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Il colosso a stelle e strisce General Electric (Ge) sta mettendo a punto “un nuovo motore a turboelica per aerei che potrebbe essere realizzato in Italia e impiegato come propulsore del nuovo drone di Piaggio Aero, il P.1HH «Hammerhead»”.

A scriverlo oggi sul Sole 24 Ore è il giornalista Gianni Dragoni, che ieri a Palazzo Rospigliosi, a Roma, ha moderato una conferenza su sviluppo e innovazione tecnologica realizzata dall’Istituto Affari Internazionali in collaborazione con Avio Aero, controllata del gruppo americano.

(CHI C’ERA ALLA CONFERENZA. TUTTE LE FOTO DI PIZZI)

LA PARTECIPAZIONE DI FINMECCANICA

La notizia di un possibile accordo è giunta proprio dal palco dell’evento, dal quale il generale Carlo Magrassi, consigliere militare della presidenza del Consiglio, ha spiegato come il progetto possa anche “creare collaborazione” tra l’impresa statunitense (dal cuore italiano) e Finmeccanica. Al velivolo, ricorda Dragoni, collaborano infatti anche aziende sotto l’ombrello di Piazza Monte Grappa come Selex Es e Alenia Aermacchi.

DECISIONE DA PRENDERE

Sempre ieri, l’ad di Avio Aero, Riccardo Procacci, ha puntualizzato che tuttavia non ci sono accordi con Piaggio e che per il momento si tratta solo di un interessamento per “una possibile applicazione” del suo “nuovo motore” nel velivolo dell’impresa ligure.
D’altronde “Ge deve ancora decidere dove costruire il motore, potrebbe farlo in Italia con Avio Aero in alternativa agli Stati Uniti, al Brasile o ad altri Paesi europei”, si legge ancora nell’articolo.

(CHI C’ERA ALLA CONFERENZA. TUTTE LE FOTO DI PIZZI)

LE TURBINE DI AVIO AERO

Così facendo, General Electric rafforzerebbe ancor di più la propria presenza in Italia. Solo poco tempo fa, lo stabilimento di Brindisi della controllata è stato scelto dal colosso Usa come uno dei più importanti centri mondiali per la revisione e manutenzione delle turbine classe LM, impiegate sia nella propulsione navale sia in campo industriale. Avio Aero (che partecipa anche alle commesse della nuova Legge navale) è impegnata da anni nella realizzazione di componenti per le turbine LM2500, installate a bordo di unità navali come le fregate Fremm o le navi Cavour e Orizzonte della Marina militare italiana. Dai prossimi mesi lo stabilimento pugliese si occuperà anche delle attività di revisione e manutenzione delle turbine LM6000, utilizzate in campo industriale, ad esempio, per la generazione di energia elettrica o sulle piattaforme di estrazione petrolio e che sono sempre più diffuse anche nel settore marino, già montate a bordo di circa 20 unità navali. Le turbine LM6000 sono basate sulla stessa architettura delle LM2500 e derivano tecnologicamente dallo stesso motore aereo, il CF6, che vola sul Boeing 747 e vanta un’altissima affidabilità e oltre 20 milioni di ore di volo.

LA BENEDIZIONE DI PALAZZO CHIGI

Se alla fine l’intesa ipotizzata ieri avvenisse, sarebbe comunque un’ipotesi “benedetta” da Palazzo Chigi, per le sue implicazioni trasversali che grazie a un impiego duale dell’aereo vanno ben oltre il tradizionale perimetro della difesa.
C’è un però. Da un lato la disponibilità di finanziamenti è fondamentale per attirare nuovi investimenti, come quelli di Ge (che sta già onorando l’impegno a investire un miliardo di euro in 5 anni in Avio Aero, dichiarato dopo aver acquistato l’azienda italiana). Dall’altro, l’interesse per il velivolo con equipaggiamento armato, spiega il quotidiano confindustriale, viene “soprattutto dagli Emirati Arabi Uniti, dove ha sede Mubadala, che ha acquisito il 98,05% di Piaggio. Abu Dhabi vorrebbe che l’«Hammerhead» ottenesse prima un contratto di lancio del cliente nazionale, l’Aeronautica militare italiana. Questa ha dichiarato l’interesse per sei macchine, ma non ha i soldi”.

L’UTILIZZO DUALE

Ed è questo il nodo decisivo da sciogliere, nel quale potrebbe essere decisivo il ruolo di Palazzo Chigi, conscio che intorno al drone Piaggio si svolga una parte rilevante della partita strategica e industriale sui velivoli armati senza pilota nel Vecchio Continente.
“Se si va sull’impiego duale dell’aereo, militare e civile – ha spiegato infatti Magrassi – si potrebbero unire i dieci ministeri interessati a utilizzare i dati dal velivolo, dall’Ambiente all’Agricoltura alle Infrastrutture ecc. Se ognuno paga solo le ore di volo che gli servono si potrebbe trovare la risposta a Ge. La Difesa – ha detto Magrassi – non ce la fa più, non ha le risorse”.

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Finmeccanica e Avio Aero, tutte le intese in corso benedette da Renzi

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