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La storia e le tradizioni raccontano il passato, la realtà e lo scandire del tempo il presente, il progresso invece il futuro. Testimone silente delle trasformazioni, delle rivoluzioni, del sole, della pioggia, dell’amore e della morte è la strada. “La voce di un Paese è infatti quel lembo di asfalto intorno al quale gravita la vita della gente, quella stessa gente che altro non è se non il cuore pulsante di una nazione”, dice Guido Mattioni a Formiche.net.

Mattioni, giornalista e scrittore, nel suo “Conoscevo un angelo” (Ink Edizioni 2015, 14.00 euro) racconta gli Stati Uniti d’America partendo proprio dalla strada, anzi dalle strade blu, quelle secondarie, quelle decentrate in cui si respira l’odore della città, in cui si gusta il sapore autentico della sua lingua, in cui si cela il vero volto del suo quotidiano. “Non sono i luoghi centrali a regalare ai viaggiatori le mille sfaccettature di un luogo che invece cogli se sposti lo sguardo un po’ più in là. Questo è quello che ho fatto io”, racconta lo scrittore.

Un italiano che scrive di America? Sì, un italiano puro sangue che racconta l’America da italiano, un italiano in cui si concentrano la sfrontatezza di Corman McCarthy, la passione stilistica di Jack Kerouac, l’impostazione novellistica di John Steinbeck. Un mix di conoscenza e amore per la letteratura. “Ho scoperto che gli americani hanno una gran voglia di chiacchierare, basta prenderli dal lato giusto e si lasciano andare, raccontando annedoti della loro vita, della loro storia. Così ho conosciuto per davvero gli Stati Uniti”, spiega Mattioni che nella vita ha fatto il giornalista, iniziando con “il piombo” (non solo gli anni) e con Indro Montanelli come maestro al quotidiano il Giornale.

“È stato un privilegio vero lavorare con Montanelli, ricordo ancora il rumore della sua macchina da scrivere, sinfonia per le orecchie di chi gli stava intorno, come armoniosi erano i suoi pezzi. Che cosa ho imparato da lui? I segreti del mestiere e la grande umanità”.

Con stile fluido e asciutto, Mattioni assume il punto di vista del protagonista Howard Johnson figlio di piazzisti che girano l’America su una casa mobile e che conosce a menadito il sapore della precarietà e della libertà che solo le giornate trascorse sul marciapiede possono regalare. L’io narrante e quello del lettore a un certo punto si sovrappongono, tanto è semplice immedesimarsi nel racconto, tanto le esistenze che si narrano assomigliano alla nostra. Come Virgilio con Dante, anche Howard accompagna il lettore nei meandri degli States e nelle vite variopinte degli uomini e delle donne che ne creano l’identità.

Il protagonista è nato, cresciuto e invecchiato sulla strada, lì ha trovato, perso e ritrovato se stesso, lì ha conosciuto una serie infinita di persone di cui ama raccontare ogni sfumatura. Perché l’allenamento on the road fa sviluppare una sensibilità eccezionale che permette di entrare nell’anima di chi si incontra. “Sono storie per lo più inventate ma la figura di Howard esiste davvero. Lui e il suo cappello con le ali (da qui il titolo “Conoscevo un angelo”, ndr) li ho incontrati sul serio in uno dei miei tanti viaggi negli Stati Uniti in cui spesso mi perdevo per i viottoli periferici in cui ho conosciuti tanti, tantissimi americani e attraverso i loro occhi ho visto la faccia sporca del paese, la più vera”, spiega ancora Mattioni.

Per lavoro infatti il giornalista si è recato spesso Oltreoceano, sviluppando così una padronanza del luogo che oggi sente un po’ come casa sua. “L’America l’ho battuta in lungo e in largo, la conosco bene, forse meglio dell’Italia”. Per certi versi infatti è stata il trampolino di lancio del giornalista che è e dello scrittore che è diventato. Lo spartiacque tra i due mestieri è stata la sua stessa vita che lo ha segnato e accompagnato lungo la via del cambiamento, umano e professionale. “Un evento drammatico, la morte della mia prima moglie, mi ha permesso di ripartire dalle cose che amo di più, i libri e la scrittura. Oggi sono sposato con una donna meravigliosa e faccio quello che mi piace grazie a un editore che mi ha dato fiducia, a differenza di tanti altri”.

Gli Usa fanno da sfondo a tutti e tre i libri del Mattioni scrittore. Il romanzo d’esordio “Ascoltavo le maree” del 2013, autobiografico e intimista, è ambientato a Savannah (un piccolo centro in Georgia, di cui lo scrittore è cittadino onorario) e “Soltanto il cielo non ha confini” del 2014, racconto-documentario, si sviluppa al confine tra il Messico e il Texas. A completare la trilogia, alla quale l’editore indipendente Francesco Bogliari ha deciso di dare fiducia, è arrivato “Conoscevo un angelo” che chiude questo primo ciclo testimoniando il legame viscerale che unisce Mattioni al Nuovo Continente. “Voglio continuare a scrivere, ho già in mente qualcosa che ambienterò in Friuli, mia terra natia, e qualcos’altro a cui farà da sfondo la Sicilia, una regione a cui sono molto affezionato”.

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“Conoscevo un angelo”. Gli Stati Uniti d’America raccontati da Guido Mattioni

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