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Stavolta la bombola rischia di esplodere davvero. Mai come in questo ultimo frangente di 2015 il gas è al centro delle tensioni globali. La Russia, secondo produttore al mondo di gas, ha appena chiuso i rubinetti all’Ucraina, col rischio di lasciare al freddo mezza Europa. E potrebbe farlo poi anche con la Turchia se non si troverà una soluzione allacrisi del jet abbattuto. E qualcuno potrebbe rimanere a secco prima del tempo. In mezzo a tutto questo maremoto, l’Italia dipendente (cronica) dal punto di vista energetico, può diventare l’hub del gas in Europa? Forse, o forse sì. Per tentare di dare una risposta a questa domanda, Confindustria ha riunito questa mattina attori, addetti ai lavori ed esperti del settore Dai manager come Claudio Descalzi (Eni) e Carlo Malacarne (Snam), passando per il presidente dell’Authority dell’Energia Guido Bortoni, per arrivare al ministro dello Sviluppo Federica Guidi.

PUNTARE SUL CORRIDOIO SUD-NORD

Le prime indicazioni su come uscire dalla ragnatela della dipendenza energetica (e del caro-bolletta) sono arrivate proprio dall’associazione degli imprenditori guidata da Giorgio Squinzi. Con la domanda di gas che si appresta a tornare a crescere, meglio puntare sui giacimenti a Sud su quelli dell’emisfero Nord, Russia in primis. “C’è un grandissimo potenziale situato nell’area offshore del Mediterraneo orientale, come l’immenso giacimento Zohr in Egitto scoperto da Eni e le ricche riserve presenti in Israele, Libano e Cipro”, ha spiegato Confindustria. “In tale quadro, il nostro Paese assume un’evidente importanza, dovuta alla sua strategica posizione geografica e ai suoi collegamenti con fornitori esteri gia’ consolidati. L’Italia può rappresentare lo snodo per diversificare le rotte di approvvigionamento, il punto di equilibrio per evitare che il destino energetico dell’Europa resti nelle mani di un solo Paese fornitore”. Di qui, puntualizza Confindustria, l’esigenza di puntare più sull’asse Sud-Nord che viceversa, facendo leva quindi sul gasdotto Tap che approda in Puglia.

DESCALZI E IL PROBLEMA DELLE INFRASTRUTTURE

Il problema vero dell’Italia però, lo hanno sollevato i manager. Perchè per essere hub bisogna avere una delle due cose. O il gas, e l’Italia ne ha davvero poco, o le infrastrutture, e anche qui non è che siamo messi proprio benissimo. Claudio Descalzi, amministratore delegato dell’Eni, lo sa bene. Per questo nel corso del suo intervento ha sottolineato che “chi non ha le risorse non detta le regole. Però può puntare sulle infrastrutture. Il punto è che l’Italia ha speso in questi anni male i suoi soldi. E non possiamo essere un magnifico hub se non c’è un cambio di policy. Queste cose bisogna pur dirle”.

QUEI CONTRATTI (TROPPO) SVANTAGGIOSI

Il manager Eni si è poi soffermato sui prezzi dell’energia, attaccando i contratti a lungo termine, caratterizzati dalle cosiddette clausole take or pay, definiti da Descalzi “un vero e proprio cappio al collo, perchè obbligano a pagare il gas anche quando non si ritira. Io farò di tutto per combattere questi contratti che ci fanno spendere centinaia di milioni. E con il petrolio a 45 dollari l’Eni non è ricca e quindi tutto quello che potrò fare per cambiare questi contratti di lungo periodo lo farò. Ma temo servirà la bacchetta magica”. “. Il numero uno dell’Eni, incalzato a margine del convegno, si è anche soffermato sul futuro della controllata Eni Versalis, le cui voci di cessione si fanno sempre più insistenti. “La chimica ha perso oltre 5 miliardi di euro negli ultimi anni, ora servono 1,2 miliardi di investimenti. Stiamo cercando un compagno di viaggio, ma ancora non l’abbiamo trovato. Di sicuro, come paletti, metteremo che il management rimanga italiano e la sede in Italia”.

L’IMPORTANZA DEL TAP

I moniti di Descalzi sul gap infrastrutturale dell’Italia poi sono stati condivisi anche dall’ad di Snam Carlo Malacarne. Che però colto l’occasione per ribadire la bontà e l’importanza del progetto Tap, in cui Snam è entrata proprio quattro giorni fa con una quota del 20%. Per il manager di Snam il gasdotto che porterà in Italia il gas azero “oltre ad essere una nuova via di approvvigionamento in funzione della risoluzione della crisi Russia-Ucraina, potrebbe diventare un progetto importante per arrivare ai Paesi dell’est confinanti con l’Ucraina, che potrebbe diventare Paese di transito”. In questo quadro “l’Italia ha il vantaggio di essere su tuttti i corridosi, sia nord – sud che est – ovest, un vantaggio da giocarsi a tutti gli effetti”.

GUIDI TRA RASSICURAZIONI E SPERANZE

Sul tema del gas e della necessità di ridisegnare l’approvvigionamento energetico in Italia è intervenuto poi anche il governo, rappresentato per l’occasione dal ministro dello Sviluppo Federica Guidi. La quale ha dapprima rassicurato circa i rischi per l’Italia da una nuova crisi del gas tra Russia e Ucraina, sottolineando come “ad oggi non ci sono le condizioni per pensare di avere dei rischi per quello che riguarda l’anno in corso”. Lanciando però un avvertimento. Ovvero che “un mercato del gas efficiente e sicuro è precondizione per il buon funzionamento di tutti i mercati energetici. Per questo serve una sorta di tagliando al mercato del gas”.

Eni e Snam, Italia hub europeo del gas?

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