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Il ritorno delle ostilità tra Stati Uniti e Iran dimostra che la soluzione militare è destinata a fallire e che solo un nuovo accordo di sicurezza regionale potrà garantire stabilità in Medio Oriente. È questa la tesi sostenuta da Mohammad Javad Zarif, ex ministro degli Esteri ed ex vicepresidente iraniano per gli Affari strategici, in un intervento pubblicato su Foreign Affairs, nel quale attribuisce a Washington e a Israele la responsabilità dell’escalation e del fallimento del memorandum d’intesa raggiunto il mese scorso in Svizzera.

Secondo Zarif, l’intesa è naufragata perché le due parti avevano interpretazioni incompatibili delle clausole relative allo Stretto di Hormuz. Teheran riteneva di essersi impegnata a garantire il passaggio delle navi commerciali solo per un periodo limitato e nel quadro di una futura gestione condivisa con Oman e altri Paesi del Golfo. Gli Stati Uniti, invece, consideravano quell’accordo come un via libera permanente alla libertà di navigazione senza riconoscere alcun ruolo iraniano nell’amministrazione dello stretto. Da qui, sostiene l’ex ministro, il ritorno inevitabile dello scontro armato.

Nel suo ragionamento Zarif sostiene che la campagna militare statunitense e israeliana non abbia raggiunto l’obiettivo di piegare la Repubblica islamica. Al contrario, afferma che la sopravvivenza delle istituzioni iraniane e la capacità di resistere agli attacchi dimostrerebbero come Teheran non possa essere esclusa da qualsiasi futura architettura di sicurezza regionale. In questa prospettiva, anche la chiusura dello Stretto di Hormuz viene descritta non come uno strumento di coercizione economica, ma come una misura difensiva imposta dalla guerra e dalla necessità di impedire che la rotta venga utilizzata per sostenere militarmente gli avversari dell’Iran.

Pur difendendo questa posizione, Zarif riconosce che un blocco prolungato dello stretto rischierebbe di isolare diplomaticamente l’Iran e di accelerare la ricerca di rotte energetiche alternative, riducendo nel lungo periodo il peso strategico di Hormuz. Per questo propone un sistema regionale di sicurezza costruito dagli Stati del Golfo, senza il predominio delle potenze esterne, fondato su dialogo, cooperazione e misure di fiducia reciproca.

Sul piano dei rapporti bilaterali con Washington, l’ex capo della diplomazia iraniana propone un accordo di non aggressione accompagnato dalla revoca permanente delle sanzioni statunitensi, dalla cancellazione delle designazioni terroristiche nei confronti delle istituzioni iraniane e da un piano di ricostruzione finanziato dagli Stati Uniti. In cambio, Teheran sarebbe pronta, secondo Zarif, ad assumere impegni permanenti sulla non proliferazione nucleare, compresa la ratifica del Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e la formalizzazione del divieto religioso sulle armi nucleari espresso dalla guida suprema Ali Khamenei.

Una parte consistente dell’articolo è dedicata a Israele, indicato come il principale ostacolo a qualsiasi percorso diplomatico. Zarif accusa i governi israeliani di aver sabotato sia l’accordo nucleare del 2015 sia il più recente memorandum con Washington, sostenendo che la strategia israeliana punti a mantenere un clima di conflitto permanente nella regione. Critiche vengono rivolte anche all’amministrazione Trump, accusata di aver assunto posizioni contraddittorie sul Libano e di non esercitare sufficienti pressioni su Israele per favorire una stabilizzazione dell’area.

Nelle conclusioni, Zarif rilancia una visione di lungo periodo per il Medio Oriente basata sull’integrazione regionale. Tra le proposte figurano la creazione di un foro permanente di dialogo tra gli Stati dell’area, un consorzio regionale per l’arricchimento dell’uranio destinato esclusivamente a usi civili con il coinvolgimento di Stati Uniti, Cina e Russia, un fondo comune per la ricostruzione e lo sviluppo e grandi progetti condivisi nei settori delle infrastrutture, dell’energia e dei trasporti. L’obiettivo, scrive l’ex ministro, è sostituire la logica della deterrenza militare con quella della cooperazione economica, riconoscendo che la stabilità del Medio Oriente non può essere imposta dall’esterno ma costruita dai Paesi della regione.

La ricetta di Zarif per superare la crisi tra Iran e Stati Uniti

L’ex ministro degli Esteri iraniano attribuisce il fallimento del memorandum con Washington alle diverse interpretazioni sull’accordo relativo allo Stretto di Hormuz e rilancia un patto di non aggressione accompagnato dalla revoca delle sanzioni come efficace strategia per stabilizzare l’area

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