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Bene ha fatto Renzi a convocare per oggi, 7 agosto, la direzione del PD per discutere le emergenze del Sud.

Sarebbe opportuno che si ricordassero (senza infingimenti) i gravi ritardi sinora accumulatisi non solo nella realizzazione nel Mezzogiorno di opere pubbliche già finanziate da anni, ma anche quelli altrettanto gravi che si registrano nell’impiego dei fondi comunitari 2007-2013, nelle Regioni dove si sono accumulati, per finire ai tanti investimenti industriali possibili bloccati da anni dall’estremismo ambientalista.

Vogliamo ricordare alcuni esempi delle casistiche appena ricordate? In Puglia è bloccata da anni la costruzione già finanziata per 280 milioni della superstrada Maglie-Leuca, dapprima per resistenze degli ambientalisti per la progettazione di alcune parti dell’opera e poi per una faida amministrativa fra aziende per l’aggiudicazione dei lavori. Sempre in Puglia, ad Otranto sono stati bloccati per 8 anni i lavori di costruzione di un nuovo porto turistico proposto in project financing dal Gruppo Caltagirone per resistenze di vari enti, sbloccati poi dall’intervento della Presidenza del Consiglio.

E i lavori in corso sulla tratta ferroviaria Foggia-Caserta nel tratto Cervaro-Bovino non sono stati bloccati da anni per il fallimento dell’impresa che li stava eseguendo? A Taranto poi sono rallentati da anni i lavori connessi al progetto dell’Eni denominato Tempa Rossa, con investimenti di 300 milioni per la costruzione di due serbatoi di stoccaggio del petrolio che giungerà dai pozzi della Total in Basilicata; e sempre a Taranto per resistenze ecologiste vennero fermati prima il progetto per 1 miliardo di euro di raddoppio della raffineria dell’Eni, e poi quello di riconversione a metano della sua centrale elettrica, tuttora funzionante a olio combustibile, perdendosi così un altro investimento di 240 milioni. Naturalmente tutti questi interventi sarebbero avvenuti nel pieno rispetto di norme di salvaguardia degli ecosistemi e ottenute le relative autorizzazioni delle Autorità competenti.

E che dire poi della lunga controversia per il tracciato ferroviario ancora oggi con unico binario della Lesina-Termoli sulla direttrice adriatica, per anni fermato dalla Regione Molise che ha preteso ed imposto una variante di tracciato più costosa che ha così rallentato la progettazione esecutiva dell’opera non ancora partita? E del rigassificatore di Porto Empedocle dell’Enel, rallentato sino allo sfinimento dall’ostruzionismo dell’estremismo ambientalista cui si è unito quello di alcune Amministrazioni locali? E il mancato completamento della piattaforma logistica nell’ansa di Marisabella nel porto di Bari, fermo da anni per una molteplicità di ragioni che anche in questo caso non vedono estraneo un piccolo movimento ambientalista locale? E dei lavori di adeguamento nel porto di Taranto partiti con un ritardo tale da indurre l’Evergreen ad abbandonare l’hub locale non dovremmo parlare? E dell’allungamento della pista dell’aeroporto Gino Lisa di Foggia già in parte finanziato, di cui si dibatte da un’eternità? E dei due dissalatori che non sono stati realizzati in Puglia, negli scorsi anni sempre per resistenze di qualche gruppo ambientalista facendo perdere così 200 milioni di finanziamenti?

E se la Regione Campania perderà come ormai appare purtroppo sempre più probabile 1,3 miliardi di fondi comunitari del ciclo 2007-2013 chi ne risponderà? L’ex presidente? I suoi assessori? I dirigenti di alcuni assessorati, o chi altri? E in Calabria non sta per verificarsi un’identica situazione? E potremmo citare un altro elenco interminabile di casi. Il Ministro Delrio si è trovato dinanzi a decine di casi di opere già finanziate ferme ancora dopo anni alla progettazione preliminare.

Allora chiediamoci: quanto pil non è stato prodotto nel Sud a causa di questi ritardi? E quanta occupazione non è stata creata a causa loro? E nessuno deve rispondere di tutto questo? E si devono continuare a chiedere risorse e investimenti per il Sud quando poi scopriamo che una grande quantità di finanziamenti in opere pubbliche e investimenti industriali sono stati bloccati sul territorio? E la Svimez perché non ha mai denunciato questi casi nei suoi annuali Rapporti sul Mezzogiorno? Li ignorava del tutto o ha preferito stendere veli di pietoso silenzio su tante responsabilità locali piccole e grandi?

Allora se si vuole realmente discutere di problemi del Sud individuandovi strategie di attacco rapide ed efficaci alle sue emergenze, si incomincino a sbloccare con procedure di urgenza una serie di interventi già finanziati. Lo Sblocca Italia aveva anche questa finalità, ma i Sindacati su questo provvedimento hanno sempre taciuto e qualcuno nel Sud vorrebbe indire referendum contro alcuni articoli di quel provvedimento riguardanti lo sblocco delle trivellazioni petrolifere.

Federico Pirro – Università di Bari

puglia

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