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Da un lato, conti e alleanze. Dall’altro lato, multa e potenziali rogne ulteriori. Sergio Marchionne si dibatte su questi due fronti.

Domani, giovedì 30 luglio, nel consiglio di amministrazione di Fca che si tiene a Londra il capo azienda dovrebbe presentare un’analisi dettagliata degli accordi industriali in fieri con possibili partner, oltre a discutere e approvare i conti del gruppo del secondo semestre.

Detroit News, quanto alle intese in corso, inserisce fra i possibili candidati General Motors, Volkswagen e Renault-Nissan.

Ma quanto peseranno – si chiedono gli analisti – le sanzioni decise dalle autorità di Washington nei confronti di Fiat Chrysler Automobiles per aver violato le norme statunitensi sulle campagne di richiamo dei veicoli difettosi?

LA MULTA

Il National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa), l’ente federale americano preposto alla sicurezza stradale, ha comminato a Fiat Chrysler la multa più alta nella storia della Nhtsa.
La motivazione? Non aver tempestivamente fornito un rimedio efficace in tre specifiche campagne di richiamo e non aver adempiuto a vari obblighi di informazione cui era soggetta dalle legge Usa (National Traffic and Motor Vehicle Safety Act del 1966) per 23 campagne di richiamo relative a un totale di 11 milioni di veicoli a rischio. Anticipata domenica scorsa dal Wall Street Journal, la notizia della sanzione è stata poi confermata da un comunicato diffuso dal quartier generale londinese di Fiat Chrysler.

LA RISPOSTA DI FCA

Il segretario Usa ai trasporti, Anthony Foxx, ha annunciato che Fiat Chrysler Automobiles “ha riconosciuto di aver violato le norme del Motor Vehicle Safety Act che impongono la riparazione di veicoli con difetti di sicurezza, ha accettato di sottomettersi a una rigorosa supervisione federale, di riacquistare alcuni veicoli difettosi dai proprietari e pagherà una ammenda da 105 milioni di dollari”.

IL PATTEGGIAMENTO

Fca ha di fatto patteggiato: secondo l’accordo, il cosiddetto “consent order”, – spiega la Nhtsa – Fca Us “pagherà una multa da 70 milioni di dollari cash, pari a quella record imposta alla Honda nel gennaio 2015” e dovrà inoltre spendere “almeno 20 milioni di dollari” per rispettare i parametri di performance imposti. Altri 15 milioni potrebbero essere richiesti qualora il controllo indipendente scoprisse violazioni addizionali del Safety Act o del consent order.

LE VIOLAZIONI

“Fiat Chrysler ha ammesso di aver violato il Safety Act in tre aree: richiami efficaci e tempestivi, notificazioni ai proprietari dei veicoli e notificazioni alla Nhtsa”, ha scritto l’autorità in una nota che annuncia le decisioni prese dopo l’udienza pubblica che si è tenuta lo scorso 2 luglio a Washington.

I RICHIAMI

Tra i veicoli con difetti di sicurezza oggetto di richiamo, appaiono alcune Jeep costruite prima del 2009, cioè prima del passaggio dell’azienda a Fiat, con serbatoio del carburante posizionato nella parte posteriore a rischio incendio in caso di tamponamento, vetture con sospensioni difettose, airbag difettosi prodotti dall’azienda giapponese Takata.

LE MISURE ACCESSORIE

“A preoccupare gli analisti – ha scritto Il Sole 24 Ore – non sarebbe tanto la multa, ma il costo potenziale di una serie di misure accessorie” che l’azienda si è impegnata ad accettare: riacquistare fino a 578 mila pick up Ram per problemi allo sterzo; pagare 100 dollari ai possessori di oltre un milione di Jeep che saranno richiamati per problemi al serbatoio; offrire bonus da mille dollari sull’acquisto di veicoli nuovi ai proprietari di Jeep Grand Cherokee degli anni 1993/1998. Al peso della sanzione e alle misure accessorie elencate potrebbe aggiungersi quello dei risarcimenti alle vittime di incidenti.

L’IMPEGNO DI FCA

A chiarire la portata di tali misure è stata Fca in un comunicato: “Con il consent order, Fca US ha aderito a rimedi aggiuntivi per tre campagne di richiamo, relative a circa mezzo milione di veicoli”.
In ciascuna di queste campagne, Fca US “offrirà ai proprietari dei veicoli che non siano ancora stati oggetto di intervento, il riacquisto dei veicoli, ad un prezzo corrispondente all’originario prezzo di acquisto dedotto un ragionevole importo per il deprezzamento, più 10%”. I consumatori che aderiranno alla campagna potranno tuttavia continuare a detenere i loro veicoli e farli riparare secondo le condizioni originarie della campagna. Ad oggi risultano completati gli interventi per oltre il 60% dei veicoli in questione, mentre ne resterebbero meno di duecentomila soggetti alla campagna.

I TIMORI

Secondo il Sole 24 ore la vicenda potrebbe avere delle ripercussioni nel cda di domani, 30 luglio: “Alcuni investitori temono che Fca possa rivedere al ribasso i target finanziari in occasione della conference call per i risultati finanziari del secondo trimestre 2015, che si terrà giovedì pomeriggio”, ha scritto Andrea Malan.

Secondo il Detroit News le autorità avrebbero potuto imporre a Fiat Chrysler oltre 700 milioni di dollari se solo la Nhtsa avesse stabilito che i requisiti legali non erano stati rispettati in ognuna delle 23 campagne di richiamo fatte dal gruppo.

LA VULNERABILITÀ INFORMATICA

La maximulta ha colpito l’azienda all’indomani dell’avvio della nuova campagna di richiamo che coinvolgerà 1,4 milioni di vetture a causa della vulnerabilità del sistema Uconnect con schermo da 8,4″ che, come dimostrato da due esperti in sicurezza informatica, Charlie Miller e Chris Valasek, in un articolo apparso sulla rivista Wired, potrebbe consentire di prendere il controllo della vettura da remoto.

Tutte le rogne di FCA

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