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Una finanza responsabile e un responsabile uso del denaro sono incompatibili con gli obiettivi dei singoli Stati e della finanza internazionale non regolata. L’appello della Santa Sede, lanciato dal Cardinale Pietro Parolin ieri pomeriggio nell’incontro promosso da Limes a Palazzo Maffei Marescotti, nel centro di Roma, è tanto nitido quanto sconsolato: richiamare con perseveranza il servizio alla dignità dell’essere umano, e far sì che la finanza si metta direttamente al servizio dei più deboli e dei più bisognosi, e non soltanto dei più forti e dei più ricchi.

LA CONDANNA DELLA FINANZA SENZA REGOLE

“La finanza non può essere sregolata” ma deve operare per la creazione di posti di lavoro e per soddisfare le “necessità delle famiglie”, oltre a incoraggiare “la libera ed efficace partecipazione dei poveri alla costruzione della propria dignità economica”, ha detto il Cardinale nel corso della tavola rotonda. Per Parolin occorre infatti “rinforzare la fiducia tra i popoli”, promuovere la “responsabilità etica degli istituti finanziari” e condannare “guerre, superbie e nazionalismi, anche nelle loro versioni finanziarie”. Deve poi esserci un “rapporto ragionevole tra crediti e beni”, e bisogna fare in modo che una parte di questi arrivi direttamente a supporto dell’economia reale, cioè “al lavoro e ai poveri”, visto che i grandi capitali finanziano soltanto “i poteri già stabiliti” e le “attività più redditizie”, creando un circuito maligno dove “impero e finanza si alimentano a vicenda”.

IL CARDINALE E LO IOR

Il Cardinale ha in seguito toccato il tema dello Ior, l’Istituto per le opere religiose: “lo Ior è necessario alle opere pontificie, e vale appena lo 0,1 per cento del sistema bancario italiano”, pari cioè “a un istituto bancario piccolo”; per cui paragonarlo alle banche nazionali “sarebbe come paragonare le guardie svizzere armate all’esercito di un altro Stato”. Lo Ior, ha continuato Parolin, “non è mai stata una banca vera e propria né tanto meno una banca centrale”.

UNA CHIAMATA ALLA RESPONSABILITÀ

Quella del Cardinale perciò si delinea a tutti gli effetti come “una chiamata alla responsabilità”, ad una “libertà non arbitraria ma che sia capace di servire il bene comune, che cioè si sforzi di amplificare e rendere accessibili a tutti la moltiplicazione dei beni che avviene per mezzo del capitale”. Parolin ha ricordato che dal punto di vista della Chiesa “la politica è la forma più alta di carità”, e per superare le problematiche di cui si è parlato la ricetta è quella di “aprirsi al mistero della trascendenza per riuscire ad attuare un superamento della dicotomia tra interesse sociale e logiche di produzione”. Per raggiungere questo obiettivo bisogna fare in modo che l’economia venga “promossa da persone che hanno nel cuore e nella mente soltanto il bene comune”. Un’altra possibile soluzione è quella di “promuovere forme cooperative di produzione”, verso “un’economia cooperativa dove non comanda il capitale sull’uomo ma l’uomo sul capitale”. Un richiamo è stato fatto anche alla necessità di “combattere il finanziamento al terrorismo”.

L’APPELLO DEL PRESIDENTE DEL SENATO PIETRO GRASSO

All’incontro erano presenti anche il direttore di Limes Lucio Caracciolo e il presidente del Senato Pietro Grasso. Quest’ultimo ha aperto la seduta con un lungo e coinvolgente discorso dove ha toccato diversi temi di grande valore. Tra i quali, il fatto che “l’attuale modello di economia di mercato proiettato su scala globale” ha promosso la realizzazione di “una società del benessere in ristrette aree del mondo”, mentre in altre “ha  aggravato la povertà“, creando “diseguaglianze” ed “emarginazione”: i“vizi individuali” infatti per Grasso “sono diventati vizi geopolitici”. In seguito ha citato le parole di Papa Francesco, e in particolare la sua denuncia verso “le contraddizioni dell’economia” in contrasto con i “principi democratici di eguaglianza sostanziale e solidarietà”, valori che per il presidente del Senato “trascendono i confini degli Stati”: anche per queste ragioni ha ricordato la “sintonia significativa e feconda fra codice simbolico della religione e quello della democrazia”, due sfere che “si affiancano e si sovrappongono”.

I VALORI DELL’EUROPA E IL SUO FUTURO

Un accenno è stato fatto anche alla debolezza della politica europea, dove il potere delle tradizionali “assemblee legislative” è stato “svuotato” in favore di organismi macro-economici e “sedi decisionali prevalentemente tecniche”: mentre l’identità costituzionale della Repubblica italiana “si ispira ai principi della Dottrina sociale della Chiesa”, e lo stesso vale per l’Europa, “che affonda buona parte del proprio patrimonio di valori nella tradizione giudaico-cristiana”. Anche se oggi l’Europa è “terreno di scontro”, e le “manovre oscure della finanza speculativa globale, le crisi dei debiti pubblici, la mobilità dei cambi, l’insufficienza dei controlli sui movimenti internazionali di capitali si riflettono pericolosamente sul futuro dell’Unione europea”.

IL RITORNO ALL’ECONOMIA REALE COME SFIDA A FAVORE DEI DEBOLI

Dopo aver menzionato il fatto che oggi “secondo stime dell’Onu 35 milioni di persone vivono in situazioni di lavoro forzato, di schiavitù, di dipendenza fisica e psicologica da altri uomini che li sfruttano”, il presidente del Senato ha rimarcato che la sfida fondamentale è “il ritorno all’economia reale”, alla riaffermazione del pubblico “rispetto ad imprese di carattere strategico”, e alla lotta “all’immaterialità e all’anonimato della finanza globale”, che crea “insicurezza” ed è “immune da responsabilità” oltre che “contraria alla coscienza umana”. Alla finanza globale “bisogna rispondere con la politica globale”, ha detto infine Grasso, e la sfida suprema è “fissare codici di comportamento universalmente validi, che ruotino intorno ai diritti dell’individuo”.

Le lezioni di Parolin e Grasso su finanza e corruzione

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