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Come spesso accade, le battute estemporanee rivelano molto più delle dichiarazioni rilasciate nell’ambito dei protocolli felpati. Così, per illustrare al meglio i risultati del lungo colloquio privato avvenuto ieri mattina in Vaticano tra il Papa e Raul Castro, basta e avanza quanto il leader cubano ha affermato al termine dell’incontro con Matteo Renzi: “Leggo tutti i discorsi del Santo Padre, se continuerà a parlare così anche io – che sono comunista – tornerò alla Chiesa cattolica. E non lo dico per scherzo”.

IL RUOLO DEL VATICANO NEL DISGELO

Il Papa è il trait d’union tra L’Avana e Washington, la personalità che ha facilitato il primo passo verso una piena ripresa delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti, congelate da più di mezzo secolo. Non lo nega nessuno, né tra i due protagonisti né in Vaticano. Entrambi i presidenti, Barack Obama da una parte e Raul Castro dall’altra, avevano d’altronde pubblicamente ringraziato Francesco per la sua intermediazione durante i difficili negoziati segreti. E la Segreteria di Stato, sempre il 17 dicembre scorso, esprimendo “vivo compiacimento per la storica decisione”, confermava che “nel corso degli ultimi mesi  il Santo Padre Francesco ha scritto al Presidente della Repubblica di Cuba, S.E. il Sig. Raúl Castro, ed al Presidente degli Stati Uniti, S.E. il Sig. Barack H. Obama, per invitarli a risolvere questioni umanitarie d’interesse comune, tra le quali la situazione di alcuni detenuti, al fine di avviare una nuova fase nei rapporti tra le due Parti”. Inoltre, si aggiungeva, “la Santa Sede, accogliendo in Vaticano, nello scorso mese di ottobre, le Delegazioni dei due Paesi, ha inteso offrire i suoi buoni offici per favorire un dialogo costruttivo su temi delicati, dal quale sono scaturite soluzioni soddisfacenti per entrambe le Parti”. Un appoggio che, si metteva nero su bianco già allora, sarebbe continuato.

TAPPA ALL’AVANA CON CONNOTAZIONE “PRETTAMENTE PASTORALE”

A conferma di ciò va letta la decisione di Bergoglio di fare tappa sull’isola caraibica prima di recarsi negli Stati Uniti, il prossimo settembre. “Per espresso desiderio di Papa Francesco saranno due giorni pieni e (la visita, ndr) avrà come tutti i suoi viaggi una connotazione prettamente pastorale, ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera mons. Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di stato.

“VISITA COME FUORI PROGRAMMA”

Si è trattato di “un fuori programma” per il Papa, ha chiarito mons. Becciu. Il vis à vis con il Papa è stato cordiale, e Francesco è stato ringraziato proprio “per il ruolo attivo da lui svolto in favore del miglioramento delle relazioni fra Cuba e gli Stati Uniti d’America”, si legge nella Nota informativa divulgata dal direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi.

L’APERTURA DEL SISTEMA POLITICO CUBANO

Di incontro straordinario ha scritto, sulla Stampa, Mimmo Càndito: “Le due mani che stamani (ieri, ndr) Papa Francesco e Raul Castro si sono stretti in un saluto apparentemente formale, in realtà portano uno straordinario valore simbolico: segnano un passaggio della storia, sancendo solennemente l’apertura del sistema politico cubano”. Il fatto è, ha aggiunto Càndito, che il “programma di assoluta impermeabilità” portato avanti dal Partito comunista “ha dovuto riconoscere che il distacco della società cubana dal regime si andava approfondendo, congiuntamente con una crisi economica senza prospettive di soluzione”. E allora, “era necessario ritrovare un legame che si stava erodendo molto pericolosamente, inventarsi un interlocutore credibile per i sentimenti popolari”. La Chiesa cattolica, “un non partito” e però “una istituzione di intermediazione presente nel corpo è parsa una soluzione viabile per rafforzare il gattopardismo di un regime in crisi”. 

IL NODO DELL’EMBARGO

“Il grande nodo è rappresentato che coinvolge i rapporti finanziari, commerciali e culturali”, scrive sulla Stampa Andrea Tornielli: “Non si deve però dimenticare che la cancellazione delle misure restrittive dovrà essere approvata dal Congresso e non è scontato che la linea sostenuta da Obama trovi i necessari consensi”. La fine dell’embargo, aggiunge il responsabile di Vatican Insider, “significherà però anche la fine per il governo dell’Avana della possibilità di usare le restrizioni commerciali come pretesto per le politiche di controllo sulla popolazione”.

VATICANO “CROCEVIA DI INTERESSE INTERNAZIONALE”

Osserva lo storico Andrea Riccardi sul Corriere della Sera che “ormai il Vaticano è tornato a essere un crocevia d’interesse internazionale. Si diceva che Bergoglio, Papa pastorale, non fosse portato alla diplomazia. Invece, si moltiplicano incontri e iniziative, come questa tra Stati Uniti e Cuba. Il Papa è aiutato dalla Segreteria di Stato, guidata da un negoziatore provato, il cardinale Parolin, con un ministro degli Esteri anglosassone, monsignor Gallagher, alieno dai formalismi dell’ufficio, ma anche con un conoscitore di Cuba, il sostituto Becciu, già nunzio nell’isola”. Il Papa latino-americano, aggiunge lo storico, “non vuole una Chiesa schiacciata sull’occidente. Continua la grande politica di Giovanni XXIII e Paolo VI durante la Guerra fredda. Ma, da allora, tanto è cambiato”.

Cosa farà ancora Papa Francesco per aprire Cuba al mondo

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