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L’ecstasy è la droga che uccide di più. E le vittime sono i giovanissimi. Un’equazione mediatica che ha riempito i titoli dei giornali dopo la morte di  due giovani (il clamore per la chiusura di un noto locale) equazione che ha trovato nuova linfa con la morte di un altro giovane, almeno finché l’autopsia non ha indicato in una malformazione cardiaca la probabile causa di un 19enne leccese. Eppure è un’equazione sbagliata. Dopo aver riempito i giornali di titoloni la verità è arrivata e dalla Polizia di Stato. Perché l’ecstasy non è la droga che causa il maggior numero di decessi.

Se leggiamo non sommariamente ma attentamente la Relazione annuale antidroga 2014 redatta dalle Forze dell’ordine si scopre che è ancora l’eroina la sostanza che uccide di più. Lo scorso anno sono morte 313 persone a causa delle droghe assunte. Per 132 di loro la sostanza killer non viene indicata, ma negli altri casi la situazione è  da addebitarsi all’eroina e alla cocaina ed è soltanto uno il decesso attribuito a droghe sintetiche: non si tratta nemmeno di ecstasy, ma di anfetamine.

L’unico dato positivo è che si registra un calo del 10,32% rispetto al 2013 nel numero di persone morte a causa della droga. In termini percentuali la riduzione più significativa riguarda le donne, che hanno visto una riduzione di quasi il 53%, con un salto dai 36 decessi di due anni fa ai 19 dello scorso anno. E sì, a morire uccisi dalle sostanze stupefacenti sono soprattutto gli uomini. Ma cosa fare?  I grandi spacciatori di droga, che sono i nemici principali dei nostri ragazzi, devono essere perseguitati e messi a svolgere lavori pesanti là dove ne abbiamo bisogno: autostrade, disastri idrologici, terremoti, perché meritano la pubblica esecrazione, e la condanna deve essere talmente vistosa da togliere a chiunque la voglia di spacciare droga in grandi quantità.

E dobbiamo ammettere, senza falsi moralismi e pudori, che purtroppo le droghe le prova chiunque per semplice curiosità, anche spesso perché “altri” l’assumono per “stare meglio”, ed è concepita come momento di crescita e trasgressione. È dimostrazione di coraggio, e la vita degli adolescenti è nella fase eroica, quella in cui si vuole costantemente dimostrare a se stessi – non necessariamente solo agli amici – di poter superare i propri limiti o quelli che la pubblica morale pone. Il secondo aspetto dell’equazione mediatica smentito dai dati della Polizia di Stato riguarda il fatto che siano soprattutto i più giovani a cadere vittima delle sostanze stupefacenti. In realtà il numero di decessi aumenta con l’età: nel 2015  fino ad oggi sono stati solo quattro i teenager che hanno perso la vita per l’abuso di droghe, mentre la stessa sorte è toccata a 49 persone di età compresa tra i 35 e i 39 anni. Infine, sebbene i due casi finiti sotto i riflettori si siano verificati in discoteche che si trovano in località di villeggiatura, la droga non uccide soltanto in vacanza. Anzi, i decessi legati all’abuso di stupefacenti sono distribuiti su tutto il territorio nazionale. Provincia per provincia. I dati, insomma, smentiscono i titoli dei quotidiani e raccontano di una realtà più variegata e ben più complessa, che miete le sue vittime soprattutto quando i riflettori mediatici sono puntati altrove.

E’ difficile per la polizia mettere le mani su  ecstasy e metanfetamine perché le sostanze come la cannabis o la cocaina hanno una diffusione maggiore sul territorio. Lo spinello è molto più comune, a cominciare dalle scuole, e per mia esperienza personale essendomene occupata professionalmente anche nelle scuole medie, non solo alle superiori. L’adescamento comincia davanti agli istituti scolatici e più volte sono impegnate forze dissuasive, ma bisogna tenere conto anche delle scelte investigative, che dipendono dalla magistratura: le mafie fanno più soldi con la coca e la marijuana.

