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In questi giorni si discute della riforma della scuola del governo Renzi. Il Governo ha cambiato idea circa l’iter della riforma: non più per decreto, ma come vero disegno di legge. Si allungano quindi i tempi per la sua discussione e approvazione.

Uno dei temi più scottanti è comunque quello relativo al trattamento della scuola pubblica versus scuola privata. Di seguito voglio citare una parte dell’Art.33 della nostra Costituzione:

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

Qualcuno deve spiegarmi per quale motivo, a fronte di edifici pubblici fatiscenti, classi pollaio, offerta formativa sempre più oppressa e umiliata, stipendi sempre meno competitivi, la discussione torna, ancora, sul concedere sgravi fiscali alle famiglie che decidono di mandare i figli in istituti privati o addirittura su finanziamenti diretti. Lo Stato deve impiegare le risorse pubbliche per le proprie strutture: la Costituzione garantisce il diritto di istituire enti di formazione privata, ma senza oneri per lo Stato. Non mi sembra difficile da capire.

Aggiungo che è vero, manca in Italia una rete di asili pubblici. Ma la sociologia Chiara Saraceno, tra le altre, sono anni che rimprovera allo Stato e ai vari governi, di destra e sinistra, la totale assenza di questo importante pezzo di welfare. Perché lo Stato non ha investito e non lo fa oggi, in questo progetto? Più asili pubblici che aiutano, è provato ormai, le madri-lavoratrici. Laddove il pubblico manca, non si può attendere, passivamente, che un privato si ingegni al posto dello Stato. Lo Stato deve intervenire per colmare questi vuoti, offrendo servizi standardizzati tra nord e sud, concedere prezzi accessibili a tutte le famiglie, specialmente a quelle con bassi redditi e non distribuire risorse a istituti privati.

La buona scuola, per uno Stato, è la scuola pubblica. Resa efficiente, migliorata e sponsorizzata. Chi vuole invece usufruire di servizi privati, libero di farlo, ma non venga a chiedere alla Collettività di sostenere i costi.

La buona scuola sia quella pubblica

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