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Qualcuno nell’ambiente lo ha già ribattezzato “l’autunno caldo” delle Casse previdenziali. E in effetti, a dispetto della stagione, nelle prossime settimane la temperatura nel mondo della previdenza privata è destinata a salire di parecchi gradi. Ecco perché.

IL VERO BERSAGLIO DELLE CASSE 

Tutto ruota intorno all’intenzione del ministero dell’Economia di ridisegnare la geografia degli investimenti delle Casse, veicolandoli verso nuovi lidi, come la Borsa, lasciando una quota minoritaria a quegli investimenti tradizionalmente prediletti dagli enti grazie agli alti rendimenti, ovvero mattone e infrastrutture. Nei giorni scorsi Formiche.net ha dato ampio conto del confronto in atto tra Tesoro e Casse previdenziali, mettendo in luce tutte le preoccupazioni che agitano la previdenza privata. Ora però è emerso il vero obiettivo delle Casse, cioè ottenere un sostanzioso sconto fiscale sulle rendite finanziarie. Obiettivo difficile, ma non impossibile.

IL DECRETO, UN’OCCASIONE GHIOTTA

Non è tanto importante dove investire, ma se conviene o no. Come hanno spiegato alcune fonti vicine al dossier a Formiche.net, la battaglia delle Casse sarà per lo più improntata alla revisione del sistema di tassazione applicato agli investimenti degli enti previdenziali, a prescindere dal fatto che siano di carattere immobiliare o azionario. A partire dal 1 gennaio di quest’anno infatti, gli investimenti delle Casse sono tassati al 26%. Una misura che alla previdenza privata non è andata proprio giù, perché di fatto svuota i ritorni degli investimenti, con conseguente malumore degli iscritti. E così, secondo quanto trapelato, l’arrivo del decreto del Tesoro è in realtà una ghiotta occasione per ridiscutere il vero problema, cioè un fisco che sta mettendo “a dura prova” la sostenibilità dell’intero sistema previdenziale privato, sussurra una fonte.

UNA PARTITA NELLA PARTITA

Risolta la questione fiscale, per le Casse sarà molto più facile accettare le nuove regole imposte dal governo. Di mattone ce n’è tanto in pancia alle Casse, detassandolo si può mettere in sicurezza la tenuta del sistema, poi si potrà tranquillamente guardare a nuovi investimenti suggeriti dal governo. Secondo alcune fonti, gli enti infatti non sarebbero infatti intenzionati a chiudere totalmente la porta in faccia al Mef, purché vi siano incentivi concreti agli investimenti. In sostanza – è il messaggio – vada la revisione dello schema con un decreto, purché il gioco valga la candela: in soldoni, investire in Borsa è già rischioso di suo, se poi ci si mette di traverso un fisco troppo cattivo allora non vale la pena impiegare i propri capitali.

LA SPONDA DELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA

Tra i primi a sollevare il problema della detassazione, prima ancora di quello dell’allocazione degli investimenti, è stato Lello Di Gioia, presidente dem della commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali. Più che dire dove e come investire “quello che noi chiediamo è un abbassamento del carico fiscale sulle Casse, perché questo è un freno agli investimenti”, aveva spiegato Di Gioia qualche giorno fa a Formiche.net.

LE CASSE PRONTE A INCONTRARE PADOAN

A questo punto tutto è pronto per un incontro tra il ministero dell’Economia Pier Carlo Padoan e le Casse. Nel fine settimana i vertici dell’Adepp, l’associazione delle casse previdenziali private, dovrebbero fare il punto della situazione in vista di un incontro al Tesoro che potrebbe aversi già nella seconda metà di novembre. La fretta è relativa, perchè tutto è appeso alla manovra. Come rivela una fonte infatti, il decreto del Mef dovrà necessariamente allinearsi alle disposizioni previste dal governo sulle Casse e inserite in manovra. Il che non potrà quindi avvenire prima che il testo della Stabilità non riceva una prima bollinatura da parte del Senato, diventando quasi definitivo. Per il momento si registra una certa compattezza tra gli enti, senza voci fuori dal coro. Vedremo se l’unità durerà.

Ecco come Tesoro e Casse previdenziali bisticciano

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