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Il Cremlino sta applicando con successo una strategia tesa a dividere l’Unione europea sfruttando l’arma delle proprie risorse energetiche? Credono di sì alcuni diplomatici europei, che hanno messo in evidenza come le tensioni di queste ore tra Roma e Berlino siano diretta conseguenza dell’attivismo di Mosca, che fa leva sulla voglia di ogni Paese membro – Germania in questo caso – di tutelare innanzitutto i suoi interessi nazionali a scapito di quelli degli altri. Vicende stanno inducendo tra l’altro il premier Matteo Renzi a decidere di sostituire prima del tempo l’ambasciatore della Penisola a Bruxelles, Stefano Sannino, come rivela oggi il Corriere della Sera.

LE INDISCREZIONI DI REUTERS

Le mosse di Mosca, hanno riferito alcuni diplomatici ascoltati dall’agenzia Reuters, minacciano “di guastare il vertice europeo” di oggi, dopo che l’Italia ha legato l’estensione delle sanzioni contro la Russia al dibattito sul progetto di gasdotto Nord Stream di Gazprom”.
In teoria, spiega l’agenzia, “l’Unione europea punta a un mercato unico dell’energia, basato sulle necessità dei 28 Stati membri. E dovrebbe anche essere unita contro la Russia nella difesa degli interessi dell’Ucraina, dopo l’occupazione della Crimea nel marzo del 2014”.
Mentre in pratica, “secondo alcuni ambasciatori, la compattezza dei Paesi dell’Unione è resa fragile dal desiderio della Germania di assicurarsi gas a basso prezzo, dall’interesse dell’Italia di sfruttare i nuovi ampi giacimenti di gas scoperti da Eni e dal timore di una predominanza russa degli Stati baltici e dell’Est”.
L’energia “resta ancora una delle armi predominanti dell’arsenale della Russia per ottenere influenza politica, dividere l’Europa e indebolire la posizione comune Ue su importanti questioni legate all’energia”, ha detto un diplomatico europeo che preferisce restare anonimo.

CHE COSA È SUCCESSO

Alla base dei dissidi tra Germania e Italia ci sarebbe il gas, e in particolare il raddoppio della pipeline North Stream. Oggi, durante il Consiglio europeo in programma a Bruxelles – aveva spiegato il Financial Times – il premier Matteo Renzi solleverà il problema. L’Italia, evidenzia il quotidiano britannico, è irritata per la condotta dei vertici dell’Unione che da un lato hanno deciso di abbandonare South Stream, un altro progetto di gasdotto che avrebbe collegato la Russia all’Europa e del quale Eni era uno dei maggiori investitori; dall’altro concedono il potenziamento di un altra infrastruttura energetica – North Stream, appunto – sostenuta dalla Germania. A questo proposito, il giornale finanziario cita fonti anonime dell’esecutivo italiano, che evidenziano l’incoerenza del nuovo gasdotto con le misure Ue contro l’attivismo di Vladimir Putin in Ucraina. “Facciamo i rigorosi sulle misure economiche” (e sulla necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento del Vecchio Continente, dicono diversi osservatori), e “al tempo stesso alcuni Paesi, o società possono raddoppiare la portata di North Stream”.

IL DOPPIOGIOCHISMO DI BERLINO

Il riferimento è proprio a Berlino. Secondo Ft, scrivono Alberto D’Argenio e Luca Pagni su Repubblica, Renzi proverebbe disappunto per il “doppiogiochismo” di Angela Merkel che “è dura sulle sanzioni” ma “fa affari con Mosca dimostrando di anteporre i propri interessi economici alla diplomazia collettiva. In effetti il premier in privato non lesina le critiche alla Cancelliera, usando anche espressioni piuttosto esplicite, e da tempo ha in animo di complicarle i giochi in Europa se non altro per contrastare l’impostazione economica basata sul rigorismo” (per questo, aggiungono, “non è nemmeno un caso che l’Italia, la scorsa settimana, abbia bloccato la decisione sulle sanzioni alla vigilia dell’avvio della procedura contro Roma sulla registrazione dei migranti e nel mezzo dello scontro con Bruxelles sulle banche”.

