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Mentre, nel silenzio generale, sui media di tutta Europa campeggiano le immagini dei profughi manganellati dalla polizia al confine ungherese, c’è una parte degli Stati Uniti – quella più rilevante – che non comprende come il Vecchio Continente possa, su un tema come l’immigrazione, aver messo da parte i propri valori fondanti e il suo impegno nei confronti dei diritti umani.

L’EDITORIALE DEL WAPO

Le differenze di sensibilità tra le due sponde dell’Atlantico su questo argomento sono note, ma si vanno accentuando giorno dopo giorno. La Casa Bianca – già impegnata in Siria e in Iraq – ha voluto comunque dare l’esempio, scegliendo di accogliere una parte dei rifugiati che fuggono dal Medioriente infiammato dall’Isis e dalle guerre. Ma non è sufficiente. Deve essere Bruxelles a fare uno scatto in avanti, che però manca, come mette in evidenza in un durissimo editoriale la redazione del Washington Post.

L’INFLUENZA DELL’UNGHERIA

Per la testata Usa, l’aspetto più evidente di questa involuzione culturale è nel fatto che l’Europa stia consentendo “alla sua politica di essere dirottata dal più piccolo dei suoi membri, l’Ungheria” di Viktor Orban, “il cui primo ministro sta agendo con un’ideologia di odio più in sintonia con l’Europa del 1930 che con quella del XXI secolo”.

LE FALSE SCUSE, LE VERE RAGIONI

Il problema della crisi migratoria e delle resistenze ungheresi, incalza ancora il WaPo, non è che la ricca Ue non riesca a trovare spazio per alcune centinaia di migliaia di profughi, quando Paesi poveri come Libano e Giordania ne prendono milioni”. Né che “i siriani in fuga potrebbero avere legami con organizzazioni terroristiche”. La maggior parte, infatti, rileva il quotidiano, “sono membri della vecchia classe media”.
Piuttosto, rimarca il giornale conservatore, “Orban dice apertamente che il suo obiettivo è quello di proteggere l’Europa cristiana da un’ondata di musulmani”, “anche se la maggioranza di coloro che cercano di attraversare la frontiera non hanno alcuna intenzione di restare nel suo Paese”. E questa dottrina “sta rapidamente diventando de facto europea”.

LA SOLUZIONE

Ecco perché davanti a queste pericolose ideologie che ricordano i momenti più bui del Vecchio continente, prosegue il WaPo, non bastano i vertici europei come quello della prossima settimana. Tuttavia, possono essere più severe misure necessarie per fermare il signor Orban dall’imporre la sua agenda di intolleranza, o “sospendendo i generosi sussidi Ue all’Ungheria come hanno suggerito funzionari austriaci o tedeschi” oppure “sospendere il diritto di voto a Budapest”. In un modo o nell’altro, conclude il quotidiano, l’Europa dovrà respingere le “repellenti politiche” del primo ministro ungherese. O tutto cambierà per sempre.

Perché l'Ue deve isolare Orban (non solo sui migranti). Firmato: Washington Post

Mentre, nel silenzio generale, sui media di tutta Europa campeggiano le immagini dei profughi manganellati dalla polizia al confine ungherese, c'è una parte degli Stati Uniti - quella più rilevante - che non comprende come il Vecchio Continente possa, su un tema come l'immigrazione, aver messo da parte i propri valori fondanti e il suo impegno nei confronti dei diritti…

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