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“Marino non è in grado di proseguire”. L’avviso di sfratto per il sindaco di Roma, Ignazio Marino, arriva da un articolo di Maria Teresa Meli oggi sul Corriere della Sera. Il virgolettato è il succo del pensiero del premier sul primo cittadino della Capitale. Mafia Capitale e Fogna Capitale che sia, il presidente del Consiglio ha deciso: Marino va rottamato per il bene di Roma e del Pd.

La decisione, dunque, è presa. Le modalità seguiranno. La situazione evidentemente, secondo Renzi, non è più sostenibile. L’indagine giudiziaria ha sconvolto la maggioranza che regge la città, ha intaccato pure la giunta e il sindaco di fatto sembra sempre più un marziano che a volte straparla. Come quando, nel giorno dei primi arresti compresi consiglieri comunali Pd e un suo ex assessore disse trionfalmente che quello “era un giorno di festa per Roma”. E domenica ha detto che quelli di destra devono tornare nelle fogne. Ma un sindaco non deve rappresentare tutti? Anche perché molti di quelli delle fogne (per usare il dizionario di Marino) lo hanno votato bocciando il loro ex camerata Gianni Alemanno che si era tanto distinto nella buona amministrazione da essere sconfitto da un marziano come Marino.

Le ultime sortite del chirurgo divenuto sindaco suffragano la tesi del renziano Guido Improta che si è appena dimesso da assessore dicendo (se le cronache romane sono esatte) che il sindaco ha perso la testa.

Si dirà: almeno non ha perso la faccia. È quello che fino a pochi giorni fa sosteneva il Pd nazionale: Marino baluardo della legalità, argine a Mafia Capitale e altri apprezzamenti e incoraggiamenti. Evidentemente un po’ falsi visto che ora lo si vuole sloggiare serenamente dal Campidoglio.

Forse la rottamazione di Marino è l’unica strada per il Pd e per Renzi di non affondare definitivamente e di puntare ad elezioni congiunte l’anno prossimo nelle grandi città (si voterà a Milano, Torino, Bologna e Napoli), anche se una decisione del genere non sarebbe stata ancora presa (ci sono controindicazioni secondo alcuni renziani). Eppure Marino, pur non essendo renziano, qualche caratteristica renziana l’ha coltivata (e non solo perché i due renzeggiavano felici tempo fa come testimoniano gli scatti di Umberto Pizzi). Vediamo.

Marino è sindaco di Roma perché ha vinto le primarie, strumento-principe del pensiero e dell’azione di Renzi. D’accordo, ora Il premier e segretario Pd ha avuto qualche ripensamento dopo gli ultimi risultati elettorali. Ma Renzi e la narrativa renziana senza le primarie perdono senso e appeal.

Marino non è un professionista della politica. Non è mai stato organico ai gruppi dirigenti del Pd romano. E di sicuro non ha assecondato più di altri ex sindaci o politici del Pd la Cloaca capitale che emerge dalle indagini giudiziarie.

Anzi, renzianamente, ha voluto accanto a sé una sorta di angelo custode come magistrato: se Renzi sovente utilizza il presidente dell’autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, come scudo alle critiche, Marino ha nominato il magistrato Alfonso Sabella assessore alla legalità.

E a chi rammenta che i Buzzi hanno prosperato anche con la sua amministrazione, con tanto di contributi elettorali e di incontri pre elettorali, occorre ricordare pure che lo stesso Buzzi e la controversa (ma in passato quasi santificata) cooperativa 29 giugno, ha partecipato alla cena di finanziamento organizzata da Renzi con elargizioni sia al Pd nazionale che alla fondazione renziana Open.

Ma oramai i veleni giustizialistici, impliciti nel circuito mediatico-giudiziario che fanno apparire come verità e sentenze di condanna stralci di intercettazioni telefoniche e carte da verificare, stanno squassando il Pd. Come scrive Massimo Micucci, un piddino garantista che non porta il cervello all’ammasso, le liste di proscrizione alla Fabrizio Barca sulle sezioni del Pd indicano una rotta inedita per un vero partito democratico.

Ma ormai dei partiti si può fare a meno: si nomini un tecnico come commissario, si affidino pieni poteri, soldi per il Giubileo e altro, e poi lo si candidi alle elezioni. E’ questa, pare, la direzione di marcia democrat per il prefetto Franco Gabrielli. Chissà se poi vincerà senza le bistrattate sezioni del Pd.

(QUANDO MARINO ERA SPENSIERATO. TUTTE LE FOTO DI PIZZI FRA CENE E FESTE)

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