Dunque, combattere la commercializzazione di queste sostanze è anche uno dei capitoli della lotta alla criminalità organizzata. I comandanti delle Forze dell’ordine denunciano sequestri importanti di pastiglie e di ecstasy, ma non sono certo alla pari di quelli legati ad altre tipologie di stupefacenti. Ed è inquietante il fatto che le droghe sintetiche cambiano ogni giorno, quello che gira oggi la settimana ventura è completamente diverso.

E poi parliamo di sostanze chimiche: è difficilissimo definirle. L’arrivo massiccio della chimica ha disorientato anche gli investigatori,  pare incide anche il fatto che le droghe sintetiche non siano roba di mafia. Molti se la fanno addirittura in casa, credo sia anche per questo motivo che di questo fenomeno non ci stiamo capendo niente. E intanto di droga si continua a morire.

Allora la chiusura dei locali risolve? Tutto sta a capire quanto questo provvedimento possa incidere nella lotta contro una droga che appare impossibile da sequestrare. Ma anziché fare convegni “simbolo” è necessario agire decisamente e insieme. Intanto andando nelle scuole a spiegare i danni che provoca, molto di più e a tappeto come quando facevamo la lotta al fumo di sigarette e proiettavamo e discutevamo nelle aule con i e le giovani sui danni al sistema respiratorio e neurologico. Nel nostro Paese, in questo campo, abbiamo una fortuna che molti ci invidierebbero se solo non avessimo l’abitudine congenita di parlar male di ciò che ci riguarda. Negli anni 80 e 90 si è costituito un sistema di intervento sulle tossicodipendenze costituito da una miriade di centri ambulatoriali delle ASL (SERT), da Comunità Terapeutiche (di diverso tipo ed organizzazione che collaborano con strutture private accreditate), da centri diurni e psicoterapici, da centri di assistenza per il reinserimento sociale (per chi ne avesse bisogno), che hanno maturato una grandissima esperienza a disposizione di tutti. Questo sistema (con almeno 20 anni di esperienza!) è in grado di fornire gratuitamente supporto, consiglio, trattamento terapeutico a chi abusa di sostanze, è tossicodipendente oppure a chi ne è familiare, amico o partner. I SERT sono dei Centri Multidisciplinari Integrati nel senso che vi lavorano professionisti di discipline diverse (medicina, psicologia, educazione. assistenza, scienze infermieristiche) in grado di fare una diagnosi, un trattamento o di inviare ad altre parti del sistema (ad esempio una comunità o un centro psicoterapico) per un trattamento. In alcuni casi esistono gruppi di auto aiuto molto efficienti collegati o compatibili con le attività complessive del sistema.

Attualmente in alcune Regioni stanno aprendo anche Servizi Multidisciplinari gestiti dal privato ma convenzionati con le ASL. Anche il sistema pubblico-privato sociale ha dei limiti, come tutte le cose, ma, in generale, fornisce un livello di assistenza con un buon livello medio ed ha esperienza per affrontare situazioni anche molto difficili. Un difetto di questo sistema è quello di essere poco sponsorizzato. In anni di campagne istituzionali contro la droga nessuno ha mai pensato, ad esempio, di raccontare l’esistenza di questo sistema pubblico – privato no-profit e di aiutarlo a costruire una “buona immagine” di sé. Così, come spesso accade per le cose buone, è poco conosciuto e, di conseguenza, valutato.

E’ a questo sistema che consiglio di rivolgersi perché è in grado di dare le migliori risposte possibili nel nostro Paese. Esistono anche alcuni centri privati – profit che intervengono in questo settore. Rispondono ad esigenze particolari e sono di buon livello ma è necessario conoscerli bene per poterli scegliere. Ognuno di noi può combattere la droga attraverso la responsabilità sociale e di valori che ci fa sentire italiane e italiani, offrendo disponibilità a collaborare e mettendo un po’ del proprio tempo e la propria professionalità al servizio del bene comune: vedrete che troveremo certamente chi raccoglie la nostra disponibilità.

Basta frottole: le droghe uccidono. Punto

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