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Paffuto, con indosso una t-shirt riportante la scritta “Effortless French” e un cappellino con la visiera calato sugli occhi. Era apparso così a telecamere e fotografi Mark Karpeles, amministratore delegato di Mt.Gox che prima del crack era più grande piattaforma al mondo per lo scambio della moneta virtuale, mentre la polizia giapponese o portava via in manette.

L’ARRESTO DEL “RE DEI BITCOIN”

Il trentenne di origini francesi, conosciuto come il  “il re dei bitcoin”, è stato arrestato due giorni fa a Tokyo con l’accusa  di aver manomesso il sistema informatico di compravendita dei bitcoin, falsificando alcuni dati, modificando il saldo, e provocando la perdita 387 milioni di dollari.

LA VICENDA

A febbraio 2014 Karpeles aveva annunciato il blocco dei prelievi sostenendo che un virus informatico aveva attaccato il sistema causando la scomparsa di circa 850mila unità di moneta virtuale. Quando aveva dichiarato bancarotta, l’uomo aveva detto di aver perso 750mila bitcoins dei suoi clienti e 100mila propri. Ma poi, qualche settimana dopo, aveva sostenuto di aver “ritrovato” altri 200mila bitcoin in un “cold wallet” elettronico. Secondo l’accusa, avrebbe in realtà falsificato il saldo del suo account portandolo a un milione di dollari. L’avvocato del manager ha negato ogni accusa rivolta al suo cliente che adesso rischia di essere condannato a un massimo di 5 anni di carcere o al pagamento fino a 500mila yen.

LA REAZIONE DELL’ACCUSATO

Il trentenne avrebbe protestato con veemenza al momento dell’arresto, dichiarando che non avrebbe firmato alcun documento senza la presenza dei suoi avvocati. Ma il giovane è nei guai anche con le autorità degli Stati Uniti, essendosi rifiutato di comparire in tribunale per dare spiegazioni sulle ragioni poco chiare del crack di Mt. Gox, che pare detenesse fino all’80% delle transazioni globali sulla divisa immateriale.

CHI È MARK KARPELES

Ma chi era Mark Karpeles prima di diventare il il re – poi decaduto – dei bitcoin? Il quotidiano Le Monde racconta che la prima apparizione televisiva di Mark ci fu nel 2007 quando Canal Plus lo intervistò per uno speciale sulla scena geek francese. In quell’occasione parlò delle sue origini e del suo carattere: «Ho molti fidanzate, sono in .jpeg o .png (formati fotografici in Internet), e anche .avi (formato video)», aveva dichiarato scherzosamente. Aveva raccontato, poi, del mondo in cui aveva sviluppato la sua passione per il web: «Mia madre fa parte del mio stesso mondo, lavora su Internet, crea server di gioco e sì… ha un’attività abbastanza geek. In sostanza, è lei mi ha fatto approcciare alla materia sin da quando avevo tre anni».

UN TALENTO DEL SETTORE IT

Grazie a Internet e al suo talento nel settore IT, Mark aveva lavorato per molto tempo gestendo autonomamente la sua attività: «Mi è capitato di trascorrere alcuni giorni al computer senza muovermi, mangiando solo cose che erano a portata di mano, e di trascorrere cinque o sei mesi senza mettere piede fuori dalla stanza», spiegava. Successivamente il ragazzo trovò un lavoro in una società di e-commerce di Parigi. A quel punto lasciò la sua stanza, ma la sua vita cambiò di poco: «sul posto di lavoro, sono su un computer tutto il giorno. E la sera stessa, torno a casa e continuo a smanettare».

LE PAROLE DI CHI LO HA CONOSCIUTO DA VICINO

Alla luce dell’affaire Mt.Gox, Xavier Sayanoff, il regista che girò quel documentario sui geek e che sa molto di lui e della sua storia resta mite nel giudicare il fallimento di Mark: «Immagino che soffra molto per questa vicenda, non è facile una tempesta di questa portata. Io però sono convinto che Mark sia un bravo ragazzo, non ha mai avuto cattive intenzioni, è stato sopraffatto dalla situazione. Lui, – spiega – in un primo momento avrà visto tutto probabilmente come un gioco, e non si è reso conto che dietro a tutto ciò c’erano persone reali».

Mark Karpeles, tutte le bizzarrie del "re dei bitcoin”

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Piero Fassino

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