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Cosa leggere mentre si avvicina il 2 giugno? Dopo essere stati inondati da libri, film e serie televisive sul centenario della Grande Guerra, vale la pena di andare a qualcosa che sia al tempo stesso ‘patriottico’ ed ‘internazionale’, un binomio che non sempre si coniuga bene. Un volume di circa 500 pagine di Paolo Petronio (Gli Inni Nazionali, Zecchini Editore, 2015, e 25) soddisfa queste esigenze.

Petronio non è giovanissimo dato che da circa cinquanta anni si dedica alla ricerca musicologica. E’ forse il maggior esperto di un compositore spesso eseguito all’estero ma obliato (sembra) in Italia, Alfredo Catalani. E’ anche un esperto come pochi della musica lirica slovena; ha dedicato studi e libri a Viktor Parma ed a Antonio Smareglia. La sua incursione negli ‘inni nazionali’ nasce nel 1971, un lavoro di lunga data ed unico al mondo. Da una ricerca certosina, esce, però, un libro molto divertente non solo perché gli autori dei testi e dalla musica di quelli che diventarono ‘inni nazionali’ hanno vite e vicende curiose ma anche perché il volume non solamente ha una parte musicologica molto puntuale ma è colmo di aneddoti.

In primo luogo, gli Stati che fanno parte delle Nazioni Unite sono 1999 ma gli ‘inni nazionali’ oggi riconosciuti tali sono 193. La differenza risiede del fatto che alcuni Paesi, di solito ex dipendenze coloniali, condividono il medesimo inno. In secondo luogo, l’inno più antico spetta al Giappone che già nel non secolo dopo Cristo aveva adottato una melodia di omaggio all’imperatore, ma il primato andò perduto a ragione dell’ermetica chiusura dell’Impero sino all’arrivo delle cannoniere americane a fine Ottocento. Il più antico ‘inno’ è europeo, ma creato in Olanda venne eseguito regolarmente per trecento cinquanta anni prima di essere ‘ufficializzato’ nel 1932. In terzo luogo, grandi compositori, come Mozart, Haydn, Gounod (per la Santa Sede), Nordrask, Pacini (per la Finlandia), Pacius, Jenko, Erkel, De Silva, e tanti altri dedicarono le loro forze alla composizione di ‘inni nazionali’.

Alcuni quasi per caso: l’’inno nazionale’ della Mauritania, ad esempio, è stato composto da Tolia Nikiprowetky, proveniente da una famiglia di origine polacca, giunta ad Odessa ai tempi della rivoluzione sovietica, da cui scappò per insediarsi a Marsiglia, prima, e, poi, in Marocco dove divenne l’animatore dei programmi musicali della radio nazionale ; al momento dell’indipendenza, la Mauritania, i cui leader ascoltavano i programmi radiofonici del Marocco, gli commissionò l’inno nazionale. E ‘inno nazionale somalo? Composto da Giuseppe Blanc (ufficiale degli alpini ed autore di operette), che per qualche tempo era stanziato nel Mar Rosso (dove la neve non si è vista mai), l’inno’ è stato in vigore dal 1960 alla rivoluzione (e collasso del Paese) nel 2000.

In breve c’è tanto da leggere, da imparare e da divertirsi.

Aspettando il 2 giugno, 193 inni nazionali per 199 Stati

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