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Forse sarà perché alla fine manca davvero poco alla fine dell’anno. E allora è lecito avere un po’ di fiato sul collo, un accenno di nervosismo. Non è stato un 2025 facile per la Cina. La guerra commerciale ha avuto il suo prezzo per il Dragone, le sanzioni contro la Russia hanno allontanato la seconda economia mondiale da quella della Federazione, lasciando quest’ultima priva del suo alleato più fedele. In più, il mercato interno è ancora fortemente depresso, con il risultato che è l’export l’unica ciambella di salvataggio rimasta. Un export aggressivo, molto poco leale di cui fa le spese, in primis, l’Europa. Insomma, la Cina è fragile nell’anima e prova a mostrarsi forte fuori.

Il rallentamento più evidente riguarda il settore degli investimenti e il mercato immobiliare, tradizionali motori della crescita cinese. Nonostante i dati ufficiali presentino un quadro in espansione, le serie alternative mostrano contrazioni significative: gli investimenti in beni fissi sono scesi dell’1,7% nel 2025, mentre il comparto immobiliare registra un calo del 14,7%, una tendenza che si protrae dal 2022. Ora, i dati ufficiali sul Pil, che indicano una crescita intorno al 5%, potrebbero essere significativamente sovrastimati. Alcuni esperti indipendenti stimano che la crescita reale negli ultimi due-tre anni si sia, addirittura, attestata intorno al 2%.

I dubbi del partito

Così si spiega la riunione, dal vago sapore dell’emergenza, convocata a Pechino nei giorni scorsi. I massimi dirigenti del partito, infatti, si sono dati appuntamento proprio per affrontare il tema degli scarsi investimenti. O meglio, del fatto che in Cina non si spende più come una volta. Una situazione che rischia compromettere le già fragili aspettative di agguantare il citato Pil del 5% entro la fine dell’anno. E così i leader cinesi si sono per la prima volta esplicitamente impegnati a invertire una caduta degli investimenti, uno dei principali motori della crescita nella seconda economia mondiale. L’impegno, giunto al termine di una conferenza informale di due giorni dedicata alla politica economica, è quello di rimettere al più presto in moto gli investimenti domestici. Una chiara presa di coscienza del fatto che nel Dragone qualcosa non sta funzionando.

Tra Pil e coscienza

“Promuoveremo la stabilizzazione e il recupero degli investimenti”, hanno scritto i dirigenti del partito nel documento finale diffuso al termine della riunione, addirittura presieduta da Xi Jinping. L’obiettivo è aumentare gli investimenti del governo centrale, implementando progetti chiave e stimolando la spesa privata, ha affermato il rapporto pubblicato dall’agenzia di stampa statale Xinhua. I dirigenti hanno anche concordato di rivitalizzare il settore immobiliare cinese e di investire in industrie high-tech.

L’aver convocato una riunione tra i massimi dirigenti del partito, è comunque il segnale che dentro il governo la tensione si taglia a fette. La rotta va invertita, non è pensabile immaginare di voler dominare il mondo se poi dentro le mura di casa l’economia non tira come dovrebbe. Secondo il capo economista cinese di Nomura (principale banca d’affari giapponese) Ting Lu, la due giorni “dimostra con decisione che la leadership di vertice è ben consapevole del recente crollo degli investimenti”.

A Pechino sale l'allerta investimenti. Riunione d'emergenza del partito

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