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È terminato in Belgio il processo al gruppo terrorista islamista “Sharia4Belgium”, iniziato ad Anversa il 29 settembre, che ha visto come protagonisti 46 indagati.

Faoud Belkacem, trentaduenne, leader, ideologo, predicatore, ispiratore del gruppo, è stato condannato dal Tribunale di Anversa a 12 anni di carcere con l’accusa di aver creato e guidato l’organizzazione di ispirazione salafita, considerata la principale fonte locale di rifornimento per i combattenti jihadisti in Siria. Il gruppo è stato considerato un’organizzazione terroristica.

L’indagine era iniziata nel febbraio 2012 e continuata ad aprile 2013 con decine di perquisizioni e arresti tra Anversa, Bruxelles, Boom, Vilvoorde, Schaerbeek e Charleroi.

La Corte ha anche detto di non voler sospendere il procedimento contro gli imputati che si suppone siano morti, come richiesto invece dalla difesa. Il giudice ha infatti spiegato che non c’erano prove evidenti sulla loro fine e ha ricordato che spesso i combattenti jihadisti simulano la morte per sfuggire alle accuse.

Il palazzo di giustizia di Anversa, dove è stata eseguita la sentenza, è costantemente monitorato da un elicottero delle polizia; agenti in assetto da combattimento sono intorno all’edificio, che ha stretto protocolli di controllo per l’accesso (metal detector, doppie identificazioni, un ingresso è stato riservato esclusivamente ai giornalisti, previo accredito).

Si temono ritorsioni.

La diffusione delle istanze jihadiste in Belgio è una questione storica, rinvigorita dalla situazione siriana. Secondo uno studio pubblicato dall’inglese International Centre for the Study of Radicalisation, il Belgio è il paese europeo con più alta percentuale di jihadisti partiti in Siria, rispetto alla popolazione totale. In base ai dati forniti dal ricercatore belga Pieter Van Ostaeyen, sarebbero circa 400 ─ quaranta finora sono quelli rimasti uccisi. La settimana successiva agli attentati parigini alla redazione del giornale Charlie Hebdo, le forze di sicurezza belghe avevano avviato un’altra grossa operazione antiterrorismo, che aveva portato all’arresto di una ventina di persone ─ che avrebbero avuto contatti con gli attentatori parigini. 

Alcuni dei componenti di “Sharia4Belgium” avevano combattuto in Siria, come Remy Nemmouché, killer solitario del museo ebraico di Bruxelles, che a fine maggio aveva ucciso quattro persone a sangue freddo: una vicenda che aveva fatto aprire gli occhi all’Europa sui rischi del “terrorismo di ritorno”.

Il testimone centrale del processo di Anversa, si chiama Jejoen Bontinck, condannato adesso 40 mesi. Aveva venti anni quando andò a combattere in Siria. Bontinck confidò ai compagni che voleva tornare, e per questo fu imprigionato – e torturato – ad Aleppo. Uno dei pentiti di al Baghdadi (della sua storia se n’era parlato già su Formiche).

Nel periodo in cui fu rinchiuso, conobbe James Foley (l’americano fu il primo occidentale ad essere decapitato e filmato dall’IS) e John Cantlie (il reporter inglese rapito protagonista dei video tutorial sul “com’è fatto il Califfato”). Ebbe pure contatti con al-Maghribi, un marocchino di passaporto olandese, che è tra i massimi leader dell’IS e che ha accesso diretto al Califfo.

Jejoen Bontinck, liberato sulla promessa di contattare (per ricattare) le famiglie dei due ostaggi occidentali che erano con lui in cella, è stato molto importante per i magistrati di Anversa, per questo ha avuto una pena più dolce. Come lui, altri elementi del gruppo hanno scelto di collaborare, molti spinti dal pentimento davanti a quello che hanno visto in Siria.

Se fosse successa adesso, la loro storia sarebbe finita con la morte prima del rientro in Belgio. Ultimamente, infatti, i controlli dell’IS su possibili “pentiti” sono diventati molto ferrei: i traditori (o anche solo i sospettati), inutile dirlo, vengono uccisi.

@danemblog

 

Terminato il processo contro "Sharia4Belgium"

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