politica: Serraj vuole facilitare l’insediamento a Tripoli del futuro governo, evitando spiacevoli incidenti come quelli incorsi a Raied o come quelli in cui il futuro premier libico si è imbattuto durante la sua prima uscita ufficiale nel paese che andrà a governare: tre settimane fa, quando nel giro di poche ore ha rischiato la pelle tre volte.

Rapimenti, criminalità, milizie: il problema "sicurezza" in Libia vale per tutti

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