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Grazie all’autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo l’articolo di Marco Bertoncini apparso su Italia oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi.

L’affare Incalza è arrivato in perfetta coincidenza con la discussione di provvedimenti che in qualche maniera toccano la corruzione o investono collegati temi di giustizia. La soluzione proposta, che conoscerà adesso un inatteso rilancio dallo scandalo, è semplice: inasprire le pene. Non v’è dubbio che essa sia molto popolare, perché il giustizialismo è diffuso e la gente è motivatamente indignata per fenomeni che giudica, da tangentopoli in poi, tanto gravi quanto persistenti. A favore dell’inasprimento sono i grillini, i quali anzi vorrebbero aggravare le proposte governative; però anche vasta parte dei democratici è così schierata. Ovviamente chi si oppone appare o viene dipinto come inquadrato nella parte dei corruttori, dei tangentari, dei delinquenti in genere.

LE PAROLE DI NORDIO

Il male, invece, è ben altro: sta nelle leggi. Per meglio dire, nella loro molteplicità, sovrapposizione, confusione, indecifrabilità, oscurità. Il procuratore veneziano Carlo Nordio, attento osservatore della giustizia, lo ripete con coerenza e tenacia: occorre «ridurre e semplificare il nostro assurdo sistema normativo, vera fonte di corruzione»; bisogna «sciogliere il guazzabuglio normativo attraverso il quale il pubblico ufficiale ha una discrezionalità assoluta»; «la confusione normativa rende l’uomo ladro» (le affermazioni sono tratte dalla puntuale intervista a ItaliaOggi, 18 febbr.: «Leggi confuse producono tangenti»). Troppe leggi, troppo caos, troppa discrezionalità.

I NUMERI

Basterebbe guardare che ne è del codice degli appalti. In vigore del 2006, risulta modificato 563 volte: contiene 273 articoli, 1.560 commi, 148 rinvii. Il regolamento di attuazione è ricco di 358 articoli, con 1.392 commi. Vi aggiungano regolamenti regionali. Come può essere rispettato, se ne è impossibile perfino la conoscibilità? Sull’applicazione del codice risultano rivolte oltre 6.100 domande alle autorità di vigilanza e più di 3.000 alle sezioni regionali della Corte dei conti.

LA VALUTAZIONE DI SQUITIERI

Chiarissimo resta il giudizio emesso proprio dal presidente della magistratura contabile, Raffaele Squitieri: «L’eccesso di legislazione ha fatto sì che nei gangli del sistema si inserisca la corruzione». Va da sé che rimane sempre valido (lo citano anche, e frequentemente, sia Nordio sia Squitieri) l’ammonimento di Tacito sulla corruzione diffusa in uno Stato che trabocchi di leggi. Peccato che governo e Parlamento facciano poi a gara per peggiorare i garbugli e credano di cavarsela inasprendo le pene.

Ercole Incalza

Ercole Incalza, grandi opere e troppe leggi

Grazie all'autorizzazione del gruppo Class editori pubblichiamo l'articolo di Marco Bertoncini apparso su Italia oggi, il quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi. L'affare Incalza è arrivato in perfetta coincidenza con la discussione di provvedimenti che in qualche maniera toccano la corruzione o investono collegati temi di giustizia. La soluzione proposta, che conoscerà adesso un inatteso rilancio dallo scandalo, è semplice: inasprire…

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