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Il sogno di cambiare, di crescere, di reinventare ogni giorno l’organizzazione di cui si è alla guida, il sogno di lanciarsi continuamente in nuove sfide, dall’esito tutt’altro che scontato ma necessarie per rimanere al top. E’ proprio la parola sogno quella che ha riecheggiato più volte alla LUISS per l’incontro sulla leadership promosso ieri dalla Business School dell’Università.

UNA PARATA DI MANAGER

A fare gli onori di casa il presidente della LUISS Business School, Luigi Abete, che ha riunito intorno a sé undici manager di alcune delle più importanti realtà nazionali e internazionali. I leader di oggi – a confronto tra loro – per capire come formare i leader di domani. Al seminario hanno partecipato Aurelio Regina (partner di Egon Zehnder), Marco Patuano (CEO di Telecom Italia), Maximo Ibarra (CEO di Wind), Pietro Salini (CEO di Salini Impregilo), Sami Kahale (presidente e General Manager di Procter and Gamble South Europe), Nunzio Mirtillo (A.D. di Ericsson Italia e Presidente della Regione Mediterranea), Nicola Ciniero (Presidente e A.D. IBM Italia), Luigi De Vecchi (manager in Citi Bank), Catia Tomassetti (presidente di ACEA), Gianluigi Cimmino (A.D. di Inticom). Unico rappresentante della pubblica amministrazione l’ambasciatore Giampiero Massolo, direttore del DIS, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.

ESSERE LEADER IN UN MONDO IMPREVEDIBILE

Il dibattito è stato avviato da Regina che ha evidenziato le difficoltà di essere leader in un mondo dominato dall’incertezza e in perenne e rapidissima trasformazione. Un intervento incentrato su quella che gli esperti definiscono “Trasformational Leadership”, la capacità di governare il cambiamento in questa realtà sempre meno prevedibile. “La leadership di oggi deve essere in grado di reinventare i processi, di cercare sempre una nuova visione e un nuovo modello, di gestire in modo innovativo la complessità”. Ciò perché ormai – ha detto Regina – quello che abbiamo di fronte è un “VUCA World”, un mondo volatile, incerto, complesso e ambiguo, impossibile da prevedere e capace di presentare un imprevisto ad ogni curva.

L’EQUAZIONE DI PATUANO

Improntato all’ironia lo speech di Patuano. Da laureato in Economia ha prima scherzosamente polemizzato con gli ingegneri: “Capiscono solo le equazioni”, ha ironizzato. Poi, ha raccontato di averne elaborata lui stesso una per spiegare la leadership a molti dei suoi. “E’ la vision per l’execution elevata ai valori”, ha detto. E, quindi, la visione strategica dell’azienda, moltiplicata per il metodo di lavoro e la preparazione tecnica da cui ovviamente non si può prescindere. Il tutto elevato ai valori, ossia all’etica senza la quale “non si va lontano”. Il vero leader – ha infine aggiunto capo azienda di Telecom Italia – è colui che “non perde mai l’umiltà di imparare”. Per apprendere come cavalcare il cambiamento e affrontare ogni tipo di evenienza.

LA CAPACITA’ DI REALIZZARE UN SOGNO

Dalla vision di Patuano al sogno di Salini il passo è breve. Anche in questo c’è lo sguardo lungo di chi ha un obiettivo – quasi irrealizzabile ma fondamentale – e che fa di tutto per concretizzarlo. Quella visione che ha portato l’azienda italiana di costruzioni a diventare uno dei principali player mondiali del settore. “Tutti hanno dei sogni ma pochi, pochissimi, riescono a realizzarli. Ed è qui che sta la differenza”, ha spiegato Salini. All’interno di una qualsiasi organizzazione è però necessario un elemento in più perché si possa parlare di leadership. “L’essenza è trasformare il sogno del singolo nell’obiettivo di tutti”.

LA RAPIDITA’ DEL CAMBIAMENTO AUMENTA

E’ partito da qui Ibarra – dalla velocità sempre più vertiginosa con cui tutto si evolve e si trasforma – per spiegare la sua idea di leadership. Quasi un decalogo quello delineato dall’amministratore delegato della compagnia telefonica, che non ha mancato di mettere in evidenza il contesto di fondo: “Il modo in cui le società sono state gestite in passato, oggi non va più bene perché la rapidità del cambiamento è aumentata sensibilmente”. Un leader per essere veramente tale – ha detto Ibarra – deve avere passione e indipendenza di pensiero, “deve avere una storia da raccontare a tutta l’organizzazione perché le skills sono importanti ma non bastano”. E infine, deve avere “una forte propensione all’innovazione. La voglia e la capacità di cambiare”.

E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE?

Una panoramica sulla leadership nella pubblica amministrazione l’ha offerta, invece, l’ambasciatore Massolo che ha sottolineato le tante storture del settore pubblico e riservato anche una stoccatina ai privati: “Spesso hanno la difficoltà di pensarsi in termini di sistema Paese” ha scandito. La questione principale sollevata da Massolo riguarda però le modalità di selezione delle élite nella pubblica amministrazione. “Dobbiamo rimettere il merito al centro” ha invocato. E per farlo – ha aggiunto – “dobbiamo anche attivare un patto tra Governo e tecnostrutture private e pubbliche, ed uscire da questa logica di surroga reciproca”.

LEADERSHIP E POLITICA

Nel corso dell’incontro non è stato fatto quasi alcun riferimento alla politica. L’unico che, seppur indirettamente qualcosa ha detto, è stato Abete: “Finalmente abbiamo un Paese che affronta con decisionismo e piglio i fatti e le necessità”. Una frase sibillina ma che fa capire chiaramente a quale leader politico guardi con apprezzamento e simpatia una parte fondamentale del nostro sistema economico e imprenditoriale.

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