UNA CONDOTTA CHE STRIDE

Già a luglio scorso, l’atteggiamento tedesco fu messo in evidenza su AffarInternazionali in un’analisi dell’economista esperta di energia Valeria Termini, commissario dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico (AEEGSI) e vicepresidente del Council of European Energy Regulators (CEER). In giorni difficili per la tenuta dell’Unione europea, complice la crisi di Atene, la fiducia tra i Paesi membri, sottolineò l’economista, “è cruciale per rimarginare le ferite, ricostruire un sentiero di coesione e avviare nuove tappe politiche nella crescita dell’Unione, senza le quali il progetto europeo rischia di implodere sotto la spinta di una frammentazione corrosiva”. La responsabilità maggiore, scrisse, “cade sui governanti dei Paesi più forti, ai quali la storia chiederebbe oggi visione di lungo periodo e capacità di leadership”. Per questo, aggiunse, “stride particolarmente, insieme alle tragiche vicende greche, l’accordo bilaterale tra Germania e Russia, siglato per la costruzione di un gasdotto che porti il gas russo direttamente in Germania, nonostante la rigida posizione tedesca sulle sanzioni nei confronti della Russia”.

LE CONSEGUENZE

Di quell’accordo, rimarcò l’esperta, si percepivano già allora “almeno tre conseguenze negative per l’Unione”: “ha svuotato di contenuto negoziale la posizione della Commissione” sulla crisi ucraina; mostrava “appieno che a fronte dell’armonizzazione delle regole, quasi completata, è però difficile dare credito al decollo politico dell’Unione dell’Energia (Energy Union) se i capi di governo non si impegneranno sul tema, lasciando prevalere gli interessi nazionali del Paese più forte”; infine “una conseguenza politica ed economica seria per il lungo periodo, gravemente divisiva per le relazioni tra Paesi membri, ovvero torna al Nord, intorno al rapporto diretto tra Germania e Russia, il fulcro dell’approvvigionamento energetico dell’Unione, dopo che per mesi Commissione e Consiglio hanno propagandato un impegno convinto nei confronti del Mediterraneo e della diversificazione delle fonti, anche con gli alleati americani”.

In un’ottica micro-economica, concluse Valeria Termini, “le imprese tedesche con le alleate nordiche sostituiranno l’assetto composito degli azionisti di South Stream e le imprese di costruzione del gasdotto. Le imprese italiane ne soffrono, come altre, estromesse dal fronte coordinato dal governo tedesco con quello russo. I gasdotti meridionali, tra i quali l’allargamento di Tap e Tanap dall’Asia centrale, Itgi e altri progetti del Mediterraneo rischiano di diventare esuberanti”. Invece, rilevò l’economista, sarebbe proprio questo “il momento ideale per negoziare in modo coeso con la Russia, primo fornitore dalla quale l’Ue dipende per il 30% delle importazioni di gas e per il 35% di quelle di petrolio, poiché il crollo del prezzo del petrolio” che ancora perdura, “insieme alle sanzioni nel settore finanziario ed energetico pesano; per di più la Russia stenta a trovare altri mercati di sbocco, dopo i tentativi avviati con la Cina per un orizzonte lontano”.

UN NUOVO DIPLOMATICO

In questo contesto si colloca la scelta del premier italiano di uno “scossone” alla diplomazia di Roma nelle istituzioni europee. “Forse sono state le crescenti incomprensioni tra Italia e Ue: dal dossier migranti alle clausole di bilancio sino al caso del raddoppio del gasdotto North Stream. Fatto sta”, scrive oggi il giornalista del Corriere della Sera Marco Galluzzo, “che Renzi avrebbe deciso di sostituire il nostro ambasciatore a Bruxelles, Stefano Sannino, prima del tempo. La decisione potrebbe essere presa già nel Consiglio dei ministri del 21 dicembre. «Capisco che questa non è un’ambasciata come le altre, è come un ufficio distaccato del governo e ci vuole un rapporto particolare di fiducia», si è sfogato l’ambasciatore con gli amici”. Ma “la differenza di carattere con Renzi ha pesato: Sannino è un pontiere, il premier ama rottamare quello che ritiene sbagliato”, rileva il quotidiano di Via Solferino.

Vladimir Putin

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