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“Italia e India sono Paesi legati da una crescente e solida amicizia, partner reciprocamente strategici. L’obiettivo è quello di avere più India in Italia e più Italia in India, anche attraverso il corridoio Imec che lega i nostri due Paesi attraverso Asia, Medio Oriente ed Africa. Con i nostri governi rafforzeremo l’impegno per arrivare alla pace in Ucraina e in Medio Oriente”, così il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani saluta il suo incontro con il leader indiano, Narendra Modi.

È la terza missione in India di Tajani in poco più di un anno, e conferma il salto di qualità che sta caratterizzando la relazione bilaterale. L’Italia punta ormai a un partenariato strategico capace di integrare dimensioni geopolitiche, tecnologiche, infrastrutturali e commerciali. Il viaggio si colloca inoltre a ridosso dell’incontro tra Modi e Vladimir Putin, un passaggio emblematico della volontà di New Delhi di mantenere una postura strategicamente autonoma rispetto alle principali potenze globali.

Nella sua riflessione sul Sole 24 Ore, Tajani presenta l’India come il naturale interlocutore dell’Italia: la democrazia più popolosa al mondo, un Paese da 1,4 miliardi di abitanti con un tasso di crescita vicino al 7% annuo e un ecosistema tecnologico in espansione. Al leader indiano, sottolinea, “porterò i saluti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con la quale Modi intrattiene un rapporto personale particolarmente stretto e proficuo”. Il messaggio politico che accompagnerà la missione sarà improntato all’apertura al dialogo, con l’obiettivo di favorire una pace giusta e duratura, tanto in Ucraina quanto nel Medio Oriente allargato, una regione che Tajani considera centrale per gli interessi condivisi tra Roma e New Delhi. In questo quadro, un ruolo rilevante è attribuito a Imec, il corridoio economico-logistico che collega Mediterraneo, Golfo e India e sul quale l’Italia intende esercitare un impegno determinante.

Proprio Imec offre a Tajani l’occasione per legare il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo alla crescente proiezione verso l’Indo-Pacifico, definito ormai sempre più spesso “Indo-Mediterraneo”. Trieste e l’Adriatico assumono una funzione chiave in questa visione, tanto che il capoluogo friulano ospiterà un vertice ministeriale dedicato a Imec il prossimo marzo, come annunciato dall’Inviato Speciale Francesco Maria Talò durante l’Indo-Mediterranean Business Forum di Trieste. A questo asse si aggiungono i collegamenti con Balcani e Nord Africa e l’infrastruttura digitale rappresentata dal cavo sottomarino Blue & Raman, destinato ad accelerare i flussi di dati tra Genova e Mumbai. L’obiettivo di fondo è consolidare la posizione dell’Italia come hub europeo in un contesto globale segnato dalla competizione sulle catene del valore.

Il terreno economico si intreccia con questi sviluppi. Proprio nel giorno in cui la cucina italiana è stata inserita tra i patrimoni immateriali dell’Unesco, Tajani ricorda come l’enogastronomia figuri tra i comparti più dinamici della cooperazione bilaterale, al punto che il Vinitaly India Roadshow tornerà a Mumbai anche il prossimo anno. In India operano già oltre settecento imprese italiane e l’obiettivo dichiarato è portare l’interscambio commerciale da 14 a 20 miliardi di euro. Per sostenere questa espansione, il “Sistema Italia” mette a disposizione una linea di credito da 500 milioni, garanzie per oltre 2 miliardi sui prestiti destinati ai compratori indiani di beni italiani e piattaforme digitali pensate per favorire il contatto diretto tra operatori economici. Parallelamente, cresce l’interesse per attrarre investimenti indiani in Italia, soprattutto nei settori dell’energia, dei data center, dell’hospitality, della manifattura avanzata, della mobilità, della difesa e dello spazio.

Il cuore della missione rimane tuttavia la collaborazione tecnologica. Tajani individua nell’India un potenziale leader globale nel campo dell’high-tech, forte di 900 milioni di utenti di pagamenti digitali, dei 417 brevetti registrati quest’anno dall’IIT Madras e dell’istituzione di un fondo nazionale per la ricerca e sviluppo da 10 miliardi di dollari. È in questo contesto che annuncia la creazione di un centro italiano per l’innovazione in India, concepito per mettere in rete startup, grandi imprese tecnologiche, università e centri di ricerca. Le aree prioritarie individuate spaziano dall’intelligenza artificiale al quantum, dalle biotecnologie ai materiali avanzati, fino ai settori spaziale e cyber.

La dimensione culturale completa il quadro della missione. A Delhi sarà inaugurata la mostra Storie condivise, dedicata alla lunga storia di scambi tra Italia e India nello spazio indo-mediterraneo. L’iniziativa intende comunicare un messaggio simbolico: l’idea di Imec, nella sua logica di connessione tra mondi, avrebbe radici che risalgono già all’epoca dell’imperatore Augusto. L’Italia, da parte sua, mira anche a mettere a disposizione la propria esperienza nella valorizzazione del patrimonio culturale e nella progettazione di nuovi musei.

A tenere insieme questi piani politici, economici, tecnologici e culturali è una formula che Tajani usa per sintetizzare la visione complessiva: “Più Italia in India e più India in Italia”. Il partenariato bilaterale viene così configurato come una leva per promuovere pace, prosperità condivisa e innovazione, oltre a rappresentare uno dei cardini della postura internazionale dell’Italia tra Europa, Indo-Pacifico e Medio Oriente allargato.

(Foto: X, @antonio_tajani)

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