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La relazione presentata dal Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano a Parigi e riassuntivamente finalizzata alla “decarbonizzazione” della Puglia è molto ampia, tecnicamente dettagliata e perciò merita, a parere di chi scrive, da un lato un apprezzamento politico sotto diversi profili che si espliciteranno fra breve e, dall’altro, successivi e rigorosi approfondimenti nelle sedi competenti e con i vari soggetti d’impresa chiamati in causa nel documento. Ora, senza avere alcuna pretesa di esaustività nelle valutazioni espresse in questa sede, proveremo a organizzare un primo gruppo di considerazioni su alcune delle proposte avanzate a Parigi che non si prestano affatto a semplificazioni giornalistiche, dovendo invece costituire esclusivamente la base di un rigoroso confronto tecnico ed economico fra scienziati, tecnologi, economisti e manager aziendali, finalizzati all’assunzione di possibili decisioni da parte dei policy maker.

L’IMPEGNO DELLA REGIONE SUL CARBONE

Sotto il profilo strettamente politico il documento merita apprezzamento in primo luogo perché – al di là di ogni declamazione propagandistica – evidenzia invece l’impegno della Regione nell’affrontare nel merito tecnico una questione di grande complessità, ovvero quella di proporre la riduzione dell’impiego a vario titolo del carbone in alcuni grandi impianti insediati a Brindisi e Taranto: un tema, questo, ben presente peraltro ai gruppi industriali e al loro top management che gestiscono la centrale elettrica di Cerano a Brindisi e il Siderurgico nel capoluogo ionico. In secondo luogo, merita piena condivisione ciò che si evidenzia con incontrovertibile chiarezza nel Piano regionale, ovvero la netta contrapposizione a quanto propugnato dai settori più estremistici dell’ambientalismo locale che, lungi dal volere riconversioni dei siti industriali in questione, ne sollecitano soltanto (e ormai da anni) una pura e semplice dismissione, ritenendoli solo fonti di inquinamento e causa di gravi patologie.

L’ALTERNATIVA DEL METANO

Il Presidente della Regione inoltre – differenziandosi da coloro che non la vorrebbero affatto – accetta invece che possa essere costruita una nuova grande infrastruttura transnazionale di adduzione del metano e propone il suo utilizzo per una riconversione della megacentrale brindisina a carbone dell’Enel da 2.640 Mw, ove lavorano 450 addetti diretti e oltre 700 unità nell’indotto. Emiliano tuttavia propone tale riconversione collocandola saggiamente “in prospettiva” e – come si legge testualmente – “al termine dell’ammortamento degli attuali investimenti”. L’Enel infatti, com’è a tutti noto, sta completando a Cerano la costruzione delle due ‘dome’ per la copertura del carbonile con un investimento che completa in questo sito di generazione un ulteriore ciclo di interventi, finalizzati negli ultimi anni a ridurre sempre di più il suo impatto sull’ecosistema locale. Si rende pertanto necessario un tempo tecnico per ammortizzare l’ultimo ciclo di investimenti che hanno raggiunto, come già in passato, ragguardevoli dimensioni.

COSA PENSA L’ENEL

Inoltre l’Enel, concordando con quanto affermato dal Comitato dei suoi dipendenti che vogliono la prosecuzione dell’impiego come combustibile del carbone, ha sempre evidenziato che una riconversione a metano della Centrale di Cerano causerebbe pesanti esuberi fra le maestranze dirette e nell’indotto. È vero peraltro che per ridurre le emissioni di CO2 la società elettrica inaugurò nel marzo del 2011 un impianto sperimentale per la cattura della stessa anidride carbonica che avrebbe dovuto essere poi stoccata in grandi giacimenti esausti sotterranei. Sarebbe pertanto interessante al riguardo conoscere quali siano stati gli sviluppi del progetto e se esso sia considerato tuttora valido ai fini per il quale era stato varato. In ogni caso il nuovo vertice dell’Enel ha dichiarato di recente che la holding punta sempre di più sulle rinnovabili per la produzione di energia e perciò, ma è una nostra opinione, potrebbe anche valutare con attenzione la possibilità – previa un’accurata analisi dei costi – di riconvertire almeno uno dei quattro moduli della stessa centrale di Cerano che come impianto dovrebbe esaurire il suo ciclo di esercizio entro 15 anni.

LA QUESTIONE ILVA

Per l’Ilva il documento presentato dal Presidente Emiliano – che anche in questo caso sposa una linea di riconfigurazione degli impianti con l’uso del preridotto, ma non mira affatto ad una dismissione del Siderurgico – punta, con l’impiego del gas, a produrre preridotto di ferro per caricare forni elettrici, superando così il ciclo integrale e il suo processo produttivo che parte dalle materie prime ovvero minerali e carbon fossile; si realizzerebbe in tal modo la trasformazione della produzione di acciaio dal ciclo “minerale-coke-altoforno” al “ciclo minerale-riduzione diretta-forno elettrico-rottame”.

LA CARTA DEL PRERIDOTTO DI FERRO

In realtà, già Enrico Bondi quando venne nominato Commissario dell’Ilva, avvalendosi della consulenza del prof. Mapelli del Politecnico di Milano, aveva puntato sull’uso del preridotto di ferro impiegandolo anche in altoforno con risultati decisamente promettenti. In ogni caso una produzione massiccia di preridotto, per rendere economicamente conveniente il suo impiego, ha bisogno di grandi quantità di gas e a basso costo. Una riconfigurazione degli impianti inoltre – con il passaggio anche parziale ai forni elettrici – comporterebbe un costo elevato che andrebbe attentamente valutato, così come un riduzione di occupazione che però Bondi stimava in non più di 5-600, unità recuperabili in altri reparti dello stabilimento. L’impatto ambientale sarebbe molto più contenuto, ma una così complessa riconversione del ciclo di produzione andrebbe valutata nei suoi costi totali che sarebbero in ogni caso elevati. Toccherà comunque a coloro che saranno chiamati ad acquistare l’Ilva – alla luce del bando di vendita di prossima pubblicazione – valutare i costi e i tempi tecnici di esecuzione e di ammortamento di un investimento che è sicuramente fattibile sotto il profilo tecnologico.

ORA TOCCA A GOVERNO, IMPRESE E SINDACATI

Allora, si può affermare che il Presidente della Regione con il suo ampio intervento a Parigi ha posto sul tappeto e all’attenzione di Governo, imprese, sindacati, Istituzioni locali e opinione pubblica una gamma di possibili interventi in diversi siti industriali con l’impiego della risorsa strategica del gas, ognuno dei quali dovrà poi essere minuziosamente approfondito nella sua fattibilità economica da parte di chi fosse chiamato a realizzarli e a sostenerne i costi. Ora, tali interventi proposti dal Presidente Emiliano potranno essere recepiti in toto o anche solo in parte, ma dovranno essere sempre valutati in un quadro analitico scientificamente rigoroso, sperabilmente scevro da ogni pregiudiziale o retropensiero.

Ilva, ecco le proposte di Michele Emiliano

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