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Pubblichiamo un estratto dell’intervento del segretario generale Fim Cisl, Marco Bentivogli, pronunciato durante gli esecutivi unitari di Cgil, Cisl, Uil del 14 gennaio 2016 per la riforma del sistema di relazioni industriali.

Nel merito del documento, per quanto riguarda la funzione della contrattazione nazionale, il riferimento alla tutela del potere d’acquisto e all’inflazione, rimane il cardine principale, unitamente ad una valutazione su altri elementi macroeconomici, peraltro già previsti nell’accordo del ’93.
 Ricordo a tutti che la definizione del perimetro del Contratto non è neutrale relativamente alla forza e alla diffusione della contrattazione complessiva. Inoltre, tutti i rinnovi contrattuali siglati nel corso di quest’anno sono stati realizzati sulla base dell’Ipca che è il 3,9 – 4%, con basi di calcolo (salari di riferimento) ovviamente diverse a seconda dei settori. E nei settori a composizione più eterogenea, le disponibilità sono largamente al di sotto dell’inflazione, come Federmeccanica disponibile a erogare minimi contrattuali adeguati all’inflazione a solo il 5% dei lavoratori. La deflazione deve essere un’occasione per sviluppare la contrattazione decentrata non per rendere ancora più difficile il rinnovo dei contratti nazionali.

Del resto qualsiasi ingrediente aggiuntivo all’inflazione non può che riferirsi alla ricchezza prodotta (crescita economica o andamenti settoriali) ovvero produttività, che va redistribuita più efficacemente laddove essa si crea, a livello aziendale. Diversamente, la distribuzione a livello nazionale, sarebbe sconveniente per i lavoratori. Essa non potrebbe che essere una media, di questa variabile e scontenterebbe chi è al di sopra, e metterebbe in difficoltà chi è al di sotto, e soprattutto avrebbe effetti regressivi più che proporzionali sullo sviluppo della contrattazione decentrata, che rappresenta lo strumento principale per il rilancio della produttività e l’aumento reale dei salari. Per questo è importante aver indicato lo strumento della contrattazione territoriale su cui dovremo puntare davvero.

L’aumento dei salari reali può avvenire solo liberando appieno la contrattazione decentrata. Infatti, in tutti i paesi o settori dove sono avvenuti processi di centralizzazione, diversamente da quanto si può pensare, la contrattazione collettiva ha visto ridursi il proprio grado di efficacia e copertura dei lavoratori, sia a livello nazionale che decentrato. E’ un ossimoro caricare di ulteriore ruolo salariale il ccnl e puntare sulla contrattazione aziendale o territoriale. Non si può fare centralizzazione e decentramento allo stesso tempo. Queste contraddizioni che ci portiamo dietro da 20 anni, se vogliamo tentare di fare un accordo, almeno tra di noi, prima o poi dovremo affrontarle.

Del resto nel punto specifico della piattaforma confederale, si spiega chiaramente che gli andamenti di settore potranno essere previsti a livello nazionale, ma erogati in modo “anche variabile” a seconda della situazione dell’azienda, da utilizzare come elemento di sviluppo della contrattazione decentrata. I Contratti Nazionali non ricevono centralità semplicemente se enunciati in un documento, ma solo se si rinnovano, se ne riduce il numero (ultimamente sono arrivati a ben 712.), e se si ha il coraggio di rinnovarne struttura e profilo.

L’unità raggiunta sul documento non deve servire a difendersi ma, come scritto nel documento stesso, ad andare oltre e conseguire risultati in avanti. In caso contrario, i rinnovi aperti, meno coordinati e supportati da un sistema contrattuale uniforme tale da garantirne omogeneità e rafforzamento, dovrebbero essere gestiti da ciascuna categoria, costrette in questo caso a fare i conti da sole, con proprie difficoltà ma anche con possibili opportunità di innovazione.

Non dobbiamo immaginare di sprecare la faticosa ricerca di convergenza unitaria con impropri scivolamenti sul terreno politico con la riedizione di un sindacalismo di opposizione pregiudiziale. Di unità col freno a mano o con la retromarcia innestata ne abbiamo viste fin troppe, e non hanno fatto bene al movimento sindacale. Allo stesso il Governo deve guardare lontano e ricordarsi che la rappresentanza sociale è preziosa per tutto il Paese.

Per tutti questi obiettivi la piattaforma è solo un primo passo. Fatte le faticose mediazioni tra di noi, bisogna avere la consapevolezza che per aprire la trattativa e per avere qualche chances di arrivare ad un accordo, serve la capacità di non limitarsi a sommare le posizioni, ma di essere capaci di costruire una sintesi alta e forte. Per questo serve che sia corale la disponibilità a rinunciare alle proprie bandierine a partire da quelle più lontane dalla realtà, per un obbiettivo comune più importante.

L’unità ritrovata non può e non deve riaprire una stagione di sole piattaforme, che non avviano neanche negoziati. Non sono tanto gli attacchi esterni a doverci preoccupare, ma il rischio di inconcludenza e irrilevanza della nostra azione. L’unità ci rende più forti infatti, se apre maggiori spazi di successo alle nostre posizioni e se rende più efficace la nostra azione di tutela dei lavoratori. Per questo, mi auguro che la partecipazione non sia considerata un contentino da dare alla Cisl ma la vera e più importante prospettiva da dare alle relazioni industriali.

Leggi qui l’intervento completo (pdf)

Contratti, bene l'unità se ci rende più forti

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