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Sembra quasi un battesimo, i padrini ci sono sicuramente: Pier Ferdinando Casini e Dario Franceschini hanno affiancato ieri la segretaria del Partito democratico Elly Schlein alla presentazione del libro di Tino Iannuzzi e Alberto Losacco dal titolo “Aldo Moro – Le idee, il metodo, l’eredità” a Roma, in un luogo simbolico come l’Istituto Sturzo, e pochi passi dal Parlamento. Non sembra casuale, la scelta, se si considera l’agenda fitta della segretaria dem che dal 23 marzo deve aver sentito un’aria diversa, un venticello primaverile che ha annunciato l’inizio di una campagna elettorale per le prossime politiche meno in salita di quanto ci si potesse immaginare.

È l’ombra di Aldo Moro a fare da spunto per una possibile configurazione del campo progressista che guardi non solo alle forze di sinistra come Avs e M5S, ma anche al centro. Lo dice senza preoccupazione, Elly Schlein, rispondendo a una domanda diretta sull’addio di Marianna Madia al Pd: “Mi rassicura che voglia contribuire a costruire e rafforzare una coalizione che non sarà un’alleanza contro il governo attuale, ma un insieme di forze e proposte su ciò che vogliamo fare assieme”. Insomma, quello che si muove al centro ha l’attenzione della segretaria.

Ridurre e sacrificare l’esperienza di Moro a una questione di centro è però, per Dario Franceschini, riduttivo. “L’idea di un centro autonomo è una nostalgia superata dalla storia”, ha detto l’ex ministro della Cultura. Se non ci fosse stato Moro che ha animato l’aspirazione di incontro tra due avversari come erano la Dc e il Pci non sarebbe stato così facile far nascere poi più avanti i partiti che assieme formarono il centrosinistra, ha ricordato. “È stato tutto preparato negli anni di Moro. Su quel terreno è nato l’Ulivo”. E poi la vocazione all’educazione e all’inclusione che la Dc ebbe con il Pci, aggiunge Franceschini, “è lo stesso percorso che abbiamo seguito noi quando abbiamo cercato di portare il M5S da una posizione antipolitica, anti-casta, a una posizione che oggi è talmente confinante con noi, nel nostro campo largo del centrosinistra, che si ritiene addirittura concorrenziale a noi”.

Ad ascoltare la segretaria dem, tra il pubblico, ci sono i capigruppo Francesco Boccia e Chiara Braga, ma anche il responsabile Esteri del Pd Peppe Provenzano, l’ex ministro Roberto Speranza, il deputato Graziano Delrio – con cui di recente ci sono state tensioni -, e ancora Marina Sereni, Beatrice Lorenzi, Antonio Nicita, Paola De Micheli, Simona Malpezzi.

L’uomo, il politico, il giurista è quello che, spiega Losacco, “abbiamo voluto raccontare in questo libro, non per immaginare cosa avrebbe fatto lui al giorno d’oggi, ma perché nel suo pensiero e nella sua azione si possono trovare indicazioni utili e significative per il tempo che stiamo vivendo”. Senza dimenticare, ha aggiunto Iannuzzi, un aspetto fondamentale: la sua umanità. “Moro sottolinea sempre che la politica non può assolvere alla sua funzione se disperde la sua umanità”, che comprende anche l’ispirazione cristiana che però, ha proseguito l’autore, “viene vissuta con molta laicità, si pensi al referendum sul divorzio. Lo stile mite di Moro non è debolezza, ma si fonda su valori profondi coerentemente vissuti che lo spingono a confrontarsi con le altre tavole di valori per il bene comune”.

“In Moro non c’è mai l’arroganza della verità, c’è la convinzione che dialogare con gli altri sia necessario e che anche nel tuo avversario politico c’è un elemento di verità da cui puoi attingere”, ha ricordato Casini. Che parla anche di Mediterraneo, di necessità di uno Stato per il popolo palestinese. E poi un appello all’unità, citando le parole di Aldo Moro in un discorso ai parlamentari il 28 febbraio del ’78. “Se dovessimo sbagliare, meglio sbagliare insieme. Se dovessimo riuscire, ah! certo sarebbe estremamente bello riuscire insieme. Ma essere sempre insieme!”. Ecco, insieme.

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