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I prestiti in sofferenza sono già considerati negli stress test, quando si deducono dal ratio di capitale le perdite attese sui crediti. È stato, finora, privilegiato un approccio indiretto: avere abbondanza di capitale (e altre passività prontamente svalutabili) rappresenta una copertura per un attivo che si rivelasse di bassa qualità. Basilea 3 non ha, infatti, fissato dei minimi espliciti sul cosiddetto tasso di copertura diretta dei prestiti deteriorati, realizzata tramite gli accantonamenti al fondo rischi su crediti. È stato imposto l’obbligo di comunicazione dei dati sui tassi di copertura e li si considera un fattore di mitigazione del rischio. Ora si sta ragionando sull’opportunità di utilizzare esplicitamente i tassi di copertura per il computo dei pesi per il rischio dei vari asset (invece dei rating), quindi per il calcolo di RWA e ratio di capitale.

Negli anni passati le varie autorità nazionali di regolamentazione hanno fatto pressioni sulla necessità di tenere elevate le coperture, ma con diversa intensità. Il risultato è che oggi i tassi di copertura differiscono molto nei vari paesi dell’Eurozona e non sempre sono più alti dove le sofferenze sono maggiori. L’alto livello delle sofferenze in diversi paesi non nasce tanto da una cattiva gestione delle banche, quanto piuttosto dalla lunga recessione che, a sua volta, è stata indotta prima dagli eventi internazionali e poi dalla crisi dei debiti sovrani in Europa.

Un passo avanti verso l’uniformità è la definizione armonizzata di esposizioni deteriorate e tasso di copertura per i paesi dell’Eurozona, che ha avviato a soluzione il problema di mancanza di dati comparabili. I dati raccolti dall’EBA mostrano una situazione in miglioramento in vari paesi, ma che in alcuni casi resta difficile. In Italia le banche hanno prestiti non performing pari al 16,7% del credito totale (a imprese, famiglie, altri intermediari finanziari, settore pubblico), un valore tra i più alti nell’Eurozona, anche se con un buon tasso di copertura (45%). La situazione è migliore in Spagna (7,1% e 46%), Francia (4,3% e 51%) e Germania (3,4% e 35%). Ciò riflette in buona misura la diversa intensità della recessione nei vari paesi e anche il fatto che alcuni sistemi bancari hanno già beneficiato negli ultimi anni della creazione di un qualche tipo di bad bank (ad esempio in Spagna).

I rischi derivanti dalla montagna di sofferenze in Italia (142 miliardi di euro sui prestiti alle imprese, 199 totali) frenano ancora l’erogazione di nuovo credito. Lo sforzo per regolamentare l’attività bancaria dovrebbe essere affiancato da un’azione per risolvere la situazione pregressa.

Mps, Unicredit, Ubi e Intesa. Tutti i rischi delle sofferenze

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