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Parafrasando un libro dell’umorista Paolo Monelli, pubblicato ai tempi della prima guerra mondiale (La Guerra è Bella ma Scomoda, Il Mulino), come un ritornello a Palazzo Chigi si ripete “La Guerra è Bella ma Costa”.

Il Presidente del Consiglio avrebbe voluto un ‘primato morale’ sulla prossima ventura “guerra di Libia”, ma il Pentagono ed il Dipartimento di Stato lo hanno preso in corner: se vuoi la bicicletta devi pedalare, se vuoi la ‘quarta sponda’, ci devi mettere cinquemila uomini e mezzi adeguati. Nel Palazzo, inoltre, si attende con timore e tremore la prima relazione di cassa della Ragioneria generale dello Stato. Poiché il bilancio è stato basato su stime economiche che sembrano ottimistiche, si profilerebbe l’esigenza di una manovra primaverile per aumentare le entrate e, se possibile, ridurre spese. Gli impegni per un conflitto mettono davvero paura. Anche perché devono essere approvati da un Parlamento che non sembra così propenso a sganciare il contante per mettere l’Italia in armi.

Allora, la “grande idea” (?!) è questa: mettere il costo della guerra sulle spalle delle vedove e degli orfani prima che gli interessati se ne accorgano. Sono infatti in fase avanzata di redazione due provvedimenti che raggiungerebbero questo obiettivo.

Il primo sarebbe (si perdoni il gioco di parole) la “resurrezione della tassa sul morto”, cioè un fortissimo aumento dell’imposta di successione. In un primo momento si pensava ad un decreto legislativo chiamato “delega fiscale”, ma i tempi stringono e la misura può esser colorata come un provvedimento equitativo. In uno dei prossimi decreti legge, la ‘franchigia’ verrebbe portata da un milione a 150 mila euro. Colpirebbe soprattutto i redditi e i patrimoni medi; chi è ricco, con l’aiuto di banchieri, di studi legali e commerciali, sta convertendo (in base a ‘buone’ soffiate di corridoi del potere) i propri patrimoni in società e fondazioni per mettere la famiglia al riparo. I ‘soliti noti’ si dovranno fare carico delle spese.

Non è un’idea bocconiana, ma è stata partorita da emuli di Thomas Piketty in quel di Tor Vergata, i quali però non hanno tenuto conto né degli aspetti “deboli” nel pensiero e nei numeri del loro “maestro”, né delle implicazioni. Occorre dire che in passato il Nuovo Centro Destra ha considerato un anatema il solo sentire parlare di “tassa del morto” (di cui si è avvantaggiato alla grande il suo arci-avversario Romano Prodi) e dovrebbe, quindi, essere pronto a fare saltare il tavolo nella consapevolezza – ultimo rapporto Istat alla mano – che in un’Italia che invecchia, anziani e pensionati sono la principale fonte di risparmio (per proteggere figli e nipoti).

In secondo luogo, nei Paesi in cui la “tassa sul morto” è stata re-introdotta e portata ai livelli elevatissimi (i maggiori nell’UE) di cui si parla, capitali ed investimenti sono corsi all’estero, con le conseguenze che si possono immaginare su crescita ed occupazione. Lo documenta, tra l’altro, un saggio di John Laitner della università del Michigan ad Ann Arbor (Wealth Accumulation in the US: Do Inheritance and Bequest Play a Significant Role- in Nespat Discussion Paper No. 12/2014.094).Laitner è distinto e distante dalle nostre beghe.

Andiamo alle vedove ed ai figli minorenni. Su di loro piomberebbe la drastica riduzione, e in molti casi la fine, delle ‘pensioni di reversibilità’ per coloro che ancora non ne usufruiscono. Non solo circolano bozze di provvedimenti (da inserire in un prossimo disegno di legge che contemplerebbe anche flessibilità in uscita) ma su lavoce.info, periodico creato da Tito Boeri, la settimana scorsa è uscito un saggio di Mario Sebastiani con specifiche tecniche su come architettare gli stessi provvedimenti.

Occorre dire che c’è una difficoltà obiettiva: il valore dei residui attivi del’INPS è arrivato a 168 miliardi con un incremento di un miliardo al mese nell’ultimo anno nonostante 40 miliardi di patrimonio netto si sarebbero persi negli ultimi cinque anni. Circa 700 milioni, nel preventivo 2016, anziché essere utilizzati per le gestioni previdenziali verrebbero “dirottati” – scrive un componente del CIV – verso la fiscalità generale. “Un prelievo forzoso” a danno di pensionati correnti e futuri, si legge. I sindacati confederali sono in armi: chiedono un nuovo management dell’INPS prima di ulteriori revisioni del sistema. L’INPS, dicono, non ha esigenza di soldi ma di buona gestione. La Dirstat minaccia lo sciopero dei dirigenti statali. La Cisal, la Confedir e la Federspev hanno indetto un convegno per il 17 marzo.

Ma, dicono a Palazzo, la guerra è guerra. I primi sondaggi dicono che potrebbe costare un plebiscito autunnale.

Che cosa si architetta su pensioni e imposte

Parafrasando un libro dell’umorista Paolo Monelli, pubblicato ai tempi della prima guerra mondiale (La Guerra è Bella ma Scomoda, Il Mulino), come un ritornello a Palazzo Chigi si ripete "La Guerra è Bella ma Costa". Il Presidente del Consiglio avrebbe voluto un ‘primato morale’ sulla prossima ventura "guerra di Libia", ma il Pentagono ed il Dipartimento di Stato lo hanno…

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