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La televisione americana CNN è andata al fronte orientale in Siria, quello diretto nella zona di Palmira, la nota area archeologica conquistata a maggio dallo Stato islamico, dove i baghdadisti hanno distrutto parte del patrimonio storico culturale, vecchio circa duemila anni (e patrimonio mondiale UNESCO), perché ritengono i monumenti espressioni di idolatria. L’esercito siriano sta avanzando anche là, sebbene con ritmi molto più lenti di quelli visti ad Aleppo: si troverà davanti le forze del Califfato, diversamente da quello che succede in altre zone, in cui l’offensiva dei lealisti contrasta altre formazioni ribelli anche moderate.

russi3Il documento della CNN è importante non tanto per la portata giornalistica, ma perché riprende chiaramente il dispiegamento di militari e mezzi meccanizzati russi a terra – peccato il reporter americano Frederik Pleitgen non se ne sia reso conto e abbia bucato clamorosamente la notizia. Sono visibili blindati BTR-82A, tank T-90 e pezzi di artiglieria: con loro, identificabili, soldati con le tipiche divise verdi, simili a quelle viste più volte in Ucraina e analoghe a quelle dei reparti speciali che hanno scortato i giornalisti nel tour di Salma, la prima grande conquista di Damasco avvenuta una mese fa.

Il reportage è ancora più interessante se si pensa che il Cremlino ha più volte sostenuto che i suoi militari non sono ufficialmente impegnati in operazioni terrestri, se non con un compito logistico di consulenza dalle retrovie: nel filmato della CNN si trovano invece in prima linea. (Le foto sono state riprese dal profilo Twitter @bm21_grad, il primo ad accorgersene).

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LA MEDIAZIONE RUSSA

La Reuters ha altre notizie importanti (se confermate ulteriormente): in un articolo scrive che dai dati raccolti da diverse fonti interpellate negli ultimi due mesi, l’agenzia è in grado di affermare che operatori russi sul terreno si stanno occupando di dirigere il fuoco di artiglieria (e non solo gli attacchi aerei, dunque sarebbero impegnati in modo più diretto a terra) e inoltre stanno portando avanti continui sforzi di mediazione con le forze che si oppongono al presidente siriano Bashar al-Assad. Da quanto raccontano all’agenzia britannica fonti siriane e non, da entrambi i lati dello schieramento, i militari di Mosca avrebbero facilitato, attraverso accordi, lo spostamento di gruppi di combattenti integralisti per liberare aree critiche nel sud della Siria. Un convoglio scortato dai russi avrebbe trasportato alcuni combattenti della Jabhat al Nusra con le proprie famiglie dalla zona di Duma, nordest di Damasco, verso Idlib, città del nord in mano ad una coalizione di gruppi ribelli (Jaysh al Fatah), di cui al Nusra è azionista di maggioranza. La Jabhat al Nusra è la filiale siriana di al Qaeda, ed è considerata un gruppo terroristico sia dalla Russia che da Stati Uniti e Unione Europea. Poco a sud della capitale, invece, un altro convoglio sarebbe partito dall’area di Al Hayar al Aswad trasportando uomini dello Stato islamico a Raqqa, la capitale del gruppo nel nordest siriano.

Il Cremlino, a cui Reuters ha chiesto commenti e chiarimenti, non ha risposto: ma la posizione di Mosca è stata ribadita più volte, non ci sono truppe in Siria ad eccezione di quelle a protezione delle basi.

BOMBE SUI CIVILI

Negare il coinvolgimento è un’arte russa: parlando dalla conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, il primo ministro russo Dmitry Medvedev, ha negato che gli aerei della RuAF (Russian Air Force) stanno colpendo anche obiettivi civili.

Qualche giorno fa il gruppo di assistenza umanitaria White Helmets aveva pubblicato sulla sua pagina Facebook un conteggio dei morti tra i civili relativo al mese di gennaio 2016 fatto dal Syrian Network for Human Right (SNHR): secondo i calcoli, 679 sono quelli provocati dai bombardamenti russi, 516 quelli del regime; per confronto, secondo SNHR i morti civili in totale a gennaio sono stati 1382, dunque l’86 per cento sono stati causati dai lealisti.

Questa mattina un ospedale e un edificio scolastico sono stati colpiti nel nord di Aleppo, zona di Azaz. In un altro attacco aereo sotto le bombe è finito un ospedale di Medici Senza Frontiere a Maarat al-Numan, sud di Idlib. In totale sono rimaste uccise una ventina di persone, tutte civili, alcuni tra i malati. Ad Idlib la distruzione dell’ospedale di MSF lascia 40 mila persone senza assistenza medica. Massimiliano Rebaudengo, capo missione di Medici Senza Frontiere, ha parlato di “un attacco deliberato”. Gli aerei russi o siriani sono sotto accusa per aver sganciato gli ordigni: nell’area sono le uniche aviazioni presenti, perché i raid della Coalizione occidentale colpiscono molto più a est, dove si trova il Califfato, e i ribelli non hanno componenti aeree.

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