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C’è un sacco di traffico nel Mediterraneo in un triangolo che va dalla Sicilia, alla costa Libica fino all’Egitto. Missioni militari europee come Frontex, che mirano alla difesa dei confini territoriali ma che di fatto operano con finzione “save e rescue” nei confronti dei migranti attraverso il dislocamento di diverse unità navali, oppure quella più recente EUNAVFORMED che ha il compito contrastare direttamente il traffico dei migranti, colpendo gli scafisti. Inoltre c’è l’operatività ordinaria della Guardia Costiera, della Guardia di Finanza, alla quale si aggiungono in caso di emergenza le navi delle ONG tipo Medic Sans Frontierès, o semplici mercantili che per la legge del mare e le convenzioni internazionali si prodigano nei soccorsi.

Lo schermo radar della sala comando della portaerei Cavour, anche per una persona poco esperta come me, offre l’idea di quanto complesso e coordinato sia il lavoro che si svolge nel mezzo milione chilometri quadrati dell’area delle operazioni.

La Marina Militare e i comandi europei hanno raccolto in questi mesi una infinità di informazioni, sia relativamente al traffico dei migranti sia sulla situazione sul campo, in particolare della costa libica. Il traffico dei migranti, soprattutto nell’area di controllo del governo di Tripoli, è gestito da una vera e propria organizzazione industriale, e le unità navali di EURONAVFORMED, di Triton e della Guardia Costiera effettuano operazioni si salvataggio in ogni giornata di mare buono.

Il rito è sempre lo stesso.

Le imbarcazioni della disperazione salpano all’alba dalla costa libica o dalla quella egiziana. Il numero di persone imbarcate varia secondo la tipologia del natante. Circa 140 persone vengono fatte salire stipate nei gommoni di pessima fattura, assolutamente inadatti alla navigazione anche in condizioni di mare calmo. I pescherecci, che a seconda della grandezza partono da un minimo di 150 persone a un massimo di 700, hanno un prezzo più elevato ma sul piano della sicurezza sono egualmente pericolosi soprattutto, in prossimità dei soccorsi, perché possono ribaltarsi per effetto dello spostamento del carico dei migranti.

In prossimità del limite delle acque territoriali lo scafista di turno, che è dotato di un telefono satellitare Turhaya di ultima generazione, chiama le autorità italiane per il soccorso e rientra in Libia con una piccola barca-appoggio, lasciando l’imbarcazione con i migranti in balia del mare. È in questo momento che scatta il soccorso che solitamente viene effettuato dalla nave che si trova più vicina all’emergenza.

In una giornata di tempo buono è possibile che vengano effettuate anche più di 5 operazioni di soccorso e, se la matematica non è un opinione, è normale che vengano recuperati in una giornata anche 1.500 migranti.

Sono numeri impressionati, a cui corrisponde un fiume di denaro che va nelle tasche delle numerose organizzazioni che gestiscono la tratta degli esseri umani.

La missione europea EURONAVMEDFOR rappresenta in questo scenario un salto di qualità perché ha l’obiettivo di agire direttamente in contrasto ai trafficanti, colpendo le loro strutture e le capacità organizzative.

Sotto il comando Italiano, le prime due fasi della missione – che consistono nell’operazione di salvataggio dei migranti e di raccolta di informazioni – hanno raggiunto risultati straordinari nella metà del tempo che era stato stimato.

La terza fase della missione, che è quella che punta ad azzerare le reti del traffico, sconta la complessità della situazione politica internazionale.

Per poter agire infatti è necessaria una risoluzione dell’ONU, perché oggi non è possibile compiere nessuna attività entro del 11 miglia marittime delle acque territoriali libiche, tantomeno nella fascia costiera.

Lo scoglio della risoluzione ONU è costituito dalla necessità di avere l’agreement dei due governi libici di Tripoli e di Tobruk i quali in queste ore, anziché dare l’assenso al piano del rappresentante ONU per un governo di unità nazionale, sembrano avere respinto le proposte di mediazione.

La situazione di anarchia che rischia di perdurare ancora a lungo, rappresenta il migliore contesto in cui gli scafisti possono continuare ad operare indisturbati.

Nelle prossime ore ci sarà maggiore chiarezza rispetto a come si rapporteranno i governi libici rispetto alle proposte dell’ONU e qualora il rifiuto dovesse diventare una posizione ufficiale sarà necessario individuare altre strade e soluzioni diplomatiche che consentano di avviare la fase 3 di EURONAVFORMED.

L’Europa, ma soprattutto l’Italia, oltre a non avere la capacità infinita di accogliere il flusso migratorio da Sud, hanno la responsabilità di agire in fretta per colpire il vergognoso traffico di esseri umani che avviene nel mare Mediterraneo.

Vi racconto cosa ho visto dalla portaerei Cavour

C'è un sacco di traffico nel Mediterraneo in un triangolo che va dalla Sicilia, alla costa Libica fino all'Egitto. Missioni militari europee come Frontex, che mirano alla difesa dei confini territoriali ma che di fatto operano con finzione "save e rescue" nei confronti dei migranti attraverso il dislocamento di diverse unità navali, oppure quella più recente EUNAVFORMED che ha il…

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